Imparare dalle sconfitte? Charlie Brown e il baseball, la palla strizzolina e quel che si vede dal monte di lancio

Il più grande esperto di sconfitte del Ventesimo Secolo si chiama Charlie Brown: in cinquant’anni di storie, non ha vinto una sola partita (l’unica fu revocata perché un bambino ci aveva scommesso sopra). Le sue riflessioni sulla sconfitta, a capo chino o seduto sulla panchina, possono riempire un manuale sul senso della vita. Consapevole di allenare la peggiore squadra nella storia del baseball, vorrebbe parlare con l’inventore del gioco; “Per chiedergli consigli?” – domanda Linus; “No, per scusarmi”, risponde Charlie Brown.

Charlie Brown baseballDel football americano, Schulz ha offerto una sintesi celeberrima: Lucy che tiene fermo il pallone ovale, Charlie Brown che prende la rincorsa per calciarlo, e all’ultimo momento Lucy lo toglie e lo fa cadere rovinosamente. Succede decine di volte, ogni volta Charlie Brown si illude che andrà diversamente.

Ma è soprattutto il baseball, lo sport praticato dai bambini e dalle bambine creati da Schulz, che pure ha prodotto centinaia di strisce di argomento sportivo, dall’hockey al pattinaggio, dallo sci al football americano, dal golf al tennis, fino al calcio (come motivatore, Charlie Brown venne paragonato a Helenio Herrera).

L’egemonia narrativa del baseball discende dalla sua astrattezza, dalla potenzialità nel costruire relazioni metaforiche fra i protagonisti. Segnali in codice, per esempio: Schroeder (ricevitore) vorrebbe sapere da Charlie Brown (lanciatore) come intende lanciare, un dito significa palla alta, due dita palla bassa, tre dita “tutta la vasta gamma delle altezze intermedie”. Oppure, un dito significa palla veloce, due dita palla curva, tre dita palla spiovente e quattro dita palla con l’effetto… “E se mi dimentico?” chiede Charlie Brown. La risposta è teneramente spietata: “Non preoccuparti. Facciamo i segnali solo per far credere all’altra squadra che tu sai tirare qualcosa di diverso da una palla diritta”.

Salito, chissà come, fino alla terza base, Charlie Brown medita di “rubare” un punto, approfittando del turno di battuta del miglior battitore della squadra. Medita, rimugina, non sa trovare il coraggio. Infine, ci riesce. E fallisce. Si chiede perché non è rimasto fermo ad aspettare: da potenziale eroe, si conferma “lo zimbello di tutti”. Nessuno soffre per le sconfitte quanto Charlie Brown, e nessuno le vive con tanta speranza di riscatto. Solo lui si presenta al campo sotto un nubifragio, e non riesce a capire perché gli altri, tutti gli altri, se ne siano rimasti a casa al calduccio.

I bambini dei Peanuts passano da una sconfitta all’altra: ogni campionato comincia con le migliori intenzioni, e ogni volta il tracollo è totale. Quando Charlie Brown può effettuare un lancio decisivo (la petulante Lucy suggerisce una palla strizzolina), inevitabilmente il battitore avversario colpirà la sua palla così forte da sfilargli i vestiti di dosso.

In cinquant’anni, gli stati d’animo si sono tipizzati: Charlie Brown è avvilito e oppresso dai sensi di colpa; Lucy è distratta e piena di scuse; Linus, il più saggio, tiene le statistiche; Schroeder (con il casco da ricevitore) pensa sia meglio tornare all’amatissimo Beethoven; Frieda non vuol portare il cappellino per non rovinare i riccioli naturali; Violet teme che nel guanto sia entrato un insetto; Snoopy, che acchiappa le palle con la bocca, è senz’altro il migliore, segna i fuoricampo sul tetto della cuccia e Charlie Brown teme che venga notato dall’osservatore di una grande squadra o dalla Protezione Animali.

Scoraggiato dopo l’ennesima, umiliante disfatta, Charlie Brown decide di cambiare aria: su suggerimento di Linus, pubblica un’inserzione anonima, in cui si dichiara disponibile ad allenare una squadra qualsiasi. Gli risponde una squadra che sta cercando un nuovo allenatore, non sopportano più quello che hanno: è la sua squadra… A scrivere è stata Lucy, sempre meravigliata dalla vista che si gode dal monte di lancio.

(6 agosto 2013)

5 Responses to Imparare dalle sconfitte? Charlie Brown e il baseball, la palla strizzolina e quel che si vede dal monte di lancio

  1. Lele says:

    Per carità! Neanche quando parli di calcio o politica (oppure calcio E politica) inanelli così tante asinate!!
    Sorvoliamo sul fatto che il bambino che scommette sulla partita vinta era Replica (o Ripresa, a seconda delle traduzioni), ovvero il fratellino di Lucy e Linus, non un bambino qualsiasi.
    Sorvoliamo sul fatto che la squadra di Charlie Brown vince varie partite senza di lui (una volta è malato, una volta al camp estivo, una volta sviene colpito da una pallina, due volte non si presentano gli avversari).
    Ma nel 1993 la squadra vince addirittura due partite, entrambe contro la squadra di Royanne Hobbs, pronipote di Roy Hobbs, protagonista del romanzo “Il migliore” di Bernard Malamud. Dopo le sconfitte però Royanne confessa a Charlie Brown di averlo lasciato vincere perché innamorata di lui, mandandolo doppiamente in crisi, sportiva e sentimentale.
    (quella di Malamud ammetto di averla scoperta su Google, il resto me lo ricordavo)

  2. Rudi says:

    Intanto, io Malamud l’ho letto… E sul Roy Hobbs di Redford ho anche scritto.

    Molto utili le segnalazioni.
    Sapevo di Ripresa e di una partita in cui gli avversari non si presentano.
    Non sapevo nulla di Royanne, e del resto ammetto che la mia conoscenza dei Peanuts va declinando con il passare dei decenni. Gli ultmi 10-15 anni di Schulz, li conosco poco.

  3. Luigi Baragiola says:

    il Ristorante Longoni , gestito dai miei Zii materni , negli anni ’70 era la sede del circolo scacchistico Marianese.
    Vi giuocava tutti i giorni un “Signore” Polacco (il Sig. Patala), che mio Zio Carlo chiamava “Woijtila con i baffi”. Avrà giocato almeno 20.000 partite senza mai , e ripeto mai, vincerne una.
    Il suo stile nel perdere pero’ era impagabile: e’ arrivato ad avere accese sei sigarette contemporaneamente,
    più una sull’orecchio e massacrava l’avversario con il ticchettio del suo anello d’oro, che freneticamente batteva sul tavolo.
    il suo “sciac” ,per avvisare l’avversario dello scacco al Re, e’ entrato nella storia del Bar Longoni
    e a fine pomeriggio il saluto di mio zio Carlo era sempre: “Adamo facciamo sciac”.
    Però lui era sempre lì , davanti alla scacchiera con il suo modo di essere impagabile,
    le sue cravatte dorate e impeccabili e perdeva sistematicamente, e neanche per errori
    di posizione ma con tre , quattro, cinque pezzi in meno.
    Per cui credo che la lezione del Sig. Patala da Cantù e’ quella di fregarsene delle sconfitte.

  4. bartolomeo Salvo says:

    Charlie Brown:
    – Per un breve momento la vittoria era alla nostra portata! E poi è iniziata la partita.
    – La vita è un gioco… a volte si perde a volte si vince. Io sarei contento anche di pareggiare.
    – Si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie… ciò fa di me la persona più colta del mondo.

  5. willerneroblu says:

    Questo fumetto l’ho sempre detestato e nel rispetto del blog non dico parolacce…cavoli ma scriviamo di Andy Capp lui si che si intendeva delle questioni vitali 🤣 !

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