#Rivincite off limits 25: Jean-Marc Bosman

Il 15 dicembre 1995 la Corte di Giustizia delle Comunità Europee accolse le istanze del calciatore belga Jean-Marc Bosman. Così facendo, stabilì un principio di civiltà giuridica, destinato a modificare il rapporto fra un giocatore e la società di appartenenza. Tanti ne hanno beneficiato, Bosman meno di tutti: in “Rivincite” vi ho dedicato qualche pagina.

Classe 1964, Bosman gioca a centrocampo nell’RFC Liegi, dopo essere stato sotto contratto con l’altra squadra cittadina, lo Standard. Il contratto scade nel 1990 e lui intende trasferirsi in Francia, il Dunkerque vuole tesserarlo. Ma l’RFC Liegi pretende un indennizzo, l’affare sfuma, Bosman si trova “separato in casa”, con una riduzione d’ingaggio, poi finisce fuori rosa.
Davanti alla Corte di giustizia dell’UE, in Lussemburgo, il belga diventa il primo calciatore a denunciare l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro in armonia con il concetto della libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione. La battaglia legale va avanti per quasi cinque anni.

La sentenza del 15 dicembre 1995 – scrive Diego Mariottini in Storie maledette, QUI – “stabilisce che il sistema di regole del calcio europeo costituisce in quel momento una pesante restrizione alla libera circolazione dei lavoratori, in chiaro contrasto con l’articolo 39 del Trattato di Roma del 1957… A tutti i calciatori dell’UE viene così permesso di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto”, nel caso di un trasferimento da un club dell’UE a un altro, sempre dell’Unione.

Dalla Sentenza Bosman deriva che le Federazioni nazionali “non possono più limitare il tetto di giocatori stranieri comunitari in campo… Da quel momento le limitazioni riguardano soltanto calciatori extracomunitari”.

Due gli effetti collaterali più evidenti: si registra un’impennata degli ingaggi, soprattutto dei cosiddetti top player, e le differenze fra piccole e grandi squadre si allargano a dismisura.

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