Un altro anno sabbatico dal basket italiano

Sono stati pubblicati i bilanci delle due corazzate destinate a dominare il campionato di Serie A di basket 2019-2020.

Armani Milano ha investito 30 milioni, di cui circa 19 per gli ingaggi.

Virtus Segafredo Bologna ha investito 15 milioni, di cui circa 9 per gli ingaggi.

Tifo Cantù, sponsorizzata Acqua San Bernardo, e ho letto che il monte-ingaggi non arriva a 800mila euro, per una spesa complessiva che dovrà stare sotto i 2 milioni.

Giochiamo lo stesso campionato?

Faccio notare che l’intero bilancio 2019-2020 della Pallacanestro Cantù risulterà inferiore alla transazione di Milano per liberarsi dai contratti di Mike James e James Nunnally.

Il 29 giugno 2018 ho pubblicato un post, che riproduco integralmente (al netto del pronostico sbagliato per lo scudetto: come sa fare solo lei, Milano è riuscita a perderlo). In un anno, la “forbice” fra ricchi e poveri si è ulteriormente allargata.

Due anni fa, l’Armani Milano quadruplicò l’ingaggio ad Awudu Abass, giovanissimo capitano di Cantù, e lo vestì di rosso. Solo il conto in banca di Abass – cresciuto nelle giovanili canturine – ha tratto beneficio da quella scelta: il giocatore è sceso in campo pochissimo, non è migliorato, anzi è regredito (lo dimostra il rendimento in Nazionale) e quest’anno pare si sia deciso a cercare fortuna altrove.

L’anno prossimo che l’Armani Milano vestirà di rosso Christian Burns, che quest’anno ha fatto una magnifica stagione a Cantù. Facile prevedere che l’ingaggio sarà moltiplicato per 3, per 4 o per 5, e che Burns – nonostante sia ben più affidabile di Abass – giocherà la metà dei minuti e avrà meno tiri o rimbalzi decisivi.

I campioni d’Italia già schierano un altro giocatore scoperto da Cantù, il serbo Vladimir Micov. Fu canturino per due stupende stagioni, fra il 2010 e il 2012, poi firmò un ricchissimo contratto con il Cska Mosca, e poi ha militato nel Galatasaray in Turchia. A 32 anni, solo una società italiana poteva permetterselo: Milano.

Notizia di un paio di giorni fa, ha firmato un pluriennale per Milano l’ennesimo ex canturino, Jeff Brooks, ora dotato di passaporto italiano.

La morale della favola: i migliori giocatori vogliono giocare in Eurolega, e solo Giorgio Armani può garantirglielo.

Senza Abass, ma con Brooks, Micov e Burns, Milano rivincerà lo scudetto e, chissà (non glielo auguro), potrebbe finalmente fare una figura decente in Eurolega.

Ma come si fa a tifare Cantù, ad appassionarsi per un settimo posto, quando la massima aspirazione è battere Milano ed eliminarla, come quest’anno, dalla Coppa Italia?

Esaurito lo sfogo – avrei potuto scrivere le stesse frasi anni fa, a proposito di Siena, che scippò a Cantù Stonerook, Kaukenas e Bootsy Thornton – il mio disamore per il basket nostrano deriva anche dalla bassissima qualità dello spettacolo e dal forsennato turn-over di giocatori (Cantù ne cambia 8 o 9 ogni anno). Alla base ci sono regole cervellotiche, una classe dirigente incapace – l’assenza dalle ultime 4 Olimpiadi è una macchia indelebile – e la strapotenza di una società – quella milanese – che, scomparsa Siena, può fare il bello e il cattivo tempo. Gli succede di perdere qualche scudetto, per clamorosi autogol.

Mi riconosco, perciò, in quanto ha detto il direttore tecnico delle Nazionali italiane, Bogdan Tanjevic: “Non sono un grande estimatore di una competizione squilibrata, con un club da 25 milioni di budget che si confronta con altri da 3 – 4, forse 5. Ci sono troppi stranieri, alcuni davvero di scarsa qualità. La mia formula ideale? Due stranieri e 10 italiani, mi spiego: quando anni fa si giocava con due soli stranieri la Serie A era la migliore d’Europa e la più ricca, poi l’Italia non è riuscita a sottrarsi alle conseguenze della legge Bosman, una ferita mortale per lo sport. C’è stata un’invasione dall’estero e la crisi economica ha fatto il resto, con il risultato che il nostro campionato ora è il sesto–settimo in Europa”.

Con un club che può disporre di risorse 5 volte superiori (8 volte, rispetto alla neopromossa Trieste), cosa resta del campionato italiano? Altri potranno ancora appassionarsi ai “miracoli” (con trofeo) di Sassari e Venezia, o a quelli (senza trofeo) di Reggio Emilia, Avellino e Trento. Io non ne ho più voglia.

5 Responses to Un altro anno sabbatico dal basket italiano

  1. Masspi says:

    Il tuo commento sul basket è perfetto una squadra Milano ha soldi e li spende, le altre non ne hanno nonostante tutto non vince (ovviamente perché sono somari)Nel calcio una squadra vince otto scudetti di fila (e non ha ancora finito)ha quattro cinque società satelliti(Sassuolo Udinese Atalanta Roma) e ne controlla altre questo non lo trovi scandaloso? A quanti anni sabbaticisiamo nel calcio?

    • Rudi says:

      Arriverò ad abbandonare anche il calcio, è solo questione di tempo, ma se tifi per 54 anni, è tremendamente doloroso…

      • Masspi says:

        È sicuramente doloroso, ma arrivare a sessanta e farsi prendere in giro in questo modo è umiliante.

  2. metalupo says:

    Sono troppo di parte per ragionarci a freddo. Ma di campionati sbilanciati ne abbiamo già uno e ha rotto abbondantemente le palle.

  3. Carlo Crema says:

    Seguo anche alcuni sport professionistici americani (Basket e Football soprattutto) e, credo, si debba introdurre in Europa qualcosa di simile a livello di “competitive balance”… ma sarà difficile, molto.

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