Another Green World, Discreet Music, Before and After Science, Brian Eno, Editions E.G., 1975-75-77 – 8 / 7 / 8

LA PUNTINA SUL VINILE 166, 167 e 168.

Ho passato un pomeriggio su questi 3 album, incisi prima che l’autore arrivasse ai trent’anni; si tratta del terzo, quarto e quinto capitolo della sua cangiante discografia solista.

Quanto fosse lunatico e contraddittorio Eno, quanto imprendibile la sua eclettica creatività, lo dimostra questo trittico, dove è impossibile mettere a fuoco un’estetica, un fulcro della ricerca musicale, e cosa invece rappresenti solo un divertimento, una semplice distrazione.

Sono composizioni talmente differenti da rendere irriconoscibile il loro artefice. A fare da filo conduttore, la convinzione che il progresso artistico passi per la cruna dell’ago della tecnica, nella decantata fusione di cervello e istinto: cercando vibrazioni, sforzandosi di stare sempre all’avanguardia di qualcosa, coltivando paradossi, non-sensi, aspirando all’esclusiva aura del non-musicista.

Registrato negli Island Studios con la supervisione di Rhett Davis, Another Green World è una sequenza di frammenti: quattordici tracce, di lunghezza compresa fra i novanta secondi e i 4 minuti.

Fanno la loro comparsa in sala d’incisione Phil Collins, John Cale, Robert Fripp, Fred Frith, Ian MacDonald, Phil Manzanera, Pete Townshend, Robert Wyatt.

Ogni tanto Eno prende a cantare su melodie rese scorrevoli da sottofondi elettronici, ad anticipare la svolta berlinese di Bowie, che avverrà l’anno successivo. Di particolare intensità, Over Fire Island, I’ll Come Running, St.Elmo Fire, Everything Merges with the Night.

Nettamente diverso l’ordine del discorso in Discreet Music.

Il lato A è occupato da un’unica suite di oltre 30 minuti, note dilatate fino allo sfinimento e incise negli studi domestici di Eno, il 9 maggio 1975. I 20 minuti del lato B sono divisi in tre parti, traducibili come “variazioni sul canone in D major” di tale Johann Pachelbel; Eno sinfoneggia sulle arie di Pachelbel insiema al Cockpit Ensemble diretto da Gavin Bryars, in una registrazione effettuata il 12 settembre 1975 presso i Trident Studios.

Il retro di copertina contiene una specie di diagramma matematico, il disegno della manipolazione del suono, che parte dal sintetizzatore, passa nel digital recall system, poi nel graphic equalizer, quindi nell’echo unit; a questo punto il suono è registrato, e può riverberarsi e disperdersi in una delay line, da cui fa ritorno alla cabina di registrazione. Una musica carezzevole, che spalanca le porte all’ambient.

Infine, in Before and After Science, ecco dieci “canzoni alla Eno”, con un gruppo di collaboratori con cui ha lavorato spesso: Paul Rudolph, basso e chitarra, Bill MacCormick, basso, Phil Collins e Jaki Liebezeit, batteria, Percy Jones, basso, Rhett Davis, Phil Manzanera e Fred Frith, chitarre, Achim Roedelius e Möbi Moebius (Cluster) piano elettrico.

Le “strategie oblique” si dipanano in una veste pop, incoerente e sfuggente, raffinata negli studi londinesi di Basing Street e in quelli di Colonia (Conny’s Studios). Momenti magici: Backwater, King’s Lead That, Here He Comes, Through Hollow Lands. Ma l’album contiene uno dei vertici assoluti della parabola solista di Eno: By This River, incisa insieme alla coppia dei Cluster.

Cercando spunti fra i libri, ho trovato una frase di Al Aprile e Luca Mayer (La musica rock-progressiva europea, Gammalibri, 1979) che mi sembra perfetta per identificare il Brian Eno di quei tempi: un giocoliere mentale, capace di distillare “il nettare di un piccolo, tascabile, esistenzialismo sonoro”.

2 Responses to Another Green World, Discreet Music, Before and After Science, Brian Eno, Editions E.G., 1975-75-77 – 8 / 7 / 8

  1. Mauro D'Alo' says:

    Brian Eno è un genio, e questo è un dato di fatto.
    Concordo in pieno con i voti per Green e Science (8) non posso giudicare Discreet Music perchè non l’ho mai ascoltato, perchè è parte del Brian Eno ambientale che sinceramente non sono mai riuscito ad ascoltare…..

  2. chinottorebel says:

    Sono un fan di Eno e un fan dell’ambient in generale, e “Discreet music” è un disco bellissimo, oltre che un precursore di movimenti musicali a venire… Direi che dovrebbe stare sull’otto come (giustamente) gli altri due.

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