Manon Lescaut, Antoine François Prévost, 1731

Del 1731 la prima edizione, pubblicata ad Amsterdam, ventidue anni dopo l’edizione definitiva, con correzioni, illustrazioni, un capitolo aggiuntivo e qualche autocensura su passaggi ritenuti scandalosi. “L’eroe è un mascalzone e l’eroina una puttana” era stato il commento lapidario di Montesquieu nel 1734.

Nella traduzione di Benedetto Gentile, questa edizione è introdotta da Frédéric Deloffre, che fa notare come Prévost non offra alcuna descrizione di Manon, “per ogni uomo sarà la donna sognata, la donna ideale”. L’essenza sta in questo: l’amore giustifica tutto, fonda da solo la sua legge morale e “vale tanto da poterglisi sacrificare la vita eterna”.

Innamorato perdutamente di una prostituta, il cavaliere des Grieux rinuncia a tutti gli agi del suo destino nobiliare, attira su di sé l’ira paterna, perde ogni amico, distrugge ogni legame sociale, compie le azioni più immorali: uccide, deruba, bara al gioco… Eppure, nel suo racconto, non fa che giustificare la sua condotta, ben sapendo di poter essere compreso solo da chi ha vissuto un’analoga, sconvolgente passione.

Come Elena di Sparta, Manon si impone come un archetipo, un’irresistibile femme fatale che travolge l’uomo e gli fa perdere ogni discernimento. È la sua natura, come lo scorpione sulla rana…

Quello del cavaliere è un amour fou,  “un amore fatale che mi faceva tradire tutti i miei doveri”. Nel suo racconto, Des Grieux fa capire che il finale sarà tragico, ma l’intreccio risulta avvincente e da quasi tre secoli appassiona lettori con gusti estetici e valori morali assai diversi.

Prévost ebbe una vita avventurosa. Nacque nel 1697, studiò dai gesuiti, poi entrò in un convento benedettino, ma nel 1728 si convertì segretamente al protestantesimo; lavorò da precettore in Inghilterra e in Olanda, solo alla fine del 1734 rientrò a Parigi e si riconciliò con la Chiesa. Divenuto cappellano di un principe, ebbe molte amanti, morì nel 1763. Introducendo queste pagine, che costituivano la settima parte di un’opera colossale, Prévost anticipa al lettore che “vedrà nella condotta del signor des Grieux un esempio terribile della forza delle passioni”.

Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut era il settimo e ultimo volume di Mémoires et aventures d’un homme de qualité., firmato da Antoine François Prévost, detto anche Abbé Prévost. In prima persona, il narratore racconta di come fece la conoscenza di un giovane che gli lasciò una forte impressione: “Non avevo mai visto un’immagine più viva del dolore”. Quel cavaliere stava seguendo una carrozza che trasportava una dozzina di prostitute incatenate, destinate all’imbarco per l’America. Una di quelle giovani donne si distingueva dalle altre. Il cavaliere gli disse che era la sua amante e intendeva seguirla anche oltre oceano. Commosso, il narratore gli lasciò un po’ di soldi, i due si separarono, senza nemmeno rivelarsi le rispettive identità.

Due anni dopo, il narratore rivide quel cavaliere: era appena rientrato dall’America. Il racconto prosegue mutando di voce: la prima persona singolare diventa quella del cavaliere des Grieux, che riferisce quanto gli è accaduto al narratore, identificabile con il sessantenne marchese di Renoncour, alter ego di Prévost.

Aveva diciassette anni quando vide quella donna ad Amiens. Se ne innamorò al primo sguardo. Lui aveva appena finito il liceo e doveva entrare nell’Ordine di Malta, lei era destinata a entrare in convento, dove i genitori intendevano “mettere ostacolo alla sua inclinazione per il piacere, già dichiaratasi e causa di tutte le sue e le mie disgrazie”.

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