Loro (2) [id.], Paolo Sorrentino [cine22] – 8

Si può vedere la seconda parte – che tutta la critica considera superiore – senza aver visto la prima? Non so rispondere, e questa “recensione” sarà contrassegnata da molte altre incertezze.

Per esempio, non saprei dire perché il film mi sia piaciuto. Cioè, è chiaro che trovo interessante la mano di Sorrentino (il suo occhio, se preferite). Ma nemmeno il suo fan più acritico potrà negare che ogni tanto sovviene il dubbio che lo stile sia fine a sé stesso, che certi pezzi di bravura – quelli che l’hanno proiettato all’Oscar – e la grandiosità della messinscena possano occultare un vuoto di senso, appagando altri sensi.

Altro esempio: se Berlusconi vedrà il film, non avrà motivo di infuriarsi. Sorrentino lo tratta con autentica tenerezza, non eccede nel grottesco né in qualche lato di autentica denuncia (molto peggio di chi li compra, appaiono i sei senatori che si fanno comprare), si sofferma sulle sue umanissime paure (morte, vecchiaia, altezza, alito cattivo) e sembra voler confermare la sua “grandezza” (nel male se non nel bene: sono trent’anni che sta al centro della scena).

Alcuni personaggi sono facilmente riconoscibili, altri sono allusivi, ne sintetizzano due o tre. Spiccano Kasia Smutniak (l’Ape regina), Toni Servillo nei panni di Ennio Doris, Scamarcio in un ambizioso simil-Tarantini, Ugo Pagliai (Mike Bongiorno), Giovanni Esposito (Apicella), Roberto Herlitzka (Gianni Letta?) e, soprattutto, Elena Sofia Ricci, una Veronica più vera del vero, ispirata alla celebre autobiografia e tratteggiata con autentica empatia. Quanto all’immenso Servillo, già l’essere un suo personaggio dovrebbe costituire motivo di vanto (favolosa, la telefonata alla sconosciuta in cui si finge venditore di case).

La sensazione è che il regista sia mosso dalla convinzione che occorra scavare in fondo a ciò che rende simbolico Berlusconi, celato o esibito da ogni italiano: il Basso Impero riattizzato dal Cavaliere e dalla sua corte dei miracoli fa parte del carattere nazionale, come il puro egoismo seduttivo che muove il venditore, nella sua solitudine, o il fascino assoluto, sexy, irradiato da qualunque “vincente”.

Almeno due scene sono da antologia: l’ingresso del premier sotto le tende allestite dopo il terremoto de l’Aquila e il dialogo con l’anziana donna che ha perso la dentiera. E il balletto orgiastico delle olgettine sulle note di “Meno male che Silvio c’è”.

11 Responses to Loro (2) [id.], Paolo Sorrentino [cine22] – 8

  1. francesco says:

    Ho visto loro 1 e salto la tua recensione

    In ogni caso Sorrentino è riuscito nel miracolo di rendere Berlusconi quasi una bella persona

  2. Dopo aver tentato due volte di vedere “La grande bellezza” (a casa) con il risultato di addormentarmi intorno al ventesimo minuto (neanche ai tempi di Mazzarri!), ho deciso di astenermi da Sorrentino.
    Questi due episodi sono sulla stessa falsariga?
    Ciao e grazie.

  3. Vincenzo says:

    boh, a me alla fine non ha convinto né il primo né il secondo, ed anzi, alla fine del secondo ho rimpianto il primo almeno per alcune invenzioni stilistiche che nel secondo latitano…
    la scena del “Meno male che Silvio c’è”, che pure durante la visione mi aveva fatto sorridere, l’ho completamente rimossa dopo il film, e me la ricordi tu adesso: segno che siamo talmente assuefatti a quelle cose che ciò che dovrebbe sembrarci bizzarro in maniera memorabile ci scivola via dalla memoria come una banalità qualunque… almeno nel mio caso…

  4. 321Clic says:

    Mah. Sorrentino mi fa lo stesso effetto di alcuni che sono considerati dei mostri sacri della musica italiana tipo De Gregori e Vasco Rossi. A seconda dei pezzi, oscillo tra l’indifferenza e la mal sopportazione, quella che mi fa cambiare stazione quando capitano alla radio.

  5. bartolo salvo says:

    Ma fammi capire, Servillo interpreta sia Doris che berlusconi?

  6. Si Servillo interpreta anche Doris ma in una sola scena. Ottima recensione assolutamente condivisibile. Pur essendo uno dei film meno ispirati di Sorrentino, quanto meno rispetto a quelle che per me sono le sue tre perle (La Grande Bellezza, Le Conseguenze dell’Amore e L’Amico di Famiglia) è comunque decisamente migliore rispetto a “Il Caimano”, talmente brutto da non credere che dietro la cinepresa ci fosse lo stesso regista di Ecce Bombo, La Messa è Finita, Caro Diario, Bianca. A proposito, se non sbaglio il cerbero vestito di bianco che veglia sull’incolumità di Berlusconi era uno dei due direttori della scuola Marylin Monroe in Bianca

  7. francesco says:

    loro 2 l’ho visto sabato. peggio di loro 1, sicuramente. in compenso Berlusconi esce meno simpatico che nel primo (almeno quello), da incorniciare la scena in cui fa il falso venditore di case (unica scena decente del film, assieme a quella in cui la splendida Alice Pagani paragona l’alito di Silvio a quello del nonno)

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