#CinemaRitrovato 11. La giovane Sandrelli nella Sicilia infuocata di Germi, sedotta e abbandonata, preda della tirannia del grottesco

Sedotta e abbandonata, Pietro Germi, 1964 – 8

Rappresentazione delle ipocrisie morali – sull’onore e sull’istituzione matrimoniale, la religione e la legge – imbastita da Germi, che tre anni dopo Divorzio all’italiana torna sugli stereotipi siciliani, senza fare prigionieri. Al delitto d’onore, segue il matrimonio riparatore.

In un torpido dopo pranzo, Agnese (Stefania Sandrelli, doppiata da Rita Savagnone) cede alle avances del promesso sposo di sua sorella Matilde, Peppino Califano (Aldo Puglisi). Scoperto l’accaduto, il padre di Agnese, don Vincenzo Ascalone (fenomenale Saro Urzì, miglior attore a Cannes), va dalla famiglia Califano a pretendere nozze riparatrici. Ma Peppino rifiuta, vuole sposare una donna illibata… È solo il primo di tanti paradossi, che infarciscono una trama tutta giocata sulla reputazione della famiglia, il decoro, le apparenze, le regole non scritte di una società immobile nei secoli. Più tardi, Peppino dovrà inscenare un falso rapimento per ottenere la mano di Agnese: con il matrimonio, il Codice Penale estingueva i reati di ratto e di di violenza carnale …

Narrazione barocca e grottesca, sceneggiata da Age & Scarpelli e da Luciano Vincenzoni, con un cast azzeccato; mi limito a citare Lando Buzzanca (Antonio, fratello maggiore di Agnese, che verrà incaricato di uccidere Peppino, fuggito da uno zio sacerdote), Umberto Spadaro (il cugino avvocato), Leopoldo Trieste (il barone Rizieri, ormai alla canna del gas, sarebbe un’ottima soluzione per Matilde, se il suo senso dell’onore non fosse così spiccato: la sorella maggiore di Agnese finirà per farsi suora).

Germi usa sapientemente le risorse del montaggio e propone primi piani deformanti, masse isteriche, mostri che si esibiscono sulla pubblica piazza. Gli esterni vennero girati a Sciacca, in provincia di Agrigento: nel bianco e nero fotografato da Aiace Parolin, il bianco accecante e gli abiti nerissimi delle donne mi hanno fatto pensare alla fotografia di Ferdinando Scianna.

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