#Rivincite outtakes 39. Bobby Kennedy fra Rafer Johnson e Don Drysdale

Ho saputo scrivere solo poche righe, fra pagina 19 e pagina 20 di “Rivincite”, sul tragico incrocio che lega le esistenze di Bobby Kennedy, Rafer Johnson e Donald Drysdale.
Il primo stava per diventare il candidato dei Democratici per le presidenziali 1968, il secondo aveva vinto l’Oro olimpico nel decathlon a Roma 1960 (e l’Argento a Melbourne 1956), il terzo era un lanciatore nel baseball e aveva appena fatto un record mai più ritoccato.
Nel web ho trovato uno splendido articolo di Alessandro Mastroluca, che mi avrebbe permesso di dare più spessore a quelle pagine. Potevano uscire più o meno così…

Martin Luther King viene assassinato sul balcone del Lorraine Motel di Memphis, il 4 aprile 1968, intorno alle 18.00. Quattro giorni dopo dovrebbe cominciare la stagione del baseball, ma le proteste sono tali da spingere al rinvio dell’esordio, che slitta al 10, il giorno dopo i funerali del Reverendo King.

Uno dei migliori lanciatori di quella stagione è Donald Scott Drysdale, maglia numero 53 dei Los Angeles Dodgers. Il 4 giugno, contro i Pittsburgh Pirates, completa il sesto shut-out di fila, la sesta partita consecutiva senza concedere agli avversari nemmeno un punto con i suoi lanci. Nessuno ci era mai riuscito prima, nessuno ci riuscirà dopo, anche perché dal 1969 la Lega cambierà le regole, riducendo la zona di strike e abbassando il monte di lancio, per offrire più possibilità ai battitori.
Nato a Van Nuys, L.A., Drysdale ha frequentato la Van Nuys High School, dove uno dei suoi compagni di classe era l’attore Robert Redford. Morì per un attacco di cuore a Montreal, Québec, il 3 luglio 1993: fra gli oggetti personali trovati nella camera d’albergo, una cassetta del discorso di vittoria di Robert Kennedy dopo le Primarie democratiche della California del 1968; a quanto pare, Drysdale aveva portato il nastro con sé ovunque andasse.

Quello stesso 4 giugno 1968 Robert Kennedy, già ministro della Giustizia sotto la presidenza del fratello JFK, si trova a Los Angeles per la campagna elettorale che sta per investirlo della candidatura alla Presidenza. La sera, nel suo discorso all’Ambassador Hotel, “Bobby” dice al microfono: “Voglio esprimere la mia più alta ammirazione per Don Drysdale… Spero che anche noi, nella nostra campagna, potremo avere la stessa buona sorte”.

Dopo il discorso, Kennedy viene fatto passare attraverso le cucine per raggiungere la sala stampa; in quello spazio, viene raggiunto da quattro pallottole sparate da un fanatico. L’intreccio fra politica e sport è reso ancora più tragico dal fatto che fra gli agenti della scorta c’è Rafer Johnson, oro olimpico nel decathlon a Roma 1960.

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