#Luther, verso la terza serie: ecco la seconda

È un argomento di conversazione in certe sere in cui non provi vergogna per le tue debolezze, anzi le racconti, le rivendichi, cerchi di ricordare quando sono cominciate, cosa può essere successo, quando è avvenuto il salto di qualità.

Anno dopo anno divento sempre più impressionabile.
Mi fanno paura le immagini (cinematografiche e televisive, persino fotografiche).
E tuttavia, ho imparato da Luigi Bernardi e Carlo Lucarelli che la dimensione del giallo (e del noir, e del polar, e del thriller) è ormai imprescindibile per cercare di interpretare una società impazzita, che nasconde incubi terrifici.
Così ieri sera ho cominciato la visione della seconda serie di Luther, capolavoro seriale prodotto dalla BBC: ho visto il primo di 4 episodi. Poi ho dovuto smettere…

luther 2

Di nuovo a Londra, una Londra livida e fredda, nella divisione “Crimini seriali” della polizia, con John Luther (Idris Elba) che interpreta storie scritte da Neil Cross.
È passato un anno dalla morte della moglie Zoe, e Luther è ancora torturato dal suo passato.

A distrarlo dai suoi incubi personali ci pensa un folle assassino in maschera, che si diverte a colpire vittime casuali, mostrando il filmato – in diretta – alla polizia. Scopriamo presto chi è, ma questo, se possibile, alimenta il terrore.
Prima sottotrama: Alice (Ruth Thomas), la psicopatica che si è invaghita di Luther (ha aperto la prima serie uccidendo i suoi genitori, l’ha chiusa sparando a un collega corrotto di Luther) è rinchiusa in manicomio, dove il poliziotto va a trovarla (la loro complicità rimane palpabile).
Seconda sottotrama: Luther indaga su un caso di necropornografia, la cui prima vittima non vuole affatto essere salvata.

Il lato oscuro di Luther è componente essenziale del suo talento di investigatore. Chiamatelo intuito, o capacità di immedesimazione nella logica del criminale.
La sua interpretazione estensiva della legge espone i colleghi a scelte difficili: chi crede in lui, lo seguirebbe ovunque, la nuova giovane poliziotta (nera, intelligente, destinata a scoprire la vastità del Male) è riluttante.

La regia sceglie spesso punti di vista obliqui (tipo le telecamere di sicurezza, con le loro immagini sgranate), e io devo forzarmi a non distogliere lo sguardo. (segue, spero)

Postato il 24 agosto 2011

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