Le madri, Claire Bretécher, Bompiani, 1983

Edmondo Berselli, il 29 aprile 2005, descrisse su Repubblica l’Italia del fumetto, identificando “un prima e un dopo Linus”. Il mensile di Oreste del Buono e Fulvia Serra “fu uno choc intellettuale. Non era soltanto una moda: era il formarsi di una nicchia di pubblico accomunato da un atteggiamento culturale… Precursore dell’esclusività di massa, politicamente Linus era una cosa di sinistra”.  In quell’articolo, Berselli rammentava come Linus fosse stato “anche il veicolo d’importazione della sinistra parigina, raffigurata nelle strisce dei «frustrati» e delle madri cellulitiche di Claire Bretécher, «il miglior sociologo di Francia», capace di inserire nelle vignette anche qualche sorprendente crudezza sessuale”.

Nata a Nantes 17 aprile del 1940, fu nientemeno che Roland Barthes, nel 1976, a definirla «il migliore sociologo francese».

In queste 68 grandi tavole in bianco e nero, tradotte da Nicoletta Pardi, con il fondamentale lettering di Cettina Novelli, ritrovo gli umori di certe discussioni di quegli anni: fra coetanei e con la generazione del Sessantotto. Bretécher catturò quel linguaggio con precisione chirurgica. Non so immaginare, invece, come il suo femminismo, venato di marxismo e dalla critica francofortese alla società dei consumi, possa essere compreso dai giovani di oggi.

Di cosa parla, Les mères? Di idilliache maternità solo sognate, di dubbi leziosi sull’educazione che andrebbe impartita, del togliere la spirale e cominciare a bere solo aranciata, di nevrosi dilaganti su cosa può nuocere al bambino durante la gestazione, di uomini che fuggono e di donne che temono di perdere ogni attrattiva, di una quantità di problemi insignificanti presi troppo sul serio… Stavano dilagando il giovanilismo e l’immaturità di massa.

Quello che Bretécher conosce, è il milieu delle professioni intellettuali, pieno di borghesi annoiati, insicuri, egoisti. Frustrati per qualunque pretesto, questi personaggi si muovono in un relativismo etico che sconfina nell’opportunismo. In parallelo, andava crescendo la mole di leggi, sentenze di tribunale, scoperte mediche e norme fiscali che contribuivano a sfilacciare l’istituto familiare, annebbiando ogni responsabilità. Diventano possibili soluzioni prèt-a-porter (Il destino di Monique focalizza questo aspetto), vanno alla deriva i tradizionali ruoli maschili e femminili, senza che se ne impongano di altrettanto affidabili.

Viene da chiedersi, da madri come queste, quali figli potranno emergere: Macron?

2 Responses to Le madri, Claire Bretécher, Bompiani, 1983

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