La signora delle camelie, Alexandre Dumas (figlio), 1848

“Invito il lettore a credere all’autenticità di questa storia”, premette l’autore, cominciando a descrivere gli ultimi anni di vita di una “mantenuta”, una “cortigiana”, una “traviata”, morta a Parigi il 20 febbraio 1847. Aveva ventitré anni, il suo nome era Marguerite Gautier.

Fingendo distacco, Dumas scrive di averla conosciuta di sfuggita (“di nome e di vista”) e che rimase incuriosito dai volantini che annunciavano un’asta di tutti i beni, finalizzata a pagare i creditori. 

Sono pagine che sprigionano le migliori essenze del romanticismo, nella sua derivazione melodrammatica: il lettore viene immerso in un mondo sfarzoso e cupo, fra giovani mantenute e ricchi protettori, assiste a una passione travolgente, agli sforzi per rendere possibile un amore a cui nessuno pare credere, fino al sacrificio della protagonista e al tardivo riconoscimento della purezza dei suoi sentimenti.

A interpretare Marguerite Gautier sono state alcune delle attrici più iconiche, da Sarah Bernhardt a Francesca Bertini, Alla Nazimova, Norma Talmadge, Greta Garbo, Maria Callas.
Rinverdita a teatro e al cinema, la fama del romanzo è stata amplificata da Giuseppe Verdi con La Traviata: protagonisti Violetta e Alfredo, l’opera fu rappresentata il 6 marzo 1853 alla Fenice di Venezia su libretto di Francesco Maria Piave. Fu un fiasco clamoroso. Rimaneggiata, l’opera venne riproposta il 6 maggio 1854 e fu un trionfo. 

“Era impossibile vedere una bellezza più affascinante”: alta, snella, sempre elegante, “occhi scuri disegnati da sopracciglia che formano un arco così puro da sembrare dipinto”, con una pelle colorata “di quel velluto che ricopre le pesche”, denti bianchi come il latte, capelli neri come il carbone, Marguerite Gautier portava sempre con sé un mazzolino di camelie: “per venticinque giorni al mese le camelie erano bianche, e per cinque erano rosse”.

A vent’anni aveva scoperto di essere malata di tisi. Il primo pretesto narrativo è l’asta dei beni della morta, nella quale il narratore compra una copia del romanzo Manon Lescaut. Il secondo pretesto si manifesta a casa del narratore: quel giovanotto, Armand Duval: “sembrava temere che avessi conosciuto Marguerite come l’aveva conosciuta lui. Mi affrettai a rassicurarlo”, il suo dolore era sincero e commovente. È da Armand che il narratore verrà a sapere chi fosse “la signora delle camelie”.
Nell’ultima lettera, Marguerite scrive di aver perdonato Armand, “poiché il male che mi avete voluto fare non era che una prova dell’amore che sentivate per me”.

Marguerite era spiritosa, persino dispettosa, Armand la sentì dire: “Se dovessi dare ascolto a tutti quelli che sono innamorati di me mi rimarrebbe appena il tempo per cenare”. All’amico Gaston, lei disse: “Non è dopo due anni che si conosce una donna come me, che le si chiede di divenirne l’amante. Noi altre ci doniamo subito o mai più”. Entrano in scena personaggi come Nanine, la fedele cameriera, e Prudence, l’ex mantenuta che a quarant’anni fa la modista e pare molto intima di Marguerite. La quale vive nella consapevolezza del male incurabile: “quello che mi sostiene è la vita febbricitante che conduco”, sussurra ad Armand; “dovendo vivere meno degli altri, mi sono ripromessa di vivere più in fretta”.

Quando lui le si dichiara, Marguerite è la mantenuta (platonica) di un ricchissimo, anziano duca, che rivede in lei sua figlia.
Armand era convinto che l’essere amati da una cortigiana fosse un’impresa impossibile: “in loro il corpo ha corroso l’anima, i sensi hanno bruciato il cuore, il vizio ha corazzato i sentimenti”. Sa che ogni tanto si concedono qualche “capriccio”, un breve amore gratuito, “come riposo, come scusa o come consolazione”.
Armand dispone di una piccola rendita (7-8000 franchi all’anno), una cifra che Marguerite è abituata a sperperare in un mese, dunque è infantile pretendere un rapporto esclusivo, ma il giovane racconta al narratore di essere stato subito “divorato dalla gelosia”, immaginando continui tradimenti, senza valutare quali sacrifici e quali rischi Marguerite stesse correndo per lui.

Che vita avesse fatto prima, ci viene detto con pochi frammenti: la madre l’aveva picchiata per dodici anni, ed era morta della stessa malattia di cui morirà la protagonista; fino a sei anni prima Marguerite faticava a scrivere il suo nome e la creatura che aveva amato di più era un cagnolino che “quando tossivo mi guardava con aria triste”. Ha provato un’immediata simpatia verso Armand, perché era stato ogni giorno al suo palazzo a chiedere notizie della sua salute.

Nel progredire della trama, si comprende quanto vivace sia l’intelligenza di Marguerite. Sa di aver avuto solo “amanti egoisti che spendono i loro patrimoni non per noi, come dicono, ma per la loro vanità”. Non ignora che quella di Prudence è un’amicizia tutt’altro che disinteressata.

Per quattro mesi estivi, la coppia vive isolata dal mondo, senza mai recarsi a Parigi, totalmente dedita a una passione travolgente: “eravamo come due sommozzatori ostinati che ritornano in superficie solo per riprendere fiato”. È sempre più evidente – lo ammette Armand parlando al narratore – come l’amore di Marguerite fosse più maturo e profondo, meno idealizzato e più consapevole della realtà che incombe. E Armand compie tali e tanti errori di valutazione da far riflettere su quanto sia degno dell’amore di Marguerite…

Marguerite accetterà di lasciare Armand. Sa come allontanarlo in modo irrimediabile. Oltre a un abbraccio, il padre le riserva qualche lacrima. La maledizione di Marguerite Gautier è tutta qui: il solo modo per dimostrarsi degna di entrare nel mondo dei valori borghesi è la rinuncia a farlo.

Alphonsine Plessis si faceva chiamare Marie Duplessis. Era nata, come Dumas, nel 1824 ed ebbe fra gli amanti Franz Liszt, Eugène Sue e Alfred de Musset.
Nel romanzo si alternano quattro voci: lo scrittore, l’amante, Marguerite e Julie. Ma la storia è largamente autobiografica. La grande differenza sta nel fatto che nell’agosto 1845, travolto dai debiti contratti per lei, Dumas decise di lasciarla. Pare che Marie si sposò nel gennaio 1846 a Londra con un conte francese. Morì il 3 febbraio 1847, a 23 anni, lo scrittore era a Marsiglia e lo scoprì una settimana dopo.
Marie Duplessis è sepolta nel cimitero di Montmartre, lo stesso in cui troverà sepoltura Alexander Dumas figlio, morto nel 1895.

2 Responses to La signora delle camelie, Alexandre Dumas (figlio), 1848

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