Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini… #NormalPeople, la serie

Del romanzo ho parlato qui.

In dodici episodi (fra i 23 e i 33 minuti, sei ore complessive), la serie tivù ne ricalca la trama, con qualche piccola sorpresa sul tempo dedicato a certe situazioni; chiunque legga un romanzo attribuirà a certi eventi una durata più dilatata rispetto ad altri. Ma è ovvio che Sally Rooney – scrittrice irlandese non ancora trentenne – abbia voluto rimanere fedele a se stessa, alla acuta delicatezza delle sue pagine.

Innanzitutto, va rimarcata la scelta dei due attori: sia Daisy Edgar-Jones (22 anni) che Paul Mescal (24) sembrano nati per impersonare Marianne Sheridan e Connell Waldron. Meriterebbero una citazione anche i rispettivi doppiatori, ma non li ho trovati…

Alla regia, un uomo e una donna: Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald. Oltre a Sally Rooney, la sceneggiatura è di Alice Birch e Mark O’Rowe, è una donna il produttore (Catherine Magee), due donne curano la fotografia (Suzie Lavelle e Kate McCullough). E credo si debba evidenziare che si tratta di una produzione irlandese, non inglese: realizzata da Element Pictures per BBC Three e Hulu, in collaborazione con Screen Ireland, la serie è visibile su Starzplay, piattaforma streaming sbarcata in Italia nel 2019.

Assecondando la vena intimista della narrazione, la serie tv ricorre spesso ai primi piani, mostra un uso sapiente delle potenzialità visive dei nuovi strumenti di comunicazione (Skype, smartphone, email), alterna silenzi a tante parole. La cura dei particolari fa sì che ogni interno sembri ricostruire la tranquilla confusione delle case degli studenti. Gran parte delle scene sono state girate in Irlanda, sui luoghi del romanzo, fra la contea di Sligo e Dublino, ma ce ne sono altre nella luminosa Toscana e nella nevosa Svezia.

Le musiche originali sono firmate dal compositore irlandese Stephen Rennicks; compaiono anche Elliott Smith, Frank Ocean, Max Richter, Nick Drake, Yazoo, e Love Will Tear Us Apart eseguita da Nerina Pallot.

Presi a diciassette anni e portati fino ai ventuno, Marianne e Connell vivono una storia d’amore tormentata e quasi incredula, destinata a rinsaldarsi con la presa di coscienza dell’importanza dell’altro.

È anche una storia di amicizia, e a quell’età risulta complicato scindere la natura dei due sentimenti. Ed è una storia di sesso: sia il romanzo che la serie raccontano il sesso come una dimensione essenziale nell’educazione sentimentale dei protagonisti. È dai corpi che nascono l’attrazione e il reciproco riconoscimento. Il sesso appare ben più essenziale della distanza sociale: Marianne appartiene a una famiglia ricca, la giovane madre di Connell fa le pulizie nella grande casa degli Sheridan. Di scene di nudo, ce n’è almeno una decina (alcune con altri partners), molto realistiche, ma senza la minima morbosità.

Ad avvicinare Marianne e Connell, è la solitudine, la timidezza, il sentirsi inadeguati e “strani”. Eppure, a diciassette anni, Connell è molto popolare (centravanti della squadra del liceo), mentre Marianne passa per essere una snob asociale; è lui a chiedere a Marianne di tenere la loro relazione segreta, per paura del giudizio degli altri. All’università, la situazione si capovolge: diventa Marianne quella meglio inserita, mentre Connell sembra un pesce fuor d’acqua. Entrambi hanno un alto rendimento scolastico e sono molto intelligenti, ma la loro è quel genere di intelligenza che – come raccontava Salinger dei membri della famiglia Glass – non aiuta a essere felici.

Nella serie passano anche tematiche come la depressione e il suicidio. Quella fra Marianne e Connell è un’affinità elettiva che regge a ogni ferita e delusione: se ne infliggeranno molte. Paul Mescal, che mi ha ricordato il giovane Depardieu, riesce a rappresentare la muscolosa fragilità di Connell, la sua gentile scontrosità, mentre Sally Edgar-Jones (fra Anne Hathaway e Dakota Johnson) sa infondere le sfumature di chi sente accerchiato e insegue una pienezza che pare irraggiungibile.

«Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini», cantava Battisti. Connell e Marianne si avvicinano e si allontanano, sprofondano in incomprensioni rovinose, sembrano perdersi e invece si abbracciano appena si rivedono: entrambi senza padre, Connell e Marianne vengono da famiglie molto diverse, quanto a calore e comprensione, la loro educazione sentimentale sconta una mancanza di sicurezza, che li spinge ad assecondare improvvise tendenze autodistruttive. In pochi tratti, emerge il personaggio di Lorraine, la giovane madre di Connell, capace di far capire al figlio quando sbaglia, anche a costo di concludere che lui una come Marianne non se la merita.

I due protagonisti oscillano tra il bisogno di raggiungere una stabilità e la necessità di sentirsi indipendenti. Finché ognuno dei due scoprirà di essere se stesso solo quando sta con l’altro.

3 Responses to Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini… #NormalPeople, la serie

  1. wwayne says:

    Anche questo libro racconta una storia d’amore davvero indimenticabile: https://wwayne.wordpress.com/2020/09/05/io-e-bianca/

  2. Pingback: Serie TV, il meglio di quel che ho visto nel 2020 | RUDI

  3. Pingback: Parlarne tra amici, Sally Rooney, 2017 | RUDI

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