Elezioni meno 3: primo esercizio di reticenza

Confermare Stefano Bonaccini o “provare” Lucia Borgonzoni? Nell’era della personalizzazione della politica, la rappresentazione dei media si limita a questo, ad allestire il ring per il duello fra i candidati delle due coalizioni.

L’analisi più convincente l’ho trovata su Twitter, a firma Francesca Fornario (@Fornario); alle 0:36 PM di giovedì 16 gennaio, ha scritto: “Emilia, sfida alla pari. Tra un partito che nasconde la sua candidata e un candidato che nasconde il suo partito”.

Da parte mia, ho deciso due cose: non farò una “dichiarazione di voto” e sceglierò la strada del voto disgiunto, non trovando una sola proposta politica convincente; posto per l’ennesima volta davanti al meno peggio, dimezzerò il disagio con due scelte diverse, una per la lista e una per il presidente.

Qualche dato, intanto, e qualche accenno di pronostico.

In E-R, sono chiamati al voto 3 milioni e 508mila persone (1.704.295 uomini e1.804.037 donne), che potranno votare in una delle 4.520 sezioni elettorali dei 328 Comuni. Nelle ultime elezioni, votò meno del 38%, un terrificante record negativo subito rimosso dal dibattito. Stavolta, i sondaggisti prevedono un netto rialzo della partecipazione. Votassero i due terzi degli aventi diritto, sarebbero da conteggiare 2.315.280 schede; qualcuno ipotizza un 70% di partecipazione (non ci credo), ma nessuno azzarda a dire chi ne trarrebbe vantaggio.

A consigliere regionale si sono candidati in 788, considerando le pluricandidature si scende a 739 persone fisiche. L’età media è di 46,9 anni. Il 58,6% dei candidati non ha avuto nessuna esperienza politica precedente. Ma ci sono anche professionisti della politica: un Parlamentare europeo, 8 fra deputati ed ex deputati, 9 Sindaci in carica (35 compresi gli ex Sindaci). Fra gli uscenti, si ricandidano 5 assessori e 38 consiglieri regionali.

I candidati alla presidenza sono 7. Di questi, 5 hanno alle spalle solo una lista, mentre Borgonzoni e Bonaccini guidano pattuglie di 6 componenti (compresa la Lista che porta il loro nome: usanza ormai data per scontata, nonostante sia Bonaccini che Borgonzoni siamo dirigenti di un partito che pure presenta il suo simbolo).

Quanti voti serviranno per diventare presidente dell’Emilia-Romagna?

Vado a spanne, ma sono convinto di avvicinarmi al risultato con una certa esattezza. Se faccio la somma dei 5 candidati che non possono vincere, arrivo circa al 10% dei voti validi. Dunque, con il 66% di votanti, sarebbero 231.528. Sottraggo questa cifra ai 2.315.280, e arrivo alla conclusione che per vincere, con un voto in più dell’avversario, possano bastare 1.050.000 voti.

4 Responses to Elezioni meno 3: primo esercizio di reticenza

  1. francesco says:

    Noto un numero incredibile di candidati “di sinistra”

    E niente, meritiamo salvini e Bergonzoni

  2. Pingback: Elezioni meno 2: secondo esercizio di reticenza | RUDI

  3. Pingback: Elezioni meno 1: penultimo esercizio di reticenza | RUDI

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