Jeanne, la Musa

Riuscite a immaginare un’attrice ormai trentenne che in appena cinque anni inanella una serie di film epocali come Ascensore per il patibolo, Gli amanti, La notte, Jules e Jim, Eva, Il processo, Il diario di una cameriera?

È lei Florence, che insieme all’amante medita di assassinare il marito.

È lei Jeanne, di nuovo stanca del marito, un borghesuccio direttore di giornale.

È lei Lidia, annoiata e depressa sposa dell’annoiato e depresso Mastroianni nella Milano del Boom.

È lei Catherine, divisa fra Jules e Jim, indissolubilmente attratti dalla sua vitalità.

È lei l’Eva scelta da Losey per far perdere la testa allo scrittore di successo.

È lei la signorina Bürstner, ambigua testimone dell’odissea giudiziaria di Josef K.

È lei Célestine, la cameriera concupita da squallidi individui, ancor più squallidi perché ritratti da Bunuel.

Ma i due film per cui non potrò dimenticare la grazia di Jeanne Moreau sono successivi, interpretati a pochi mesi di distanza, l’uno dall’altro, nel magico Sessantotto.

La sposa in nero da Cornell Woolrich è il Truffaut più fatalista e spietato.
Storia immortale da Karen Blixen è il Welles più metaforico e fatalista.

Jeanne Moreau vi interpreta Julie e Virginie: la sposa che uccide tutti i colpevoli della morte del marito e la figlia del socio d’affari morto suicida che si presta a recitare una storia che non verrà raccontata.

È un’etichetta che pesa, quella di “musa della Nouvelle vague”: ma a nessun’altra poteva essere chiesto di portarla.

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2 Responses to Jeanne, la Musa

  1. La sposa in nero è il mio film preferito di Truffait ultimo e lei per anni è stato il mio ideale di donna.

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