Fantasmi Erotici della Strada, Grafis edizioni, 1997

Sottotitolo: “Mezzo secolo di affissi cinematografici italiani”. Curato da Roberto Benatti e Sandro Toni, questo catalogo a due lingue (italiano e francese) raccoglie 86 locandine di film dagli anni Cinquanta alla metà dei Novanta, quando la grafica computerizzata aveva ormai azzerato la produzione pittorica dei cartellonisti.

Il volume venne pubblicato in occasione della mostra omonima, aperta dal luglio al settembre 1997 a Bologna, presso il Museo Civico Archeologico.

Contiene manifesti di film come Gola profonda, Bel Ami l’impero del sesso, Greta la donna bestia, ma anche di pellicole che nessuno inserirebbe nel genere “erotico”. Almodovar (Labirinto di passioni), Bellocchio (I pugni in tasca), Russell (La perdizione), Truffaut (L’uomo che amava le donne), Arrabal (Andrò come un cavallo pazzo), Verhoeven (Showgirls), Risi (Sesso matto), Borowczyk (Storia di un peccato), Bergman (Una vampata d’amore), Vadim (La calda preda), Malle (Soffio al cuore), Lynch (Velluto blu), Edwards (S.O.B.), Robbe-Grillet (Oltre l’Eden), Salce (La voglia matta), Jordan (Mona Lisa), Ferreri (Storie di ordinaria follia)… Allusioni all’erotismo hanno avvolto molti film, frequente esca per acchiappare lo spettatore.

Vengono qui raccolte opere di cartellonisti come Gasparri, Simeoni, Cesselon, Haller, Tarantelli, Calma e Casaro, ma la maggioranza dei manifesti non è firmata. Il cartellone pubblicitario è una forma di comunicazione ambigua, un “paratesto”, uno strumento indispensabile “per capire come la pellicola è stata fruita”.

Era un cinema prodotto per un pubblico maschile. Scrive il regista Paul Vecchiali: “Si tratta, ammettiamolo, soprattutto di un erotismo di tendenza machista in cui la donna, nuda o sapientemente bardata, si espone alla lubricità dello sguardo, rallegra e provoca il maschio”.

Bernard Martinaud divide questa produzione in due grandi tendenze: “la derisione e l’umorismo da un lato e la provocazione dall’altro”.

Gian Piero Brunetta ricorda le scene in cui Erminia e Giacinto, proletari di periferia, tornano al cinema dopo quattro anni e restano sbigottiti dall’iper-esposizione di sesso e nudità: diretto e interpretato da Alberto Sordi (Il comune senso del pudore), il film uscì nel 1976 e come nella tradizione della migliore commedia all’italiana arrivava al momento giusto nel descrivere l’esplosione dell’erotico nel paesaggio urbano.

Giacomo Manzoli intervista Sandro Simeoni (ferrarese, classe 1928), autore di oltre 3000 manifesti cinematografici, fra cui quelli per Accattone, La dolce vita, Per un pugno di dollari, Profondo rosso ed Emmanuelle.

Mi è venuta la curiosità di recuperare un paio di film:  Laszlo Szabo, Due prostitute a Pigalle, 1974, con Catherine Deneuve e Bernadette Lafont; e Jean Aurel, La modella, 1974, con Jean-Claude Brialy e Nathalie Courval.

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One Response to Fantasmi Erotici della Strada, Grafis edizioni, 1997

  1. wwayne says:

    Profondo rosso è uno dei film più belli nella storia del cinema. Risale ad un periodo in cui il cinema italiano era pieno di eccellenze, anche nei settori “di contorno” come quello dei cartellonisti. Anche adesso comunque siamo messi molto meglio di quel che crediamo: ogni anno almeno 3 – 4 film italiani degni di nota escono sempre. Casomai ad essere entrato in crisi è proprio il filone a cui Profondo rosso appartiene, ovvero il giallo all’italiana. Ma anche questo è perfettamente normale: questo genere (così come gli spaghetti western e le commedie sexy) fa parte del passato, e non è colpa di nessuno se anche se le cose più belle ad un certo punto finiscono.

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