Tutta un’altra musica, Nick Hornby, Guanda, 2009

Duncan è un grande fan di Tucker Crowe, un rocker che a 33 anni scomparve nel nulla. Era il 1986. Ventidue anni dopo, il mistero sulla sua scomparsa continua, i fans continuano a ricamarci sopra attraverso forum su internet. I crowelogisti – tendenzialmente tutti maschi – sono maniaci ossessivi, sanno tutto del loro oggetto di devozione.

Dall’Inghilterra, Duncan ha trascinato Annie in pellegrinaggio sui luoghi topici della carriera di Tucker Crowe, fra il paesino natìo nel Montana e New York, Memphis e Minneapolis, fino a San Francisco. Duncan e Annie hanno quasi quarant’anni, stanno insieme da quindici e lei “aveva dovuto accettare Tucker Crowe fin dall’inizio, come una menomazione”. Duncan sembra non avere altri interessi nella vita; Annie ha qualche desiderio in più: una relazione meno abitudinaria, un compagno meno infantile, qualcuno con cui condividere un figlio. Al ritorno dal viaggio negli USA, il suo senso di vuoto diventa insopportabile.

Nessuno come Nick Hornby sa scrivere di musica e del significato emozionale che può assumere. Per rafforzare l’effetto-realtà, lo scrittore alterna il racconto con pagine riprese da wikipedia – nello stile di wikipedia – sul musicista e le sue opere. Si parla di problemi di alcolismo, si fa riferimento a un’ipotetica figlia, Ophelia, avuta da Julie Beatty, la modella a cui dedicò “Juliet”, un anno prima della scomparsa dalle scene (la madre ha sempre negato).

Fulmine a ciel sereno, in una busta arriva a Duncan la versione “Naked” di “Juliet”; Annie, quasi per ripicca, ascolta l’album prima di Duncan, i due litigano, poi arrivano a opinioni antitetiche sulla qualità del disco: per Duncan è un capolavoro, per Annie solo abbozzi di canzoni. Juliet, Naked è il titolo originale di questo romanzo, tradotto da Silvia Piraccini; trasparente riferimento al Let It Be, Naked dei Beatles, la versione ripulita degli arrangiamenti orchestrali imposti dal produttore Phil Spector.

Ora Tucker vive mantenuto dall’ultima moglie, Cat, legge libri di Dickens e alleva il piccolo Jackson, avendo finalmente scoperto una vocazione da padre. Della sua vita di un tempo ha una pessima opinione: le canzoni che ha scritto gli sembrano false, ipocrite, non comprende come mai qualcuno possa ancora amarle.

Che tipo sia Tucker Crowe – un uomo che per un certo periodo della vita ha avuto centinaia di donne – lo dimostra la reazione alla notizia che uno dei figli aspetta un bambino. Sta per diventare nonno: d’impulso, decide di scrivere una seconda, lunga, sincera e-mail ad Annie. Che immediatamente decide di farne il proprio segreto (Duncan, che darebbe la vita per comunicare con il suo idolo, non ne saprà niente).

L’immaturità sentimentale di Duncan, con la sua vita monogama, assomiglia quella del suo idolo, che pure ha condotto un’esistenza antitetica. E c’è una profonda somiglianza anche fra Annie e Tucker: lei sente il proprio orologio biologico correre, pensa di aver sprecato gli ultimi 15 anni della sua vita, lui ne ha sprecati persino di più, insieme al talento, inanellando un numero esorbitante di relazioni fallimentari.

Pessime persone possono realizzare grandi opere d’arte, dirà Annie a Tucker, nel corso di questo innamoramento inaspettato, travolgente, ingestibile. Divertente e profondo, come le migliori pagine di Hornby…

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  1. Pingback: Juliet Naked. Tutta un’altra musica [Juliet, Naked], Jesse Peretz, 2018 – [cine41] – 7 | RUDI

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