#Brit-Pop 47: Simple Minds

Jim Kerr e soci. Della lunga parabola della band scozzese, scelgo la cui formazione-base di Sparkle in the Rain (sesto album, uscito nel 1984): Kerr (voce, carisma e presenza scenica), Charles Burchill (chitarre), Derek Forbes (basso), Michael MacNeil (piano e tastiere), Mel Gaynor (batteria), senza dimenticare la splendida voce di Kirsty MacColl.

Il loro sound migliore fu prodotto da Steve Lillywhite, a cui seguì Trevor Horn; hanno venduto oltre 60 milioni di copie, già nel 1990 vidi che la città di Glasgow li aveva già omaggiati con due sale di museo.

Furono fra i musicisti più impegnati accanto ad Amnesty e contro l’apartheid, alle campagne per i diritti civili donarono una forte propensione all’enfasi e all’inno; con superiori capacità compositive, avrebbero potuto restare in cima più a lungo, come dimostrano le cover di Biko e Street Hassle.

Pietre miliari: Speed Your Love to me, Someone, Somewhere (in Summertime), Don’t You (Forget About Me), Mandela Day, Waterfront e Street Fighting Years, dedicata a Víctor Jara.

5 Responses to #Brit-Pop 47: Simple Minds

  1. metalupo says:

    No. Mai apprezzati.

  2. Sigfrido Millequadri says:

    Una delle band della mia vita senza dubbio. Li vidi al Palatenda di Lampugnano intorno al 1984 in tour con Sparkle in the rain e l’immenso Mel Gaynor alla batteria, con quella che giustamente ricordi come la loro migliore formazione. Erano una macchina devastante, una delle migliori band viste dal vivo. La musica dei Minds era soprattutto un sound e l’alchimia tra i cinque musicisti fondamentale. Come si potrebbe suonare New Gold Dream o Sparkle in the rain in spiaggia? Derek Forbes era fondamentale negli equilibri della band un po’ come Chris Squire negli Yes. Quando Forbes lasciò i Minds nell’85 dopo il canto del cigno del singolo Don’t you, fu un momento di lutto per me e la cerchia di amici che amavano la band. Dopo quel singolo, il gruppo ebbe un crollo verticale a mio parere, con qualche sussulto solo con Street Fighting Years.Il loro miglior album per me resta New Gold Dream, un disco perfetto, un esempio compiuto e maturo, se vogliamo anche un filo troppo levigato, di New Wave inglese. Ma anche prima dell’82 fecero cose eccelse soprattutto nel duplice Sons and Fascination/Sister Feelings Call. Brani come The Amercan o Love Song sono tra le loro cose migliori. Sparkle in the rain è disco più ruvido, più live rispetto al precedente, che contiene perle come la inafferrabile Speed Your Love to me giustamente proposta nel video di questo post.
    Li ho rivisti dal vivo qualche volta nel nuovo millennio, sempre per puro effetto nostalgia. Una volta, mi pare all’Arena di Milano una decina di anni fa, partirono con Big Sleep ed il non meglio identificato bassista, la suonò col plettro. Per me, bassista, è stato un pugno allo stomaco e anche la dimostrazione di come quel suond, compresso in pochi anni …. 81, 82, 83, 84 ! si reggesse davvero sull’amalgama dei musicisti e non su uno spartito. Sparita quella magia, sono spariti i Minds.
    Comunque, lunga vita a Jim Kerr e soci! Per me almeno da top 20.

  3. piero72 says:

    Il mio podio: New Gold Dream, Life in a day. Sparkle in the rain.

  4. francesco says:

    capolavori assoluti i dischi degli anni 80, poi l’oblio

  5. mauro d'alo' says:

    Fino a Sparkle In The Rain davvero un buon gruppo, poi davvero il nulla…..

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