Simenon e i racconti sull’Agenzia O. La fioraia di Deauville

Scritti nel giugno 1938, pubblicati in fascicolo nel ’41 e in volume due anni più tardi, ecco altri quattro racconti sulle indagini dell’Agenzia O., al solito tradotti da Marina Di Leo.

La struttura dell’Agenzia parigina è perfettamente riassunta in pochi tratti all’inizio del primo racconto, «Le trois bateaux de la calanque».
“Una squadra piuttosto ridotta, ma perfettamente coesa. Innanzitutto c’era Torrence, ex ispettore della Polizia giudiziaria ed ex braccio destro del commissario Maigret, che ufficialmente ne era il capo. Sotto di lui, ora nei panni di fotografo, ora in quelli di impiegato, Émile, un giovanotto magro, con i capelli rossi, che era il vero cervello dell’agenzia. Infine Barbet, borseggiatore pentito, una sorta di unità mobile che si occupava dei pedinamenti e non ci pensava due volte a ispezionare le tasche dei pedinati. Quanto alla signorina Berthe, la segretaria, di stanza negli uffici di Cité Bergère, il suo ruolo era abbastanza secondario perché faceva da collegamento tra loro quando tutti e tre erano in giro”

Da Deauville, Torrence ha chiesto aiuto, ed Émile accorre. “E ora, in pieno agosto, abbandonava la torrida costa mediterranea per l’aria deliziosamente tersa della Manica. Aveva dormito benissimo. Al risveglio era stato accolto da un solicello inebriante come champagne”.

Sono avvenuti due omicidi: una fioraia e l’usciere del Grand Hotel Royal. Torrence doveva solo sorvegliare Norma Davidson, ventiduenne moglie del cinquantenne miliardario Oswald, che in quel momento opera al Cairo. All’Agenzia O. si era chiesto di evitare gli “scandali troppo clamorosi” (Oswald sa che la moglie sperpera il suo denaro al gioco e con i gioielli, e che è circondata di ammiratori). «La fleuriste de Deauville» ruota intorno ai due delitti: la fioraia è stata uccisa sui gradini del casinò con la pistola di Norma, l’usciere del Grand Hotel nella sua stanza con un altro colpo al cuore, ma stringe fra le mani la sciarpa di Norma. Pare che la fioraia, Loulou, e l’uscire, Henry, fossero amanti: ogni tanto, di nascosto, lei saliva nella stanza di lui.

Una delle abilità di Émile è giocare di sponda con la polizia: si finge sempre collaborativo, non intralcia le indagini e fornisce le informazioni che crede necessarie, e riesce a farsi trasmettere informazioni che da borghese non riuscirebbe a ottenere. In questo caso, arriva a scoprire che Norma e Loulou erano sorelle e Henry il loro padre. Gli omicidi derivano da una vecchia vendetta partorita in Ungheria, ma lo scioglimento dell’enigma è l’ingrediente meno saporito di questa ratatouille.

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