Un poker di Manchette – 4. Un mucchio di cadaveri, 1973

Parigi, Rive Droite, nei pressi di rue Saint-Martin, “una primavera piovosa come certe primavere”. Comincia il racconto in prima persona di un personaggio che si presenta come peggio non potrebbe: abita un “due vani e cucina” con il gabinetto comune sul pianerottolo, quarto piano senza ascensore, incombe una scadenza di pagamento a cui non sa come far fronte; “mi vedevo messo male”, comincia a bere l’alcol scadente che tiene nell’appartamento che gli fa anche da ufficio.

Costui si chiama Eugène Tarpon, fa l’investigatore privato, ha una madre di 69 anni nella regione dell’Allier e mentre beve, sta meditando di tornarsene a casa. Aveva fatto il gendarme e si era beccato un sampietrino in faccia. Rifiuta un incarico per fare il sorvegliante di manodopera, offertogli da un ex collega che disprezza. Si presenta un cliente: vent’anni, porta gli occhiali, si dice vittima di un’estorsione, ma Tarpon rifiuta anche quell’incarico, sa che non c’è più niente da fare, la sua esperienza di “sbirro” glielo dice chiaramente, nonostante sia quasi ubriaco.

Quella stessa notte bussano alla sua porta, la ragazza è sconvolta: “Griselda è sgozzata”, dice.

Al nostro protagonista non manca il senso dell’umorismo. Alcuni esempi:

“Ho pensato che quasi certamente non era uno sbirro, perché pareva davvero molto contorto farmi salire su un’auto, farmi inseguire da un’altra, e far seminare questa da quella, il tutto solo per conquistare la mia fiducia”.

Oppure: “Abbiamo percorso velocemente boulevard de Sébastopol. Dopo che hanno tolto le vecchie Halles, si marcia più spediti. È quello che ho sentito dire, almeno. Non ero qui quando c’erano le vecchie Halles”.

Ancora: “Quel tipo aveva la stessa aria nervosa di un litro di latte”. Infine: “Aveva la stessa aria da artista di un reggimento di paracadutisti invasori”.

Eugène Tarpon si dimostra impulsivo e coraggioso (o forse non ne può più di venire picchiato): in un caotico conflitto a fuoco, uccide uno dei rapitori senza sapere nemmeno chi sia e quale fosse il movente. Da ex poliziotto, sa come depistare la polizia.

Nei dialoghi successivi, si capisce che Charlotte ha studiato, conosce Sam Spade e Chick Corea, mentre il detective non ne ha idea: “Sono nelle mani di un ex gendarme di provincia totalmente incolto”…

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3 Responses to Un poker di Manchette – 4. Un mucchio di cadaveri, 1973

  1. kund3ra says:

    Ho letto fortunatamente ritchie grazie a te, toccherà a manchette…

  2. Pingback: Manchette, Piovono morti (1976). Un’imprevista quinta lettura (dovrò procurarmene altre) | RUDI

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