Caboto, Lorenzo Mattotti e Jorge Zentner

Riproposto da Logos in un’edizione tradotta da Lilia Ambrosi e arricchita dall’introduzione dello sceneggiatore argentino e da vari schizzi preliminari (in bianco e nero) di Mattotti, Caboto venne pubblicato nei primi anni Novanta in Spagna: lo commissionò Planeta per celebrare i 500 anni della scoperta dell’America; in Italia uscì per Hazard nel 1997.

Il protagonista è Sebastiano Caboto (Venezia 1484 – Londra 1557). Poiché le biografie sono incoerenti tra loro, Zentner sceglie di fare del mistero la chiave di lettura del fumetto. La storia racconta del viaggio di Caboto verso le Molucche, destinazione mai raggiunta. Allo stesso tempo, si sviluppano le riflessioni per dare forma al fumetto. Attraverso le didascalie, il monologo interiore del protagonista, di dipana una doppia esplorazione, quella guidata da Caboto e quella alla ricerca dei suoi moventi. Già non è facile assegnare una fisionomia a un personaggio di cui esistono descrizioni discordanti; in generale, la vita di Sebastiano Caboto ci è arrivata piena di lacune e buchi neri, un po’ come le mappe disegnate dai cartografi alla fine del Quattrocento. “I cartografi – scrive Zentner – erano obbligati a lasciare enigmatici bianchi o suggestivi punti di domanda sopra zone vastissime”. Perciò, il “racconto storico” evolve in “racconto del mistero”.

L’avventuroso viaggio narrato in queste tavole ebbe inizio il 3 aprile del 1526, a Sanlúcar de Barrameda. Obiettivo: trovare un passaggio verso le Molucche, alla ricerca delle preziosissime spezie. Tre caravelle con 150 uomini d’equipaggio arrivarono fino alla costa del Brasile, all’altezza del Pernambuco, e qui Caboto riunì gli ufficiali della spedizione comunicando un cambiamento nei piani: voleva esplorare il Río de la Plata (allora chiamato Río de Solís, in onore di un esploratore ucciso dagli indigeni).

Sui motivi del cambio di rotta, restano dubbi: impossibile stabilire quanto fosse grande la smania di potere, alcuni ipotizzano un doppio gioco con gli inglesi, altri la pura sete di conoscenza.

“Si svolsero esattamente così i fatti?”, è lecito chiedersi, ma senza dubbio quella di Caboto fu “un’ambizione complessa”, afferma lo sceneggiatore argentino.

In questa cinquantina di tavole a colori, dalla struttura regolare, c’è una frase che ritorna: “narrare: occupazione da sopravvissuti”.

Non dirò nulla di nuovo sulla bellezza che scaturisce da pastelli e matite colorate, a riempire le tavole di Mattotti. Stavolta, il risultato è più smagliante in certi disegni panoramici, anche quando si avverte una certa dominanza delle tonalità scure.

Originale la scelta di delineare la fisionomia di Caboto, il suo volto, mentre si avanza nella lettura.

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