Come dipinsi il cinema, Silvano Campeggi, Edimond, 1994

Noto come “Nano”, Silvano Campeggi è stato uno dei più importanti cartellonisti del cinema del dopoguerra. Sue le locandine e i manifesti italiani di film come Via col vento, Casablanca, Colazione da Tiffany e West Side Story. Quando uscì, nel 1994, questo ricco volume, di grande formato, costava 70.000 lire.

Campeggi prediligeva l’acrilico su carta, il suo colore preferito era il rosso. Lo scelse anche perché spiccava fra gli altri colori, dunque attirava l’occhio fra gli altri manifesti, cogliendo il bisogno di farsi notare immediatamente. Fra i bozzetti “non identificati”, ce n’è uno in cui una donna e un uomo stanno avvinghiati, i volti a pochi centimetri, e solo il volto di lei esce dal rosso, con pochi tratti biondi e azzurri.

“C’è stato un periodo, e sembra sia già passato un secolo, in cui le strade erano un grande fotoromanzo. Tutte tappezzate di manifesti cinematografici. Le labbra rosse di Rosalind Russell, il seno di Ava Gardner, le espressioni virili e accigliate, eroiche dei divi con la pistola”. Le sale si chiamavano Astra, Lux, Iride, Cristallo, Smeraldo. Quei manifesti erano “promesse di sogni”. Il volume venne curato da Giovanni Bogani, che introduce il mestiere del cartellonista, attraverso considerazioni e ricordi riferitigli da Nano Campeggi.

L’artista comprese presto che le sue opere “dovevano camminare sul crinale fra l’arte e il mercato”. Aveva committenti, scadenze da rispettare, somiglianze da soddisfare. I punti di riferimento furono due cartellonisti che l’avevano preceduto: Luigi Martinati e Alfredo Capitani; e poi Gargiulo ed Ercole Brini.

Problema essenziale: “come condensare in una sola immagine tutta la complessità, l’interezza di un film”. Campeggi vedeva il film in una saletta, produceva 3-4-5 bozzetti e poi realizzava quello scelto dalla produzione.

Lo spettatore doveva sapere quale film aspettarsi: perciò, dell’immagine facevano parte “segni” di immediato significato, profilo di grattacielo per una pellicola metropolitana, un albero per un film ambientato in campagna, una palma per una location esotica, delle sbarre per un “giallo”, il dettaglio di un letto per una storia d’amore, la spada per un film stoico, la freccia nel western, l’elmetto per le guerre del Novecento.

Il volto dell’attore non doveva cadere sulla piega del manifesto, nei classici formati 200×140, 100×70, 50×70. E Campeggi doveva sforzarsi per rispettare le gerarchie, non contraddicendo le proporzioni stabilite dai contratti degli attori (i primattori non transigevano).

Campeggi seguiva la realizzazione del manifesto fino alla stampa, affidata alla Zincografica Fiorentina.

Nel lungo omaggio curato da Giovanni Bogani, spiccano i ricordi di Campeggi a proposito degli incontri ravvicinati con Marilyn (nuda), Liz Taylor e Ava Gardner.

Fra le opere riprodotte (in ordine alfabetico secondo il titolo italiano), alcune corrispondono a film talmente “minori” che non li ho mai sentiti nominare. Eppure, le immagini più potenti avvolgono sia titoli celebri che dimenticati: Le avventure di Huck Finn, Bellezze al bagno, Ben-Hur, Cantando sotto la pioggia, Casablanca, La città prigioniera, Contrabbando sul Mediterraneo, Controspionaggio, Il dominatore di Chicago, Due settimane in un’altra città, L’ereditiera, Exodus, Il figlio di Giuda, La fortuna è bionda, Fra Diavolo, Fuoco verde, La gatta sul tetto che scotta, Gigi, Incontro a Bataan, Ivanhoe, Madame Bovary, La maschera e il cuore, Piccole donne, La ragazza del quartiere, Rapsodia, Ricca giovane e bella, Sombrero, L’ultima volta che vidi Parigi, Venere in pigiama, Vincitori e vinti.

Segue una carrellata di “bozzetti”, davvero magnifici: A casa dopo l’uragano, I Barkleys di Broadway,  Il nudo e il morto, Il principe e la ballerina, Quo vadis?, Sayonara, Scialuppe a mare, La vedova allegra, Venere in visone, Le notti bianche, Gilda, Colazione da Tiffany, Vacanze romane, Zaffiro nero.

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