Ben Hecht e Marylin

Due volte Oscar per il miglior soggetto, Ben Hecht è l’uomo che ha scritto Scarface e Notorious, Partita a quattro, Ventesimo secolo, Viva Villa!, Le notti di Chicago, lo strepitoso La signora del venerdì.

Erano gli anni in cui Hollywood attirava Francis Scott Fitzgerald, William Faulkner, Dorothy Parker, Christopher Isherwood (e anche Bertolt Brecht e Thomas Mann). Era lo Studio System: gli scrittori lavoravano alla catena di montaggio, obbligati a confezionare un certo numero di pagine a settimana.

«La solitudine della creazione letteraria ha molto poco a che vedere con il lavoro che si fa per il cinema», scrisse Ben Hecht. «Di solito scrivi con il telefono che suona come un disperato, con il tuo capo che entra e esce dalla stanza dove tenti di lavorare, con il regista che inveisce e grugnisce nella sedia accanto a te. E poi ci sono le riunioni che interrompono il lavoro, gli agenti che arrivano con idee più o meno geniali, per non parlare degli amici che ti sottopongono storie senza senso. Il disastro incombe sulla tua scrittura. La star per cui stai scrivendo si ammala. Lo studio per cui stai lavorando cambia di mano e tutto cambia, per cui la scena che stavi descrivendo a Brooklyn, ora la devi spostare a Pechino».

La velocità di scrittura di Hecht era leggendaria. Scrisse Scarface in sette giorni, Viva Villa! in quindici. Non gli interessava più di tanto vedere la sua firma nei titoli di coda di un film: se aveva dei dubbi sul successo di una pellicola, preferiva restare anonimo, se invece il film diventava un successo (come Via col vento, su cui Hecht intervenne pesantemente, in sette giorni, rimaneggiando una sceneggiatura nata male: e David Selznick lo ricompensò con un assegno di quindicimila dollari), allora faceva in modo di far sapere in giro che era anche merito suo.

Quella di Hecht è una vita avventurosa: ha lavorato con le parole in tante forme: reporter, romanziere, commediografo (The Front Page nasce a Broadway), propagandista politico, autore radiofonico, conduttore televisivo, regista e produttore cinematografico indipendente.

Nel 1954, Norma Jean Baker decise di scrivere un’autobiografia. Il suo agente, Charles Feldman, contattò Ben Hecht perché le facesse da ghost writer.
Per alcune settimane, Hecht ascoltò Marylin Monroe raccontare nei dettagli la sua infanzia e la sua vita da star. Ma qualcosa andò storto: al momento di pubblicare il testo, né Marilyn né Hecht erano soddisfatti del risultato.
La mia storia rimase nei cassetti fino al 1974, e solo nel 2000 è uscita con la firma del suo vero autore.

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