Caravanserai, Santana, CBS 1972 – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 98.

Aveva poco più di vent’anni, Carlos Santana, quando il suo talento si rivelò sul palco di Woodstock, meno di 25 quando incise questo quarto album, quello della svolta mistico-jazz (in seguito, stringerà relazioni con Buddy Miles, John McLaughlin e Alice Coltrane).

In Caravanserai non c’è una formazione fissa, ma una carovana di musicisti, in grado di produrre sonorità mutevoli: le chitarre di Douglas Rauch, Douglas Rodrigues e Neal Schon, Tom Rutley al basso, Wendy Haas al piano, José Chepito Areas ai timbali, James Mingo Lewis alle congas e, infine, la coppia di strumentisti decisiva per lubrificare e condensare quel sound: Gregg Rolie alle tastiere e Mike Shrieve alla batteria.

I momenti più alti mi sembrano Just In Time To See The Sun, Look Up e la cover di Stone Flower, di Antonio Carlos Jobim, ma il tappeto percussivo raggiunge latitudini tribali in La fuente del ritmo e Future Primitive.

Pervaso dall’elettricità che si accumula sulle sabbie del deserto, l’album è altresì innervato da episodi rock blues segnati dalle lancinanti evoluzioni chitarristiche del leader. Che sembra davvero meditare sul senso della sua opera e per certi versi anticipa il meglio di ciò che altri chiameranno new age e world music.

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4 Responses to Caravanserai, Santana, CBS 1972 – 8

  1. Mauro D'Alo' says:

    E’ uno degli ultimi album di Santana che può fregiarsi del titolo di capolavoro, pregno com’è di sonorità dense, fluide, dalla sfrenata creatività….dopodichè se togliamo il disco con McLAUGHLIN Love Devotion Surrender e, forse, Oneness di fine anni ’70, rimangono album dal grandissimo successo commerciale ma sempre più spenti e di maniera, insomma quel tipo di album che il punk del ’77 ha cercato di spazzare in tutte le maniere….

    • Rudi says:

      In effetti, era giusto che anche Carlos pensasse ai dollari. Ma pure io considero questo come il suo ultimo album imprescindibile. Il migliore? Abraxas.

      • Mauro D'Alo' says:

        Sicuramente si Abraxas è il più bello…
        La tua recensione di Caravanserai, dove hai parlato anche di rock-blues e di un certo suono di chitarra, non so perchè ma mi ha fatto pensare ad un certo tipo di musica etnica, precisamente africana, che recentemente ho conosciuto, e parlo di gruppi musicali che appunto mischiano il loro suono locale con il rock-blues di stampo classico, molto elettrico….parlo di un gruppo in particolare, si chiamano TINARIWEN sono del deserto del mali, e ho comprato 3 CD uno più bello dell’altro, dal suono elettrico e ammaliante, naturalmente cantato in lingua madre.
        Ma è solo la punta dell’iceberg, ci sono anche BOMBINO e tanti altri che ho ascoltato di cui non ricordo il nome, che sono davvero interessanti….comunque se non li conosci i TINARIWEN prova a dargli un ascolto e dimmi che ne pensi…….

  2. grande grande album. concordo su abraxas ma anche questo è entusiasmante.

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