#Doinel. #Truffaut. #Léaud. Non drammatizziamo… è solo questione di corna [Domicile conjugal], Francois Truffaut, 1970 – [filmtv100] – 8

Christine Darbon sta comprando dei mandarini e un giornale, la chiamano “signorina” e lei ribatte “signora”: è così che scopriamo che ha sposato Antoine Doinel. Vivono in un palazzo popolare, dove abita anche una coppia borghese, formata da un cantante d’opera sempre seccato per i ritardi della moglie. Il titolo italiano viaggia oltre i limiti dell’assurdo.

Antoine e Christine sono molto innamorati, lo si vede dall’armonia dei movimenti, dalla delicatezza con cui superano i piccoli litigi. Lei dà lezioni di violino, lui tinge i garofani bianchi per un negozio di fiori che sta lì accanto (massima ambizione: trovare un “rosso assoluto”). Christine ha una passione (astratta) per Rudolf Nureyev, Antoine vivrà una passione (autentica) per una ragazza giapponese, Kyoko.

Con il suo temperamento un po’ anarcoide, Antoine odia dover della riconoscenza a qualcuno: lo dimostra la sua reazione al favoritismo che fa arrivare il telefono nel loro piccolo appartamento. Antoine non sa evitare comportamenti infantili: si tratta di dare un nome al bambino, Christine vorrebbe chiamarlo Ghislain, lui preferisce Alphonse, finge di assecondarla e all’anagrafe fa di testa sua… Fondamentale il ruolo del Caso: Antoine non sarebbe stato assunto nello stabilimento idraulico se non fosse per un equivoco: la lettera di raccomandazione l’aveva portata un altro… Non fosse stato assunto, non avrebbe mai conosciuto Kyoko. Ancora, è per puro caso che Christine scopre che il marito ha un’amante: “Mademoiselle Butterfly” ha nascosto alcuni messaggi amorosi dentro dei tulipani.

Prima di perdere la testa per la giapponese, si vantava di non conoscere la noia… Quando si erano conosciuti (Baisers volés), la ventenne Christine era ancora vergine: lo confida alla vicina di casa sposata con il cantante d’opera. Mentre Antoine scrive un romanzo, Christine gli dice che non lo leggerà: “Io sono ignorante, sai, ma sono certa di una cosa: un’opera d’arte non può essere un regolamento di conti”.

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