Femmina folle [Leave Her to Heaven], John M. Stahl, 1945 [cine35] – 10

Mettiamola così: incontri, per caso, una delle donne più belle, ricche e affascinanti del mondo e lei si innamora di te, vuole sposarti appena possibile, sacrifica ogni cosa pur di starti vicino e cerca ogni modo per evitare che ti distragga da lei anche solo un istante… Chi riuscirebbe a resisterle? E chi sarebbe capace di rompere quel legame ai primi segni di “follia”, quando la mogliettina comincia a fare terra bruciata e allontana chiunque abbia qualche potere affettivo con cui possa sentirsi in concorrenza?

Quella di Ellen è una passione possessiva, gelosissima, totalizzante, dall’escalation tragica. Nella sua insaziabile fame d’amore, arriva a uccidere e a sottoporsi a prove terribili, tutto pur di preservare quel fanatico ideale amoroso a cui ha deciso di dedicare la sua esistenza. Di fronte alla sconfitta, non esiterà a mettere in gioco la sua vita stessa.

Ispirato al romanzo omonimo, pubblicato un anno prima da Ben Ames Williams, ecco il capolavoro di Stahl e la prodigiosa interpretazione di Gene Tierney, solo nominata agli Oscar.

Unica statuetta vinta, quella per la migliore Fotografia (Leon Shamroy, che di Oscar ne accumulerà 4): un Technicolor abbagliante, che drammatizza la trama sia nelle fasi romantiche che in quelle abissali. Che sia un dramma, lo sappiamo fin dalla prima scena, il narratore (un avvocato) ci fa capire da quali dolori stia risalendo un uomo che sta tornando a casa. E parte il flashback.

È un capolavoro estremo, arricchito dalla bella interpretazione di Jeanne Crain (la sorellastra minore, fonte di insana gelosia) e da figure maschili volutamente tagliate con l’accetta (Cornel Wilde, il marito, Vincent Price, l’amante abbandonato e poi strumentalizzato). Ma quando Gene Tierney è in scena, non conta nient’altro: stia cavalcando, nuotando, cucinando, conversando, gli occhi si perdono su di lei. E quando li nasconde dietro gli occhiali scuri, è ancora peggio.

Impossibile dimenticare la scena in barca sul placido laghetto di montagna, o la pantofola disposta in modo da simulare la caduta accidentale dalle scale. Ma alla quarta volta in cui ho visto il film, sono rimasto sbalordito dall’inquietante sensualità di Ellen mentre sparge le ceneri del padre, a cavallo, o quando emerge dalle acque della piscina. Pochissime avrebbero retto la scena nel dare corpo a uno dei personaggi femminili più negativi della storia del cinema. La moglie perfetta, in fondo, assomiglia a un mostro.

A margine, un’idea probabilmente infondata: la sorellastra si chiama Ruth, il marito Richard; chissà che non esista un sottile legame fra questo film e un magnifico lp di Robert Wyatt, Ruth Is Stranger than Richard.

2 Responses to Femmina folle [Leave Her to Heaven], John M. Stahl, 1945 [cine35] – 10

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