Elezioni meno 1: penultimo esercizio di reticenza

Giovedì, venerdì, sabato e domani: quattro post per motivare le ragioni per cui non faccio una dichiarazione di voto – né a una lista né a un presidente – e userò il voto disgiunto. Andare al seggio è una conquista politica che non posso offendere con l’astensione, ma diffido dei proclami roboanti, vedo molte più somiglianze che differenze fra chi si disputa la vittoria finale, e trovo sintomatica la doppia rimozione sintetizzata su Twitter da Francesca Fornario (@Fornario): “Emilia, sfida alla pari. Tra un partito che nasconde la sua candidata e un candidato che nasconde il suo partito”.

Confesso una certa stanchezza. Questo voto non mi appassiona, vedo sventolare drappi rossi davanti alle rispettive tifoserie per farle infuriare (“arrivano i barbari”, oppure “liberiamo l’Emilia-Romagna”) e sostenere argomenti ai confini dell’irrazionalità. Diffido da chiunque se la senta di proclamare una propria superiorità morale, tale per cui sarebbe legittimo che solo i VIP che sostengono il Bene possano farlo, mentre chi sostiene il Male faceva meglio a starsene zitto.

Bene e Male sono categorie che poco hanno a che fare con il conflitto politico. Faccio notare che c’era chi prevedeva catastrofi per la sconfitta della sinistra a Bologna nel ’99, poi ha fatto il confronto fra Guazzaloca e Cofferati e si è trovato in forte imbarazzo. Non credo sia un caso che un pezzo di chi sostenne Guazzaloca oggi stia con Bonaccini. Mi fermo qui: so che ricordare certe cose oggi può apparire urticante. Ma voglio segnalare un altro paio di sciocchezze sparse a piene mani, su entrambi i fronti, al solo scopo di allargare e aizzare le rispettive tifoserie.

La prima è che il voto in Emilia-Romagna potrebbe far cadere il governo. Se c’era una labile possibilità che questo potesse accadere, due fatti l’hanno reso impossibile: le dimissioni del “capo politico” obbligano i 5 Stelle (tuttora e di gran lunga il primo gruppo parlamentare) a darsi il tempo per riorganizzarsi (come Renzi, Calenda, Carfagna; il Pd di Zingaretti dovrebbe addirittura ripartire da zero), forse facendo leva sulla figura del premier, che gode pur sempre di un’ampia popolarità.

Secondo: entro fine maggio, va convocato il referendum sul taglio dei parlamentari. Senza quel voto, la riforma costituzionale sarebbe nulla: ve li immaginate i partiti che si presentano agli elettori dopo un autogol del genere? A quel punto, si dovranno ridisegnare i collegi, e sappiamo quanta fatica facciano gli eletti a dimettersi.

Dunque, non ci saranno elezioni politiche anticipate almeno fino all’autunno. Nel frattempo, si voterà in Campania, in Toscana, in Puglia, da molte altre parti, e non riesco a capire perché il voto degli emiliano-romagnoli debba avere un peso specifico superiore. C’è molta vanità in questa pretesa.

Dunque, domani si vota per il governo della Regione, anzi di due Regioni: la Calabria, avviata verso il trionfo del centro-destra, dopo una legislatura di centro-sinistra, sembra poco interessante.

Che sia “storica” la rilevanza del voto in E-R è opinione di molti, non la mia. Fosse un passaggio d’epoca così decisivo, fossimo nei pressi di Stalingrado (ho letto anche questa), qualcuno mi spieghi come mai il primo partito sarà quello degli astensionisti. Con larga probabilità, anzi, la partecipazione al voto sarà nell’ordine – poco sopra o poco sotto – di quella del 2010. E quella non era una “battaglia all’ultimo voto”, anzi la vittoria di Vasco Errani non era nemmeno quotata dai bookmakers.

Adesso, la certezza è che anche in Emilia-Romagna gli elettori di centrodestra siano più numerosi di quelli di centrosinistra (perché è successo? Nessuno lo dice), e che il presidente uscente possa rimontare solo se migliaia di voti grillini e/o a sinistra del Pd gli daranno la preferenza.

Fare leva sulle paure, per intercettare voti, è abbastanza squallido. A me fa paura il cambiamento climatico, ma in questa campagna elettorale si è parlato più di Bibbiano e di Mihajlovic.

6 Responses to Elezioni meno 1: penultimo esercizio di reticenza

  1. Paolo Sproviero says:

    Condivido tante delle tue idee Rudi, ma davvero, in fondo, vedere la Bergonzoni e la Santelli alla guida delle due regioni non ti farebbe “tremare le vene e i polsi”?

  2. Massimo Marcotullio says:

    Rudi,
    Non sono emiliano, non sono romagnolo, ma vedendo Salvini e quello che fa mi preoccupo molto.
    Te, legittimamente, sei più preoccupato, del mutamento genetico della sinistra.
    Credo che pur avendo una quindicina d’anni di differenza abbiamo votato gli stessi partiti (pci, rif. Com., pdci, etc.). Poi mi sono assuefatto allo scivolamento al centro della sinistra. Tu no, per questo non accetti la logica del meno peggio.
    Se fossi il leader di un partito ti voterei, non sono ironico, ma nel frattempo sono realista e spero nel cx e confido nel voto disgiunto, compreso il tuo.

  3. francesco says:

    ma vuoi mettere se Bonacini che bella analisi della disfatta in stile tafaziano potrebbe uscire fuori?

    ps: basterebbe vedere il video del vicesindaco leghista di Ferrara per non avere il benchè minimo dubbio, ma tant’è…..

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