Metti, una sera a cena [id.], Giuseppe Patroni Griffi, 1969 [filmtv98] – 7

Tratto dall’omonima commedia teatrale, è un film strano, malamente invecchiato, persino irritante, in cui l’erotismo patinato si mischia all’elucubrazione politica: siamo pur sempre nel Sessantotto, sesso e amore tendono a confondersi come Platone e Mao Tse-Tung.

Fotografia di Tonino Delli Colli, montaggio di “Kim” Arcalli, ottima la colonna sonora di Ennio Morricone, alla sceneggiatura collaborò Dario Argento, e la sua estetica mi pare trasudi in vari momenti.

Jean-Louis Trintignant (Michele), Tony Musante (Max), Lino Capolicchio (Ric), Annie Girardot (Giovanna), ma il film si fa ricordare per Florinda Bolkan (Nina), attrice brasiliana dalla femminilità inquietante: lunghissime gambe, zigomi ossuti, vita stretta, curve aggressive, sguardo assassino, piacque subito a Visconti.

L’ambiente è alto borghese, con malcelate velleità intellettuali: Musante è un famoso attore di teatro, Trintignant è uno scrittore che ha appena accettato di lavorare nel cinema, le due donne sono sempre elegantissime. Estraneo a questo milieu, il solo Ric/Capolicchio, giovane contestatore che si prostituisce. Da chissà quanto tempo, Nina e Max intrattengono una morbosa relazione, di cui Michele pare sia al corrente, mentre tutti sanno che Giovanna è innamorata di Michele e vorrebbe farci un figlio… Ognuno immerso nelle rispettive ipocrisie, ecco che il triangolo amoroso evolve in quadrato, anzi in pentagono. Ma l’atmosfera resta amorale e annoiata, solo Ric riesce a renderla eccitante. Purtroppo si innamora di Nina…

Il succedere delle scene non segue un ordine cronologico, si susseguono salti temporali in avanti e indietro, basta l’aggancio a qualche dettaglio visivo (per esempio, la Bolkan che si appoggia di schiena all’esterno di un’auto). Tutti e cinque si ritroveranno intorno al tavolo imbandito nel salotto di Michele e Nina, un tavolo che a me è parso funebre e che il padrone di casa definisce “una zattera”.

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