Fast Food Nation [id.], Richard Linklater, 2006 [filmTv11] – 8

Chi sia Linklater, quanta credibilità il suo cinema si sia conquistato, lo si può dedurre dalla schiera di attori che contribuiscono a questo film in piccoli ruoli, apparendo per pochi minuti: Patricia Arquette, Greg Kinnear, Ethan Hawke, Avril Lavigne, Bruce Willis, Catalina Sandino Moreno, Bobby Cannavale, Luis Guzmán, Kris Kristofferson. Quanti ai produttori, sono Jeremy Thomas (partner essenziale di Bernardo Bertolucci) e Malcolm McLaren (manager e inventore dei Sex Pistols).

Film politico, acuto e disincantato, Fast Food Nation venne girato in gran segreto e a basso costo, per non attirare l’attenzione della grande industria alimentare e delle autorità politiche conniventi. Di un’immaginaria catena di fast food – Mickey’s –, si mostra una discussione al vertice: occorre ampliare la fascia di mercato, con nuove strategie di marketing, e nello stesso tempo rintuzzare le critiche provenienti da un laboratorio indipendente, che ha ripetutamente trovato tracce di feci nell’hamburger. E arriviamo così a Cody, Colorado.

Intorno all’industria della macellazione bovina, ruotano le esistenze di persone di ogni classe sociale, in fondo alla scala alcuni immigrati irregolari venuti dal Messico e disposti a lavorare a qualunque condizione.

Ispirato all’omonimo best-seller di Eric Schlosser, che ha collaborato alla sceneggiatura, il film sfugge al didascalismo, punta sulla fiction anziché sul documentario, delineando vari personaggi dotati di una precisa personalità. Alcuni studenti improvvisano un’azione dimostrativa senza capire perché le mucche non fuggano; reagiscono diversamente al ricatto sessuale due sorelle messicane, ma arrivano a comprendersi reciprocamente; il mattatoio sembra perfetto, asettico e professionale, ma la visita era attesa e la verità è stata nascosta… Chi la conosce sa che nessuno vorrà ascoltarla.

One Response to Fast Food Nation [id.], Richard Linklater, 2006 [filmTv11] – 8

  1. Interator says:

    Gran bel film. Per “stomaci forti”, soprattutto in alcune scene. Ne vale comunque la pena

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