Spostamenti fra regioni, facile beffare gli algoritmi

Il governo è al bivio: aprire agli spostamenti tra le regioni dal 3 giugno, o rinviare di una settimana. Per tutti, senza distinzioni: come se la situazione fosse la stessa in Sardegna e in Lombardia. Spero venga deciso il rinvio, non ho la minima fiducia nei numeri che ci vengono raccontati.

Alcune Regioni del sud, soprattutto Sicilia e Sardegna, hanno minacciato di far entrare sul proprio territorio solo chi si presenterà con un test sierologico effettuato nei tre giorni precedenti. Il ministro Boccia ha già brandito l’impugnazione di simili provvedimenti davanti al Tar, ma un problema come questo non può essere risolto senza il massimo consenso.

Al solito, il governo si trincera dietro i dati. Forse già oggi arriveranno quelli dell’ultimo monitoraggio settimanale effettuato dal ministero della Salute per misurare l’andamento della curva epidemica, con il famoso fattore Rt: il tasso di contagiosità del virus.

Il ministero aveva elaborato una serie di 21 indicatori, prendendo in considerazione il numero di tamponi effettuati, i nuovi contagi, i cosiddetti guariti, i morti, il tasso di occupazione delle strutture sanitarie e delle terapie intensive… Tanti numeri e un paio di algoritmi a elaborarli.

Sul Corriere, Fiorenza Sarzanini, Alessandro Trocino e Simona Ravizza hanno dimostrato che è lecito nutrire forti dubbi sui numeri che circolano. “Come in un falso sillogismo, se le premesse sono sbagliate, errate saranno le conclusioni. Errori frutto di semplice inaccuratezza, incapacità strutturale del sistema oppure risultato di sviamenti programmatici? Per il professor Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che analizza sistematicamente le relazioni, «il fatto che la Regione sia titolare del monitoraggio espone a comportamenti di tipo opportunistico». Lo dice in termini ancora più netti il biologo Enrico Bucci: «È ovvio che se chiedi alle Regioni di fornirti dati decisivi su aperture o chiusure, saranno loro a determinare quali e come darteli seguendo logiche politiche interne»”.

Abbiamo assistito a una quantità di “errori” plateali. Il numero dei dimessi dagli ospedali viene fatto coincidere con i “guariti”. Il numero dei tamponi effettuati è nettamente diverso da una regione all’altra, e siccome sappiamo che l’80 o il 90% dei malati è asintomatico, se non li cerchi, è ovvio che i malati non li trovi. E la Lombardia riesce a stupirci, rivoluzionando le leggi della statistica: i morti dichiarati, nell’ultima settimana, sono stati 57 – 56 – 0 – 34 – 22 – 58 – 20…

Conclusione: ogni numero che ci viene comunicato è suscettibile di uno scarto clamoroso con la realtà. Dal confronto 2019-2010 fra i morti di marzo e aprile, è facile dedurre che i dati del Bollettino quotidiano siano largamente sottostimati. Quanto al numero dei tamponi, non si è mai saputo a chi vengano fatti, se si tratti del primo o venga considerato anche il secondo e il terzo di verifica.

E poi c’è l’Rt, che misura la riproduzione del virus. Anche in questo caso, i numeri non paiono attendibili, in metà delle Regioni si fanno pochissimi tamponi. Se per trovare il virus, lo devi cercare, è forte il rischio che all’improvviso si registri un’impennata, dovuta ai casi eclatanti di chi si ammalerà in modo così grave da dover essere ricoverato.

E così, ieri, dalla Fondazione Gimbe è partito un messaggio fragoroso: «A 23 giorni dall’allentamento del lockdown, dunque, la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi».

La Regione Lombardia si è infuriata: “Le dichiarazioni sono gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero”. Chiedono rettifiche. Non le stanno ottenendo.

43 Responses to Spostamenti fra regioni, facile beffare gli algoritmi

  1. I numeri, lo so bene per averne viste parecchie nel corso della mia vita lavorativa, vengono spesso piegati alle esigenze rappresentative di chi li espone.
    Nel caso di quelli riguardanti il covid, ho l’impressione che la loro attendibilità sia prossima allo zero per premesse fuorvianti, politiche congruenti a quello che si vuole descrivere, tentativi di rimediare a cali di consenso conseguenti all’inefficacia di una gestione disastrosa. In questo contesto, inquadro anche la panzana del sentimento anti lombardo (anche se di cretini in giro se ne trovano), tirata fuori per compattare elettori e simpatizzanti. Un po’ come durante il fascismo, quando, se criticavi il duce, eri tacciato di essere anti italiano.
    Bene ha fatto Cartabellotta a sollevare il problema in modo efficace. Per fare ciò ha dovuto usare il termine “magheggio”, altrimenti tutto sarebbe passato nell’indifferenza.

  2. francesco says:

    dopodichè neanche con 1000 morti al giorno ci possiamo permettere di richiudere o di bloccare la vita sociale ed economica. lo stato non ha la forza di sussidiare 60 milioni di persone e bollo come schifose quelle attività (ristoranti in primis) che pur potendo riaprire non lo hanno fatto “perchè non conveniva riaprire”. nel mio ultimo post ho riportato le parole di un ristoratore milanese, che ho trovato bellissime. queste sono le partite iva che amo

    mai vista in vita mia una rincorsa così frenetica al sussidio e all’assistenzialismo e trovo anche sbagliato questo smart working camuffato da “sto a casa a fare un cazzo”.

  3. denny says:

    Io penso semplicemente che Lombardia Piemonte forse Emilia dovrebbero restare chiuse, il resto d’Italia potrebbe riaprire, nel senso di poter andare x es. da Roma a Napoli o viceversa, ovviamente continuando a usare tutte le cautele (mascherine, distanziamento etc.). Non ha senso imporre le stesse restrizioni a chi si trova in situazioni molto diverse, ma se il governo deciderà aperture differenziate ovviamente fontana e soci faranno casino fomentando odio fra le regioni, anzi lo stanno già facendo, ormai se dici che gallera è un deficiente ce l’hai con tutti i lombardi indiscriminatamente. Alcuni presidenti come quello della Sardegna avranno anche usato toni sbagliati ma nella sostanza hanno ragione. E Cartabellotta ha solo puntualizzato l’ovvio, chiedere a uno come fontana i dati sui contagi della sua regione è come chiedere all’oste com’è il vino

  4. Francesca70 says:

    Il numero di tamponi comunicato alla Protezione civile comprende, senza distinzioni, sia i tamponi di controllo (un terzo del totale) che i diagnostici. Lo trovo sconvolgente. Ho letto le dichiarazioni dell’infettivologo Galli che è sulla stessa linea di Cartabellotta. Se ci sono problemi di trasparenza e di attendibilità dei dati tanto vale rinviare l’apertura tra Regioni.

  5. willerneroblu says:

    Ogni due per tre ne esce una nuova,chi conosceva questa fondazione pseudo indipendente???

  6. francesco says:

    tra l’altro la richiesta di patente sanitaria è lievemente anticostituzionale e discriminatoria, ma chi se ne frega neh…..

  7. francesco says:

    Galli è quello che in pieno lockdown faceva entrare a casa sua, nel suo soggiorno, 5 operatori della sette?

  8. francesco says:

    il coronavirus è stata ed è una cosa maledettamente seria e tragica ma che ha visto una tale massa di dichiarazioni irresponsabili. la comunità scientifica si trova ahimè al vertice di questa piramide. oggi Remuzzi è riuscito a dire cose rassicuranti e catastrofiste nello stesso tempo. Capua, Burioni e quell’altra del Sacco che hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Galli – un altro che meriterebbe di essere imitato da Crozza tanto è facile – ha detto che dell’economia non gliene frega niente e che fosse stato per lui saremmo dovuti andare avanti chiusi fino a metà giugno. attenzione, ogni comparsata televisiva è stata abbondantemente pagata e non a caso è uscito l’album delle figurine panini di virologi ed epidemiologici.

    apriamo tutto per carità e stiamo solo attenti. Milano (Milano!!!!) in questo momento è in ginocchio. e se non ripartiamo come pensate che venga pagato il debito pubblico dei prossimi 10 anni!

    • Rudi says:

      E se riparte il contagio come in Corea del sud, ci parli tu con medici e infermieri?

      • francesco says:

        conosco diversi medici e infermieri, qui in Lombardia. credimi che sono i primi a non sapere un cazzo e a stigmatizzare gli esperti televisivi (che non guardo da settimane). inoltre sono (siamo) consapevoli che se non si mostra più coraggio a questi medici e infermieri tra sei mesi nessuno pagherà gli stipendi.

  9. metalupo says:

    Credo che uno stato “normale” avrebbe dovuto chiudere tutto fino a zero contagi e occuparsi al 100% o quasi dell’economia nazionale. Sostituto di reddito puro e semplice.
    Lo stato italiano non si è dimostrato in grado di farlo.
    Riaprire e taroccare i numeri era inevitabile.
    Semplice.

  10. denny says:

    @francesco i tuoi commenti mi sembrano leggermente off-topic. Penso che tutti capiamo che è necessario ripartire, ovviamente cercando di ridurre i rischi, ma non si può fare nello stesso modo in tutte le regioni. Dati di poco fa: oggi 516 nuovi casi di cui 354 in lombardia. Tralasciando di chi è la colpa, è chiaro che questa situazione va trattata diversamente dalle altre

    • francesco says:

      la Lombardia ha 10.000.000 di abitanti. Milano città ha 1.400.000 abitanti e oggi registra 32 casi. non vorrei essere in quei 32, non vorrei essere tra i 9750 casi registrati in città (di cui nessuno più parla. chi si ammala? chi muore? vecchi? persone con pluri patologie?). ma i numeri vanno visti in proporzione, non in senso assoluto. io dal 4 maggio ho ripreso a lavorare e sto vedendo uno spettacolo desolante. che non ci possiamo, ribadisco, permettere. persino la famosa “movida” è una movida ridicola, molto diversa da quello che si immagina.

      l’area di incertezza intorno a questa malattia è enorme. ma di sicuro ha condizionato la vita di ognuno di noi. ma ho l’impressione che, ora come durante il lockdown, sia la componente più privilegiata della nazione quella che sostiene lo “stay home”. questa cosa comporterà disparità sociali che tra qualche mese diventeranno più perniciose del coronavirus

      • denny says:

        Va be’, io gioco coppe tu rispondi bastoni… dico solo una cosa: quelli che sostenevano lo “stay home” non sono tutti privilegiati, forse sono solo un po’ più consapevoli dei rischi, sacrifici ne abbiamo fatti tutti, capisco che chi ha x es. un bar o una pizzeria ha incassato 0 euro x 2 mesi ma non si poteva fare diversamente, e anche i teorici dell’immunità di gregge alla boris johnson hanno dovuto capirlo

      • francesco says:

        quindi noi lombardi fino a quando avremmo dovuto starcene a casa? fino agli zero contagi? fino ai zero morti? fino a quando famiglie di tre o quattro persone le lasciamo sigillate in appartamenti di 58 mq? magari in Brianza non si stava male, ma a Milano il 99% delle persone vive in appartamenti. hai pensato alle conseguenze psicologiche di una vita interrotta? poi guarda che i privilegiati non sono solo i ricchi, ma chiunque sappia che il proprio rapporto di lavoro non è (nell’immediato) a rischio, come i dipendenti (sicuramente i pubblici, ma anche tanti del privato). io sono un dipendente privato, ma io so di essere “sicuro” fino alla fine dell’anno. se le cose non ripartono nessun blocco dei licenziamenti per legge garantirà il mio stipendio semplicemente perchè non ci sarà più chi lo eroga. quindi come dice Conte occorre correre dei rischi. necessari a far riprendere i consumi, le transazioni e via dicendo. e questo significherà permettere senza se e senza ma ad un bergamasco di affittare una villetta, per sè e la sua famiglia, a Pineto o a Villasimius. senza tanti rompimenti di coglioni. perchè di dare il reddito di emergenza a chi abita a Pineto e Villasimius non mi sembra una grande idea. va bene qualche mese, ma se diventa strutturale siamo RO VI NA TI.

      • denny says:

        Non so la tua età ma se io fossi più giovane a questo punto ti risponderei “ok boomer”

      • francesco says:

        Infatti sono un ok boomer

        Peccato che i giovani rimarranno ancora più al palo in questa situazione

        Direttamente, per le prospettive di lavori, indirettamente perché i loro genitori rischiano di saltare

        Mia figlia 21enne che è saggia ed intelligente sarebbe dalla mia parte in questo confronto

      • denny says:

        Tranquillo, anch’io sono un quasi boomer, la differenza fra noi probabilmente è la propensione al rischio. Cmq non credo che l’economia (comprese le prospettive di lavoro x i giovani) possa prevalere sulla salute pubblica

      • francesco says:

        nell’immediato sicuramente. da un certo punto in poi tutto non si può prescindere dal proprio status. i multimiliardari hanno fatto la quarantena in Nuova Zelanda. hanno soldi per le prossime 150 generazioni. mia sorella lavora per il ministero di grazia e giustizia. mi manda ogni giorno foto degli assembramenti e mi dice di stare attento. sto attento, le rispondo, ma se non incontro persone non mangio, quindi…..

  11. Danilo Santoni says:

    Regione Lombardia da commissariare.
    Prima che sia troppo tardi.

  12. Riaprire tutto, in questo momento, equivale a correre il rischio di dover tornare indietro e ricorrere ancora ad un lockdown ancora più aspro di quello terminato qualche giormo fa. Con tanti saluti all’economia che gli oltranzisti della ripresa dicono di voler risollevare.
    Al punto in cui siamo, opinione di un “ragiunatt” quale sono, senza alcuna pretesa di avere ragione a tutti i costi, i risultati raggiunti andrebbero salvaguardati. Adesso che gli ospedali non sono più sotto pressione e che ci sono cure un pelino più efficaci, si potrebbe gradualmente intraprendere la strada verso la normalità con le necessarie precauzioni. Ma tale percorso non può prescindere da una forte attività di diagnosi e tracciamento: tamponi e isolamento dei positivi e di chi ha avuto contatti. In Lombardia, a quel che si sente, i tamponi non vengono fatti e, in queste condizioni, il rischio di dover richiudere tutto è altissimo. Chi governa la regione si dimostra assolutamente inadeguato, capace di spendere 20 milioni per un ospedale inutile e nuovo di zecca (non si potevano utilizzare strutture chiuse da poco e ancora agibili?) e incapace di trovare l’occorrente per i tamponi.
    Sotto la regia di questi personaggi insulsi non ne usciremo mai.

  13. francesco says:

    Sempre a proposito di “scienza”

    • denny says:

      Scusa ma che cacchio c’entra?

      • francesco says:

        c’entra perchè ormai mi fido poco delle star del web o della tv, e siccome questo post parte da una accusa di una fondazione probabilmente composta unicamente da chi ha lanciato l’accusa….

        (e io non sono certo un complottista, ma dal Burioni ospite di Fazio a febbraio questa gente se taceva era meglio)

      • denny says:

        Per curiosità, di fontana e gallera ti fidi?

      • antonior66 says:

        Scusa Francesco, a parte che Burioni è (era) ospite da Fazio da gennaio, non ho capito in cosa avrebbe sbagliato Burioni. E’ un virus nuovo, e Burioni lo ha sempre detto. Quindi tante cose non si sanno. Però proprio da questo si vede la grandezza della scienza, ogni giorno che passa sappiamo sempre di più. Poi, spiegami, cortesemente, quale sarebbe l’alternativa alla scienza, e perchè le virgolette…

      • francesco says:

        Fontana e Gallera andrebbero arrestati

      • francesco says:

        Antonio, cerca in rete cosa diceva burioni a febbraio. Che attenzione, lo dicevo pure io, ma per l’appunto io non sono uno scienziato ed il mio era un auspicio

        La scienza ha spettacolarizzato il covid. C’era chi era in prima linea a rischiare e lottare e poi c’erano quelli che di malati non ne vedevano ma stavano (e stanno) a teorizzare, salvo poi essere smentiti

        Lo scienziato, che dovrebbe essere uomo di basso profilo, si è scoperto uomo di spettacolo. Ho trovato abbastanza scandaloso anche la storia dei cachet per le loro comparsate, come un Fiorello o Amadeus qualunque. Che vuoi fare, saro’ un inguaribile romantico

        La disistima nei loro confronti è pari a quella per i politici della mia regione

      • antonior66 says:

        Io Burioni l’ho seguito attentamente. E dal vivo. Se ti riferisci alla famosa frase sul rischio zero, incollo la risposta di Burioni.
        “Non è il momento per il ‘io l’avevo detto’, ma siccome vengo attaccato per una dichiarazione nella quale avrei detto “in Italia il rischio è zero” è mio dovere difendermi e rispondere”. Si apre così il post pubblicato da Roberto Burioni su Facebook. Online rimbalzano le parole del virologo pronunciate il 2 febbraio e relative al ”rischio zero” per l’Italia.

        “L’8 gennaio 2020 io avvertivo che c’era un pericolo in arrivo dalla Cina. Il 22 gennaio, in una intervista a Linkiesta, io dicevo ‘Le autorità europee hanno affermato che il rischio che il virus arrivi in Europa, e in particolare in Italia, è minimo. Io non sono per niente d’accordo con loro, ma spero vivamente di sbagliarmi’. Il 27 gennaio, nel programma Melog, di Radio24, dicevo ‘non dobbiamo far arrivare in Italia il virus, che si diffonde in maniera molto efficiente e sembra causare una malattia di una certa gravità. L’unica cosa oggi che può difenderci veramente è la quarantena, non c’è altro modo'”, scrive Burioni riproponendo i concetti espressi 2 mesi fa. “Io ho fatto l’affermazione ‘in Italia in questo momento il rischio è zero’ il 2 febbraio. In quel momento le autorità ci dicevano che in Italia il virus non c’era. La mia colpa è – dunque – quella di non avere avuto la capacità di prevedere che il virus sarebbe stato trovato diciotto giorni dopo”, aggiunge. “Ma io sono un medico, non un veggente. E questa incapacità di predire il futuro effettivamente è un mio limite”, conclude.

        Di mio, aggiungo che ha specificato
        In questo momento. Burioni e gli altri medici ospiti di Fazio sono sempre stati chiari nelle spiegazioni; io seguo Medical Facts su Twitter e Facebook, e hanno sempre affermato che prima o poi si dovesse riaprire, e che la scelta sarebbe spettata alla politica.

      • denny says:

        Su burioni: anch’io penso che a volte ceda alla vanità e faccia un po’ troppo il personaggio, ma continuo a considerare meritoria la sua opera di divulgatore (soprattutto sui vaccini) e mi sembra offensivo metterlo sullo stesso piano di questo montanari, che non conoscevo ma mi sembra un “bufalaro” della peggiore specie. A febbraio burioni diceva che potevamo stare tranquilli perché nessuno sapeva che il virus era già in circolazione, ma non credo che abbia sottovalutato il pericolo, ricordo che ci fu anche una polemica con la dottoressa dell’ospedale sacco che aveva detto che era una semplice influenza. Su fontana e gallera sono d’accordo che andrebbero arrestati, x cominciare mi andrebbe bene anche se si dimettessero (con tante scuse x i casini che hanno combinato) ma soprattutto voglio sperare che non siano mai più rieletti

      • denny says:

        @antonior66 scusa non avevo letto il tuo ultimo commento sei stato molto più preciso di me nel riportare le dichiarazioni (a volte vado a memoria perché sono troppo pigro per fare ricerche… :D)

  14. L’unico virologo ad aver mostrato affidabilità e lungimiranza mi è sembrato Grisanti.
    È riuscito perfino a far fare un’ottima figura a Zaia (quello dei cinesi che mangiano topi, del virus in laboratorio e di altre perle del genere). E ho detto tutto!

  15. francesco says:

    Burioni, come ho scritto sopra, è uno dei tanti. anche io sono stato dalla sua parte all’epoca del suo forte posizionamento contro i novax (e come potrebbe essere d’altronde), ma amici medici mi dicono che al San Raffaele (che è il peggio della sanità privata lombarda) lui un paziente non l’abbia mai visto. le contrapposizioni Galli/Gismondo sono nate perchè entrambe operano al Sacco. Galli era cosmicamente pessimista? bene, la Gismondo disse il contrario. Di questo covid i medici non ci capiscono un cazzo, non hanno saputo capirne le origini, hanno sbagliato a gestirlo negli ospedali (non in tutti, ma intantissimi), si sono fatti piegare dalla politica (vedi RSA in Lombardia). Poi che la politica abbia sbagliato è pacifico, ma io alla teoria dei medici eroi non ho mai creduto. sugli scienziati ho già detto.

    PS: a proposito, Burioni aveva scritto un libro sul coronavirus quando? a metà marzo? è così che ha fatto analisi scientifica?

    pps: no, è uscito l’8 marzo

    • antonior66 says:

      Gli introiti del libro di Burioni saranno interamente devoluti in beneficenza. Le origini sono state chiarite, hanno sbagliato a gestirlo negli ospedali perché era una malattia nuova e perché gli ospedali sono stati saturati. La scienza non ha risposte immediate, le soluzioni arrivano per errori ed approssimazioni. La grandezza della scienza è nel metodo prima ancora che nei risultati. E sì, i medici e gli infermieri eroi ci sono stati, perché solo per eroismo si può indossare uno scafandro che non ti fa muovere, con il terrore di infettarti e di portare a casa dai tuoi cari la malattia.

      • francesco says:

        io ti chiedo solo che reazione può avere un cittadino comune, ma anche un politico, di fronte a dichiarazioni del genere….

        https://www.repubblica.it/cronaca/2020/05/31/news/coronavirus_zangrillo_il_covid_clinicamente_non_esiste_piu_qualcuno_terrorizza_paese-258111004/?ref=RHPPTP-BH-I258113312-C12-P2-S1.8-T1

      • antonior66 says:

        Zangrillo ha fatto dichiarazioni importanti e rischiose, di cui si assumerà le responsabilità. Potrebbe avere ragione, ma non vedo cosa ci “azzecchi” con la nostra discussione.

      • Rudi says:

        In effetti, Antonio, Francesco, Denny eccetera, io ho scritto di dati farlocchi, diffusi ad arte per ottenere le riapertura senza limiti. Obiezioni convincenti su questo, non ne ho lette. Quanto alla necessità di riaprire, con l’economia che collassa, leggo che Confindustria dice che solo il 9% delle imprese non ha avuto danni, mentre Inail e Inps parlano chi del 60 chi del 70%.

      • antonior66 says:

        Rudi, l’unico dato evidente è che le terapia intensive ed in generali i reparti Covid si stanno svuotando. Io ho due miei ex studenti, che adesso sono medici, che sono stati chiamati in quello che si può considerare l’occhio del ciclone, e cioè l’ospedale di Alzano Lombardo, da dove quasi certamente è partito il focolaio che ha fatto una strage in Val Seriana. Entrambi mi hanno confermato che non c’è paragone tra la situazione di adesso è quella di marzo. Che adesso la situazione è completamente sotto controllo. Questo elemento ovviamente non è statistico, ma aneddotico. Però io credo che abbia fatto bene Conte a riaprire, ha ragione Francesco quando dice che non si può continuare il lockdown. Certo, personalmente ci metterò ancora un po’ ad andare al ristorante.

      • Rudi says:

        Ristorante, aereo, autobus, metropolitana… Come sai, sono più “difensore” del governo di tanti commentatori, ma un paese che non riapre le scuole e consente tutto il resto, mi pare in balia di chi alza più la voce. Bonomi, su tutti.

      • denny says:

        Rudi sui dati farlocchi io non ho obiezioni, anzi nel primo commento ho scritto che ero d’accordo, poi francesco l’ha buttata in caciara :) su zangrillo spero che abbia ragione ma ci andrei cauto almeno un altro po’

      • francesco says:

        Rudi, però fermare è la cosa più facile da farsi. Bonomi è insopportabile e l’opposizione confindustriale a questo governo è scandalosa (stanno come tutti prendendo dallo stato e nessuno ricapitalizza, il solito capitalismo di merda del nostro paese). Ma la soluzione però quale sarebbe? io sto timidamente iniziando ad uscire, mi ha fatto piacere fare ieri sera un aperitivo – in un contesto abbastanza “sicuro” – in un locale di Milano. per dirla in modo brutale, i consumi devono ripartire. perchè siamo sempre lì insomma: l’alternativa è decrescere, e non credo felicemente. la rata del mutuo o l’affitto di casa non si paga col baratto, e nemmeno gli smartphone o i tablet da cui scriviamo questi commenti. eh si, io avrei riaperto anche le scuole. certo, mettere in sicurezza le scuole non è come mettere in sicurezza un locale da aperitivi. ma qui veniamo al debito pubblico, di cui nessuno – nessuno! – può sentirsi esente da responsabilità in Italia, perchè per un pentapartito o un CAF che lo ha aumentato a dismisura ci sono baby pensionati che sono nostri parenti (o congiunti come si dice adesso) che ne hanno beneficiato. questo paese, se non ha a funzionato a dovere, non è solo per colpa dei politici.

      • Rudi says:

        Bisogna dire la verità, questa è la prima pretesa che ho rispetto alla politica… Riaprire è una necessità vitale, ma non ho condiviso la scala di priorità… Purtroppo, ogni tragedia amplifica le ingiustizie, la “livella” resta solo una.

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