Paura di volare, Erica Jong, Bompiani, 1973

“C’erano 117 psicanalisti sul volo della Pan American per Vienna e io ero stata in analisi da almeno sei di loro. E ne avevo sposato un settimo. Dio solo sa se dovevo ringraziare l’inettitudine degli spremicervelli in generale o la mia splendida, irriducibile resistenza all’analisi, ma sta di fatto che avevo ancora paura di volare, più di quando erano cominciate le mie avventure psicanalitiche, qualcosa come tredici anni prima”.

Vicina ai trent’anni, Isadora comincia a raccontare di sé. Ebrea newyorkese, sposata da cinque anni con Bennett Wing, non porta il reggiseno, usa il diaframma come anticoncezionale, ha paura degli aerei, e intende scrivere un articolo satirico per una nuova rivista a proposito del congresso di psicanalisi che sta per tenersi a Vienna. Dall’età di tredici anni ha praticato una notevole libertà sessuale, eppure mantiene di sé l’immagine di una casalinga in cerca di libertà.

Isadora ha una fantasia ricorrente, la “scopata senza cerniera” (suona meglio in inglese: “zipless fuck”), il sesso senza impegno, senza legami affettivi né conseguenze sul futuro. Vorrebbe incontrare uno sconosciuto e provare un’attrazione immediata, tale da sfociare in un rapporto sessuale senza parole, senza inibizioni, senza domani. Sesso puro, pura carnalità: “nella vera scopata senza cerniera, in quella di prima categoria non si arriva mai a conoscere l’uomo… Un’altra delle condizioni essenziali della scopata senza cerniera è la brevità. E anche l’anonimità: l’anonimità è il massimo”.

Matrimonio e monogamia le appaiono dimensioni soffocanti. Eppure, Isadora ingabbia la sua esuberanza in matrimoni sbagliati: il primo marito, Brian, conosciuto al college, finirà con il credersi la reincarnazione di Gesù Cristo, minacciando una passeggiata sulle acque di Central Park; il secondo, Bennett, conosciuto a 23 anni, nemmeno nel letto matrimoniale smette di essere un freddo analista. Isadora non sa come sfuggire a un rapporto in evidente crisi, che tuttavia la tiene al riparo dalla solitudine; ha difficoltà a conciliare la propria esuberanza con il bisogno di stabilità: “Tutte le mie fantasie prevedevano il matrimonio”. Come una barca che ha sempre bisogno di un porto nel quale riparare.

A Vienna incontra Adrian, psichiatra lainghiano sostenitore della poligamia, che le palpa il culo dieci secondi dopo averla conosciuta: “Sapevo che qualunque cosa mi avesse chiesto avrei risposto di sì. Una sola cosa mi preoccupava: forse non mi avrebbe chiesto niente, o non abbastanza presto”. Isadora ha un culo fantastico e tette troppo piccole, secondo Adrian. Che le parla di vivere senza preoccupazioni di possesso e possessività, senza sensi di colpa.

La trama viene più volte interrotta da lunghi flashback su precedenti esperienze sessuali o sentimentali. Nata a New York nel 1942, Erica Jong ha pubblicato poesie, tra cui la raccolta Fruit and Vegetables, prima di raggiungere un inatteso, clamoroso successo con questo esordio (Fear of Flying, tradotto da Marisa Caramella), tacciato di pornografia, identificato come il primo libro scritto da una donna che parla come un uomo. Ha venduto una trentina di milioni di copie, Henry Miller lo definì come l’equivalente femminile di Tropico del Cancro.

Il romanzo è densamente avviluppato nel linguaggio psicanalitico; ricordi familiari si confondono con le sedute dall’analista, il primo a 14 anni, quando Isadora aveva perso tanti chili e assisteva a un’imponente “fioritura di foruncoli”. La madre faceva di tutto per non essere “ordinaria”, metteva l’originalità sopra ogni cosa.

Adrian è edonista, divertito e divertente, tutto il contrario di Bennett, per il quale “la vita era una lunga malattia da curare con la psicanalisi”. Nella sua fuga attraverso l’Europa insieme con Adrian, la sessualità è ovviamente centrale: “era impotente quando lo volevo in privato, ma diventava virile e insaziabile nei posti più accessibili al pubblico: capanne sulla spiaggia, parcheggi, aeroporti, rovine, monasteri e chiese. A meno che non gli fosse possibile infrangere almeno due tabù alla volta il sesso non gli interessava”. In quelle settimane di frenetico vagabondaggio, Isadora ricapitola le sue tragicomiche esperienze sentimentali e completa una presa di coscienza.

L’ho letto a vent’anni, e riletto una decina di anni fa, quando sembrava che ne avrebbero tratto un film con Kate Winslet. Poi è girata voce che ne avrebbe tratto un film Muccino, ma non sono molto aggiornato…

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One Response to Paura di volare, Erica Jong, Bompiani, 1973

  1. bartolomeo Salvo says:

    Anche io cominciai a leggerlo intorno ai vent’anni, più che altro per lo scalpore che il libro suscitò all’epoca, ma lo abbandonai ben presto trovandolo noioso e di scarso interesse, forse è giunto il momento di riprovarci, anche se temo sia molto, forse troppo, datato.

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