Bella di giorno, Joseph Kessel, Edizioni E/O, 1928

Da due anni, Séverine Sérizy è sposata con Pierre, un chirurgo di successo. Il marito ha “uno splendido sorriso”, la nuca abbronzata, belle spalle, “era nato sotto il segno dell’armonia e della forza. Era abile, capace, disinvolto in ogni cosa che faceva”. A chi li osserva, Séverine e Pierre sembrano appena sposati.

La vita della giovane donna è stata agiata, fra “genitori che aveva sempre visto attraverso le governanti” e “anni di collegio in Inghilterra fatti di sport e disciplina”. Viene corteggiata da Husson, un uomo verso il quale avverte un senso di ripugnanza. Ma Husson è insistente, l’amica Renée la mette in guardia, quell’uomo è perverso, “prova piacere solo nei suoi giochi cerebrali”. Il pericolo attrae Séverine, che decide di rivedere Husson: “scoprivano l’uno negli occhi dell’altra sensazioni, istinti che ognuno di loro, forse, ignorava di se stesso”. Per la prima volta, nasconde qualcosa a Pierre.

Nel fare l’amore col marito, Séverine aveva provato solo “la gioia innocente di sentire di averlo reso felice”. Pierre ne è consapevole, lei teme che rimpianga “qualche amante che aveva avuto, che non aveva amato e che tuttavia aveva ricevuto da lui il piacere quasi fatale della voluttà”.

È Renée a informarla del fatto che fa deragliare la sua vita: una donna simile a loro, dell’alta borghesia, frequenta una casa di appuntamenti, concedendosi a sconosciuti. Per Séverine è un’immagine orribile, animalesca, intollerabile: il suo turbamento raggiunge limiti mai prima vissuti. Ne parla con Pierre, che le spiega che Henriette lo fa certamente per i soldi, per potersi permettere vestiti e gioielli che il marito non può darle, ma Séverine ha la sensazione che non ci sia solo questo. Anche Husson le conferma il movente venale, accennando ad alcune case di tolleranza che aveva lungamente frequentato.

Ossessionata, Séverine deve vederne una. La trova in rue Virène, non lontano dal Louvre. Solo la quarta volta trova il coraggio per suonare: ad accoglierla è la tenutaria, madame Anaïs, “una donna alta e bionda, piacente e ancora giovane”, che le spiega come dovrà comportarsi; Séverine pone una sola condizione, andarsene alle 5. Non vuole svelare la sua identità, madame Anaïs le assegna il soprannome “Bella di giorno”.

Prima ancora di cominciare a prostituirsi, Séverine offre del denaro a un uomo che la guarda con evidente concupiscenza, lo invita alla casa di appuntamenti. Quell’uomo non verrà, ma lei comincia quel pomeriggio stesso, suscitando l’eccitazione di un cliente abituale, il signor Adolphe, ricco rappresentante di commercio. Anaïs le offre un suggerimento: “Ti ha notata per il tailleur. E sorridi un pochino. Bisogna sempre far credere che una ne abbia voglia quanto loro”. Ma Séverine fallisce miseramente: “la gioia che aveva provato per la sua degradazione era svanita appena era stata toccata da colui che gliel’aveva procurata”. Fugge, pensando di non tornare mai più.

Invece, un paio di settimane dopo, suona di nuovo alla casa di rue Virène. A differenza delle due donne che vi esercitano, Mathilde e Charlotte, Anaïs era sicura sarebbe tornata. Accetta di riprenderla, purché sia completamente obbediente. Quando la vede nuda, esclama: “Non si può essere fatte meglio di così”.

Vittima della repressione dei propri istinti sessuali, per liberarsi, Séverine decide di prostituirsi ogni pomeriggio, sotto falso nome… La degradazione la attira irresistibilmente; con un uomo silenzioso e rozzo, dai modi sbrigativi, il suo corpo avverte qualcosa di inedito. Comprende di non essere “venuta a cercare nella rue Virène tenerezza, fiducia, dolcezza (Pierre la colmava già di tutto questo), ma quello che lui non poteva darle: quella gioia bestiale, ammirevole”. Ed è questo che le consente di “ridivenire fisicamente la moglie di Pierre”: negli abbracci coniugali, si mostra ancora più materna di prima “poiché temeva, senza confessarlo, che un movimento troppo appassionato o troppo cedevole avrebbe rivelato l’illecita sapienza di Bella di giorno”.

Belle de jour uscì nel 1928 per Gallimard; Buñuel non aveva ancora girato il suo primo film, quasi quarant’anni dopo avrebbe ricavato da questo romanzo lo scandaloso Leone d’Oro a Venezia, puntando sull’algida perfezione di Catherine Deneuve (qui in copertina). Il personaggio di Séverine, spiegava lo scrittore nella prefazione, mostra “il divorzio terribile tra il cuore e la carne, tra un vero, immenso e tenero amore e l’implacabile esigenza dei sensi”.

Nato in Argentina, vissuto in Russia e poi in Francia, Kessel (1898-1979) si arruolò nell’aviazione francese durante la Grande Guerra. Fu membro dell’Académie Française dal 1962. Nel ’43, insieme al nipote Maurice Druon, scrisse Chant des Partisans, l’inno della Resistenza francese. È sepolto nel cimitero di Montparnasse. Questo resta il suo romanzo più celebre, la nuova edizione è tradotta da Elisabetta Sibilio.

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