Addio a Bora Stankovic, per me è stato come Helenio Herrera

Aveva quasi 95 anni, l’avrò visto per pochi secondi in interviste di repertorio, eppure la notizia della scomparsa di Borislav Stankovic mi ha emozionato.

Mi ha fatto tornare bambino, quando scelsi di tifare per Cantù, quelli dell’Oransoda, quando Bora ne era l’esotico condottiero. Data simbolo, il 7 aprile 1968: l’Oransoda sconfisse il Simmenthal Milano e cucì il primo scudetto sulla maglia.

Per il basket, è la terza leggenda che scompare in questo tragico 2020: Stankovic va considerato alla stessa stregua di David Stern e di Kobe Bryant, nell’aver reso questo sport il più praticato e globale al mondo.

La sua storia è, allo stesso tempo, la storia della pallacanestro jugoslava, europea e mondiale. Fu un ottimo giocatore, un fenomenale allenatore, un dirigente sportivo senza pari.

Nato in Bosnia-Herzegovina, a fine anni Quaranta, faceva parte della Stella Rossa Belgrado che conquistò tre campionati consecutivi; poi passò allo Železničar e infine al Partizan, dove smise di giocare e cominciò ad allenare. Dalla panchina, vinse altri 3 titoli jugoslavi con l’OKK Belgrado, prima di venire attirato in Brianza e dare l’impulso decisivo alla nascita del mito di Cantucky.

Arrivò che non sapeva una sola parola di italiano. Dopo tre mesi, già lo parlava bene. Più del primo scudetto (1968, che anno!), la sua eredità fu quella di costruire una struttura sportiva che allora fu definita college e oggi chiameremmo cantera. Direttore sportivo Gianni Corsolini; in campo, il quintetto-base era formato da Carlos D’Aquila, Recalcati, De Simone, Merlati e Burgess (gli ultimi tre definiti come “il muro di Cantù”); il vice allenatore era Arnaldo Taurisano, dalla panchina si alzavano Frigerio, Della Fiori (fu lui a chiamarlo Ciccio), Cossettini e Marino; negli allenamenti cominciò a coinvolgere il sedicenne Marzorati.

In seguito, ha diretto la Federbasket jugoslava, la federazione più straordinaria nella storia del basket europeo, capace di vincere tutto grazie alla coabitazione di talenti partoriti da diverse patrie ed etnie. E nel 1976, Stankovic andò alla Fiba, la federazione internazionale, quando ancora era solidissimo l’ipocrita muro che separava professionisti (Nba) e dilettanti (tutti gli altri). A dirigere la Fiba è rimasto 26 anni…

È sotto la gestione di Stankovic che sono stati introdotti il tiro da 3 punti e la divisione del tempo effettivo in 4 quarti. Ed è sotto la sua gestione che l’Nba ha abbandonato l’aureo isolamento e i suoi fenomeni sono sbarcati a Barcellona 1992, con il primo e inimitabile Dream Team.

Nel ‘78, Stankovic è entrato nel CIO e poi è stato coinvolto nella Naismith Basketball Hall of Fame, l’Arca della Gloria che già lo ha celebrato in vita.

4 Responses to Addio a Bora Stankovic, per me è stato come Helenio Herrera

  1. antonior66 says:

    È morto anche Gianni Mura :(

  2. Luigi Baragiola says:

    Cantù, è una giornata da celebrare Il secondo scudetto compie 45 anniBasket serie A Il 4 maggio 1975 la Forst bissava il primo tricolore travolgendo l’Ignis al Pianella Cattini, allora ventenne: «Recalcati il leader. Sapeva toglierci la pressione nei match cruciali»

    Con un bel ALE’ ALE’ ALE’ Cantu’

    Qualche giorno dopo ci fu la festa dello scudetto al Ristorante Longoni FORST CLUB a Mariano
    Comense. Era il Ristorante dei miei Zii e di mio Nonno Eugenio Palimiro all’epoca.

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