C’è sempre un motivo per ricordare Jacques #Brel

Il Doodle di Google, oggi, è dedicato a Jacques Romain Georges Brel,  nato l’8 Aprile 1929 a Bruxelles e morto nemmeno cinquantenne. L’omaggio che sta sulla home page del motore di ricerca è firmato da Antoine Maillard.

Perché questa data? Perché il 15 Novembre del 1966 Brel ha compiuto la sua ultima performance dal vivo, al Palais des Beaux-Arts, a Bruxelles.

Mi associo all’omaggio, riprendendoo un post di un paio d’anni fa, La Puntina sul Vinile 325.

Dal primo anno di università – corso di lingua Francese – ricordavo Les Flamandes (1959), Les Bourgeois (1962), La Chanson de Vieux Amants (1967); e dall’abrasiva versione di Bowie, ricordavo Amsterdam (1964, qui dal vivo).

In questo doppio album sono racchiuse 20 canzoni dello chansonnier fiammingo (1929-1978), registrate fra il 1955 e il ’72. Due, le scoperte più intense: Quand on n’a que l’amour (1957) e Ne me quitte pas (1959, già sentita da una voce femminile, non saprei dire quale).

A proposito di voci, quella di Brel è calda, impetuosa e affilata, la timbrica nitida, capace di impennate frenetiche e di profondissimi languori, dolcezze romantiche e ironie scanzonate. Si faceva accompagnare da una strumentazione spesso esigua, imperniata sull’acustica di pianoforte, fisarmonica e violini. Influenzò due generazioni di cantautori; sue canzoni sono state trasposte in italiano da Paoli, Endrigo, Lauzi, Del Prete, Gaber, Califano, Patty Pravo, Milly, Vanoni, Dalida, Battiato e Vecchioni.

Nel ‘73 partì per la Polinesia francese, rimanendovi per quattro anni; al ritorno a Parigi, registrò il suo ultimo album. Morì nel 1978, a 49 anni, di cancro ai polmoni, e fu sepolto in un cimitero delle Isole Marchesi, a pochi metri da Gauguin.

È quasi irriconoscibile, nel passare da un repertorio drammatico al tono da invettiva (quei borghesi che “sono come i maiali, più diventano vecchi e più assomigliano alle bestie”), da musiche tristi e solenni ad altre dal ritmo vivacissimo: non si limita a cantare, interpreta i personaggi evocati dalla canzone. “Io ti offrirò perle di pioggia / venute da dove non piove mai”.

One Response to C’è sempre un motivo per ricordare Jacques #Brel

  1. Francesca70 says:

    Il grandioso Brel ha influenzato i nostri cantautori poeti e un omaggio così è più che meritato. Un altro sommo ha lasciato la compagnia una giornata di novembre di 4 anni fa, Leonard Cohen, che ha in comune con Brel l’ intensità di musica e parole. Sapevo che Cohen ascoltava e apprezzava Brel ma non ho mai letto di incontri o altre forme di collaborazione. Se qualcuno ne fosse al corrente, lo scriva, grazie.

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