Rosso Stenton, di Attilio Micheluzzi

Roscoe Stenton, detto “Rosso” per via della capigliatura, è un palombaro di prima classe della Marina USA sul Pacifico, di stanza sul “Cincinnati”; per caso, si trova nei panni del disertore a Shanghai, nel 1937.

Queste storie apparvero su L’Eternauta, una decina di tavole alla volta, dal dicembre 1982 (le sigle dell’autore fanno capire che la realizzazione ebbe inizio nel 1981). Furono raccolte in tre albi a colori di 48 tavole nella collana I Protagonisti (numeri 3, 11 e 16) diretta da Sergio Bonelli. La serie di Rosso Stanton si colloca fra quelle di Petra chérie e Air Mail.

Il Rosso intesse anche un dialogo, spesso polemico, con chi sta raccontando. “I fatti, maledetto chiacchierone! Stenton, racconta solo i fatti!”, chiede Micheluzzi fuori scena. E il Rosso replica: “Quel fesso che scrive la mia storia dice che ho un fottuto carattere”.

È un “cacciagonnelle”, un cacciaguai, gli piace fare a cazzotti, è lui il primo ad ammetterlo, rivolgendosi direttamente al lettore per raccontare i fatti, e gli fa piacere confermare le voci sulla sua somiglianza con James Cagney. Coraggioso e sbruffone, ama la birra e le ragazze cinesi, però la birra non la regge. Invece: “Niente problemi con le ragazze!”. Anche da disertore non smette di indossare la bianca divisa della Marina.

Ancora a Shanghai, non può mancare una femme fatale, ma spunta anche un concittadino di Milwaukee e alla fine torna nella rada il Cincinnati, la nave da cui il marinaio aveva involontariamente disertato. Il cerchio dunque si chiude e Micheluzzi congeda i lettori così: “Non so che cosa sia successo da allora al signor Rosso Stenton, né mi interessa saperlo”.

Micheluzzi confeziona un omaggio ai fumetti di Milton Caniff e a un certo cinema d’avventura (primo indizio, lo Steve McQueen di Quelli della San Pablo, Robert Wise), fra ambientazioni esotiche, bassifondi pericolosi, un pizzico di erotismo, risse, pugnali, scazzottate e dialoghi pungenti.

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