Il clan dei Mahé, Georges Simenon, 1946

“Erano arrivati a Porquerolles solo da quattro giorni e lui ne era già stufo. Anzi, non ne poteva più. Il sole, ad esempio, lo spossava letteralmente; ogni cosa richiedeva uno sforzo di adattamento, o di comprensione. Eppure l’isola era bella… Forse era lui a essere fuori posto”.

L’estraneità del dottor Mahé all’ambiente dell’isola è subito evidente, lui non pesca nulla di buono anche alternandosi di posto con il pescatore che invece accumula ombrine. François Mahé – 32 anni – è un corpulento medico di campagna, la cui pelle tende a ustionarsi; anche la moglie Hélène si è lamentata del caldo appiccicoso e delle zanzare, la figlia Jeanne non digerisce la cucina meridionale. A Porquerolles è tutto eccessivo, smodato: il calore, gli odori, l’azzurro del cielo, il silenzio quasi ostile degli abitanti.

Il dottore che vive sull’isola è partito per un matrimonio perciò, proprio mentre sta pescando, Mahé viene chiamato ad assistere una donna morente di tifo. Quando arriva è già morta; il marito è andato a ubriacarsi a Tolone, accanto alla donna, nel tugurio dove vive, ci sono solo alcuni estranei. “Lo sguardo del dottore fu attratto da una macchia rossa: in un angolo, rannicchiata su se stessa contro il muro, vide una ragazzina con un vestito di uno squillante rosso bandiera, e dalle gambe magre, nude, che li fissava”.

Il dottore scoprirà che questa ragazzina bionda con gli occhi azzurri si chiama Élisabeth, ed è la maggiore di tre figli…Per molti mesi non si parla più di Porquerolles. La famiglia del dottore è tornata alle sue calme abitudini nel paesino della Vandea in cui tanti portano il suo stesso cognome, nella casa di pietra grigia con le siepi di bosso tagliate in modo maniacale; Mahé ha soggezione della madre, che vive con loro, gli prepara ancora la biancheria pulita e gli ha scelto persino la moglie. Il dottore ha già prenotato le vacanze in una comoda località del Nord, quando una domenica si sorprende a dire: “Credo proprio che finiremo per tornare a Porquerolles”. Il motivo per cui il dottore insiste non è chiaro, ma avverte questa sua voglia di tornare come un “desiderio riprovevole”…

Simenon descrive il genere di angoscia che può travolgere la serenità di un’esistenza: Mahé è un individuo frustrato, con forti limiti nell’esprimere la propria affettività. Non ha mai avuto aspirazioni diverse da quelle impostegli dalla famiglia, è la morte della madre a rendergli insopportabile quella vita. Non sopporta più la moglie, i figli, la professione, l’ambiente; nulla può trattenerlo dal tornare a Porquerolles. Fa “pensieri vaghi”, ma sa che una mattina la nebbia si dissolverà e tutto gli sarà chiaro. Decide da solo: finché l’ennesima partenza per le vacanze sarà definitiva, irrimediabile.

2 Responses to Il clan dei Mahé, Georges Simenon, 1946

  1. Sigfrido Millequadri says:

    Bellissimo paesaggio di Felix Vallotton pittore svizzero che adoro

  2. Fritz Gemini says:

    Un Simenon anomalo, immerso in atmosfere soleggiata. Per certi versi mi ha ricordato Camus. Bel romanzo ed ottima recensione

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