Persone normali, Sally Rooney, Einaudi, 2019

Comincia nel gennaio 2011 e finisce nel febbraio 2015, e in questo arco temporale i due protagonisti, Marianne e Connell, passano dai diciassette ai ventuno anni, incrociandosi in brevi capitoli che avanzano di qualche settimana o mese (in un caso, il salto temporale è di poche ore).

Fra Rocco e Antonia (Porci con le ali), Alice e Mattia (La solitudine dei numeri primi), ecco un’educazione sentimentale che, nonostante lo spirito “millennial” ricorda certi dissidi fra Lane e Franny descritti da Salinger (Franny e Zooey). Purtroppo, Marianne e Connell si prendono troppo sul serio, mancano di autoironia, mostrano una capacità di introspezione non sempre credibile e comunicano un male di vivere francamente sproporzionato.

Ma le domande che si pongono sono quelle giuste: a quell’età, dove passa il confine fra amicizia e amore? che significato e che peso specifico ha il sesso nel definire se di amore si tratta? Inseguendo una felicità che non sanno identificare, Marianne e Connell paiono non accorgersi di sfiorarla quando sono vicini, e forse ne hanno paura, perché sembra inevitabile allontanarsi. Quando, infine, Marianne e Connell si mettono insieme (e si mostrano insieme), chi li conosce ne osserva “la chimica tra due persone che con ogni evidenza, nel corso degli anni, non erano riuscite a stare lontane l’una dall’altra”. Tramite questa chimica, si sono cambiati e rafforzati a vicenda.

Nata a Dublino nel 1991 e laureata al Trinity College, Sally Rooney investe molta della sua scrittura sui dialoghi; la sua prosa evita le virgolette ed inserisce il parlato nello scorrere delle frasi. Dopo Parlarne tra amici, il secondo romanzo della scrittrice irlandese si può racchiudere in questa morale: Connell e Marianne sono “come due pianticelle che condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l’una vicino all’altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili”.

Normal People è stato tradotto da Maurizia Balmelli, l’accattivante copertina l’ha disegnata da Mario Sughi.

Marianne ha gli incisivi un po’ storti ed è piatta come un’asse da stiro, ma le basta truccarsi un poco per sembrare attraente. A scuola, fanno finta di non vedersi, Connell pare terrorizzato dal giudizio degli amici, eppure “la maggior parte della gente, ha pensato Marianne, vive un’intera vita senza mai sentirsi così vicina a qualcuno”. Fanno sesso, lei era ancora vergine; a volte lei lo fa sentire ignorante, ma sa essere incredibilmente ingenua.

Cornell e Marianne appartengono a classi sociali diverse: lei è figlia di avvocati, il padre è morto, la madre Denise non sa della sua relazione con Connell, e Lorraine si preoccupa: teme che Denise non consideri Connell all’altezza di Marianne, e vede nel figlio una certa immaturità, quella che – per timore del giudizio degli amici – gli fa scegliere un’altra compagna, Rachel, da portare al ballo della maturità. Lorraine rimprovera aspramente Connell, tiene le parti di Marianne, la quale decide di non frequentare più la scuola e di non rispondere ai messaggi di Connell, che pure, per starle vicino, sceglie di iscriversi all’università a Dublino.

Nella capitale, la timidezza di Connell riemerge prepotentemente. Dopo tre mesi, non ha ancora un amico, né una ragazza. Passa quasi ogni sera in biblioteca, a leggere romanzi fino alla chiusura. A una festa, rivede Marianne. Lei sta con il padrone di casa, ma l’attrazione riemerge immediata, si confessano di aver sentito la mancanza dell’altro; Connell non riesce a dirle la frase che si era preparato: “Mi dispiace molto per quello che ti ho fatto, Marianne”… Tornano a fare l’amore, lui le chiede scusa, lei gli fa capire quanto si fosse sentita umiliata. Connell comincia a comprendere che il desiderio di allontanarsi da lei derivava dalla paura di sentirsi vulnerabile.

Uscita da un ambiente familiare disastroso, Marianne è spesso sopraffatta da pulsioni autolesioniste. In questo intervallo di tempo, passa dall’essere “vituperata” all’essere “ammirata”, al sentirsi piacevolmente invisibile. La profondità del loro legame è testimoniata dal fatto che entrambi, più o meno consapevolmente avanzino richieste di aiuto che solo l’altro è in grado di intendere.

2 Responses to Persone normali, Sally Rooney, Einaudi, 2019

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