Le nozze di Cadmo e Armonia, Roberto Calasso, 1988

Storie di metamorfosi e rapimenti, discordie e atti di forza, sacrifici e simulacri, corone e bende, ghirlande e collane, bestie mitiche e fanciulle regali, giuramenti e spergiuri, vizi e virtù, nettare e ambrosia, sapienza e follia, lutti e gesta cariche di conseguenze, viltà e coraggio, odio e seduzioni, nascite e stragi, prodigi e meschinità, devozioni e tradimenti, possessioni e purificazioni, splendori e decadenze, distruzioni ed edificazioni, crudeltà e passioni, parole indecifrabili e sangue che scorre, dèi terribilmente umani e statue perdute di Fidia e Prassitele… Gli eroi e i miti greci, insomma: e il mito, secondo la magnifica definizione di Sallustio, racconta “le cose che non avvennero mai ma sono sempre”.

“I miti greci erano storie trasmesse con varianti. Lo scrittore – fosse Pindaro o Ovidio – le ricomponeva, ogni volta in modo diverso, omettendo e aggiungendo”.
“Gli dèi non si contentano di imporre agli uomini la colpa. Sarebbe troppo poco, poiché la colpa appartiene già alla vita. Ciò che gli dèi esigono è la coscienza della colpa. E questa si raggiunge soltanto attraverso il sacrificio”. La legge si limita a punire la colpa, non può darne coscienza. “Sono sempre vergini radiose che devono essere sacrificate. E quel sacrificio è sempre un’oscillazione tra il suicidio e la cerimonia nuziale”.

L’apparizione degli eroi copre un periodo brevissimo nella storia della Grecia, appena un paio di generazioni: il ciclo di Creta, il ciclo degli Argonauti, il ciclo di Tebe e il ciclo di Troia sono concentrati in un breve intervallo di tempo. Fra l’uccisione del Minotauro e l’uccisione di Agamennone passano poche decine di anni, Acamante, figlio di Teseo, era uno degli Achei acquattati nel cavallo di Troia.

Dedalo era ateniese, costruì il labirinto su richiesta di Minosse, sposo di Pasifae e padre di Arianna e Fedra (entrambe moriranno impiccandosi). Anche Teseo era ateniese: “Teseo trasformò in un vezzo umano l’abitudine divina di rapire fanciulle. Ogni sua spedizione è marcata da una donna rapita, sia verso sud la cretese Arianna, sia verso nord l’amazzone Antiope. Qualcosa di sportivo e insolente si mescolava sempre alle sue imprese”. Figlio di Egeo, “Teseo dimentica di ammainare le vele nere al ritorno a Creta, ed Egeo si uccide gettandosi dall’acropoli”. Quel mare, sarà il Mare Egeo.

“Apollo fu il primo a uccidere mostri: poi Cadmo, Perseo, Bellerofonte, Eracle, Giasone, Teseo”. Alla serie degli uccisori di mostri corrisponde “la serie delle traditrici: Ipermnestra, Ipsipile, Medea, Arianna, Antiope, Elena, Antigone”. La capostipite è Io, che tradì Hera. “Come opera civilizzatrice, il tradimento femminile non è meno efficace dell’uccisione dei mostri”.
Gli eroi omerici sapevano di essere strumenti degli dèi. Priamo non odia Elena, non può vedere in lei la colpevole della guerra. “Gli eroi omerici non conoscevano una parola ingombrante come ‘responsabilità’, e non l’avrebbero creduta. Per loro, è come se ogni delitto avvenisse in stato di infermità mentale”. Un dio è all’opera.

Ifigenia, figlia di Agamennone, fu il primo sacrificio umano non per gli dèi, ma per le guerre degli uomini.
“Per due volte, prima dell’inizio e dopo la fine della guerra di Troia, spetta ad Agamennone sovrintendere al sacrificio di una vergine. La prima volta è sua figlia Ifigenia, che il padre attira in Aulis fingendo di offrirla in sposa ad Achille. La seconda volta è la troiana Polissena, che Achille credeva di incontrare per le nozze nel tempio dove Apollo lo uccide a tradimento, nascosto dietro una colonna. Ifigenia viene uccisa perché una lunga bonaccia non permette alle navi achee di partire; Polissena viene uccisa perché una lunga bonaccia non permette alle navi achee di tornare. Con Ifigenia, la sposa ingannata, Achille aveva tentato di opporsi al sacrificio; con Polissena, Achille, in quanto sposo ingannato, riappare come spettro e reclama la vittima”.
È Neottolemo, figlio di Achille, a uccidere Polissena, figlia di Priamo. Apollo fu sempre avverso a Achille e fu lui a far scattare la freccia che si conficcò nel suo tallone. Apollo ucciderà anche Neottolemo in un tempio, quello di Delfi.

“Zeus passò una mezza notte d’amore con Leda, lasciandone l’altra metà al marito di lei, Tindaro. Leda concepì in quelle ore quattro esseri, spartiti fra cielo e terra: Elena e Polluce da Zeus, Clitennestra e Castore da Tindaro”. Ma la vera madre di Elena era Nemesi, dopo il lungo, secolare inseguimento di Zeus e violenta copula del cigno sull’oca selvatica. Così facendo, Zeus aveva compiuto l’impresa più alta del suo regno: “costringere la necessità a generare la bellezza”. Nemesi era la dea della Vendetta, o meglio dell’offesa che si ritorce contro se stessa.
Elena sopravvisse alla guerra di Troia e alla morte di Menelao. A Sparta aveva due figliastri che la esecravano, Nicostrato e Megapente; Elena fuggì e cercò rifugio a Rodi, dall’amica Polisso, regnante dopo la morte del marito a Troia. Ma altre vedove della guerra vedevano in Elena la colpevole della loro sorte, e la impiccarono. “Elena visse circondata dall’amore di alcuni uomini, dall’odio di innumerevoli altri e da quello di tutte le donne”.

“L’uguaglianza è una qualità prodotta dall’iniziazione. Non si dà in natura, e la società non saprebbe conseguirla se non fosse innervata dall’iniziazione… Gli Spartiati erano innanzitutto ‘uguali’, in quanto membri dello stesso gruppo iniziatico. Ma quel gruppo era la società tutta. Sparta, unico luogo, in Grecia e nella successiva storia europea, dove l’intera cittadinanza costituisse una setta iniziatica”.
“Fu merito degli Spartiati aver riconosciuto per primi in quale misura l’ordine sociale sia fondato sull’odio – e soltanto sulla base dell’odio possa perdurare”. Il terrore – verso gli schiavi Iloti – fu la condizione normale; la norma era altresì l’ostracismo verso gli stranieri, la volontà di non entrare in un’economia dello scambio. L’iniziato è colui che “ha toccato un sapere che è invisibile dall’esterno e non comunicabile se non attraverso lo stesso processo di iniziazione”.
Il grande legislatore di Sparta, Licurgo, impose di non scrivere le leggi e di non ammettere il lusso: “Avvolge Sparta l’aura erotica del collegio, della guarnigione, della palestra, del penitenziario”. Infine, Licurgo arrivò a suicidarsi, nella convinzione che quella fosse la cosa più utile per la città. “Quasi tutto ciò che sappiamo di Sparta ci è stato raccontato da stranieri”.

Dopo molte peripezie, Cadmo fonda Tebe e infine sposa Armonia: “tutti gli dèi erano scesi dall’Olimpo per le nozze”. Dioniso fu concepito da Zeus e da Semele, figlia di Cadmo e Armonia. Cadmo portò ai Greci l’alfabeto: “con l’alfabeto, i Greci si sarebbero educati a vivere gli dèi nel silenzio della mente”.

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2 Responses to Le nozze di Cadmo e Armonia, Roberto Calasso, 1988

  1. Ti ammiro semplicemente perchè sei riuscito a finire di leggere il libro.
    Io non ce l’ho fatta.

  2. sunny70blog says:

    Recensione magnifica e necessaria. La mia fu una lettura scolastica, piacevolmente imposta. Ci si accosta alle sue pagine come alla visione di una stele, ricca di forme, complessa e misteriosa. Saggio o romanzo o entrambe le cose, poco importa. Calasso accompagna il lettore nell’immensità del mito come il filo d’Arianna, un viaggio nella genesi della nostra cultura che almeno una volta è bene fare, prendendosi il giusto tempo.

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