Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (mi crede scippatore di vecchiette)

Lettura avvincente, per come gli aneddoti si infilano nell’autobiografia, i grandi avvenimenti sportivi si sovrappongono alle vicende personali.
Due esempi: l’improvvisa morte di Fausto Coppi e “il biglietto della lotteria” del giovane giornalista; l’aver perso tanti soldi con i bonds argentini, ultima spinta della cattiva sorte a lavorare ancora.

Il libro fu pubblicato da Limina nel 2010.

Nato nel 1935 a Torino, Ormezzano, entrò nella redazione di Tuttosport a fine 1953, ci è restato sino al 1979 diventandone anche direttore (dal 1974, e senza mai avere scritto la cronaca di una partita di calcio). Passato a La Stampa come inviato speciale, diviene “primatista” mondiale di Giochi Olimpici, coprendone 24: da Squaw Valley 1960 a Torino 2006.
Di sé dice che il vertice della sua scrittura risale al 1964, Olimpiadi di Tokyo, una poesiola intitolata “Invidia”, ispirata dalle gare di canottaggio: Al quattro senza / non far sapere / che il quattro con / ha il timoniere”.

Da una vita avventurosa e divertente, deriva un’autobiografia sincera, costruita come un tipico “romanzo di formazione”: l’apprendistato, le esperienze fondamentali, i momenti fatali, il diventare adulti, la fine dell’innocenza… Il libro diventa una “confessione”, anzi un “principio di espiazione”. Perché lo sport è peggiorato e uno dei principali colpevoli è il giornalismo: “io aspirante killer o quasi di un giornalismo sportivo che pure ho amato e amo, che ha dato da campare a me e alla mia famiglia. È vero, è verissimo che di questo giornalismo penso male, che voglio il suo male. Non sputo nel piatto in cui ho mangiato: lo rompo”.

Il capitolo sulla “nota spese”, divertente saga delle piccole truffe per arrotondare lo stipendio da parte degli inviati, definita come “monumento economico della categoria”, gli aneddoti personali, i riferimenti sibillini a “Arrafat” e alla “Volpe del dessert”.

Come è cambiato il giornalismo sportivo (almeno quello della carta stampata). Le 3 fasi: 1) amore; 2) erotismo; 3) pornografia.
“Ecco, il giornalismo dei cantori consisteva nel far sapere le cose, quello degli erotisti nell’esaminarle, quello attuale dei pornografi consiste nello sviscerarle ed enfatizzarle, anche in maniera oscena”.

Come si fa a misurare un “anno luce” (concetto difficile da assimilare, a scuola): il passaggio da Berruti a Alberto Tomba, campioni celeberrimi di epoche diverse, e i rispettivi ritorni a casa dopo le vittorie olimpiche.

I maestri: Giglio Panza, Bruno Raschi, Carlo Bergoglio detto Carlìn.
Le apparizioni eccentriche: Giovanni Conso (ministro e presidente della Corte Costituzionale).
Gli amici colleghi: Pier Cesare Baretti, Antonio Ghirelli, Gianni Brera
Gli amici campioni: Livio Berruti, Felice Borel, Giampiero Boniperti, Omar Sivori.

Due miti fondativi, nel senso più denso del termine: Coppi e il Torino (anzi il Toro).
Superga è il 4 maggio 1949 (Ormezzano ha 14 anni), Coppi muore il 2 gennaio 1960 e smette di vincere nel ’57 (Ormezzano lo conosce a fine ’59).

“L’arte del ritratto”, come la definisce Massimo Raffaeli nell’introduzione, compone la seconda parte dell’autobiografia. Sono tutti ritratti positivi, per scelta: “ho rimosso uomini cose sgradevoli, tutto qui”. Certi rapporti di amicizia, descritti con naturalezza, susciteranno l’invidia dei giornalisti di oggi, abituati a rapporti inconsistenti con le celebrità del mondo dello sport. Non nasconde (ma non sopravvaluta) le antitetiche vedute politiche con Boniperti e Benvenuti.

Ha conosciuto alcuni dei più grandi protagonisti dello sport, e non solo: Cassius Clay e Gilles Villeneuve, Lauda e Pelé, Platini e Maradona, Coppi e Bartali, Pozzo e Ferrari, Thoeni e Tomba, Gimondi e Merckx, Mennea e Berruti, Benvenuti e Spitz, Mazzola (Valentino e figli) e Rivera, Boniperti e Sivori, Eric Segal e Marcello Marchesi, Dalida e Cicciolina. Nel 1966 è andato nella Cina di Mao, allora chiusa agli italiani, con carta di identità francese. Nel ’69 ha assistito al volo da Cap Canaveral che avrebbe portato il primo uomo sulla Luna.

Luciano Moggi: “Umorista, barzellettiere completo, uomo di mondo. Peccato si sia anche occupato di arbitri. Non mi è andato neanche che lo abbia fatto a pro del mio Toro”.
A Buenos Aires nel 1978, con Sivori e Bearzot, viene fermato dalla polizia segreta di Videla: “
Credo di non essere mai andato vicino alla morte come quella sera”.
Messico 1986, incontra un ragazzetto messicano e gli chiede per chi farà il tifo nella finale tra Germania e Argentina; quello gli dice che tiferà Argentina, ma controvoglia. E aggiunge: “
Signore, sa perché fanno buchi nella bara di un argentino?… Perché i vermi possano uscire a vomitare”.

Leo Junior gli risponde così nell’86, alla domanda su chi fra lui, Falcao e Socrates avrebbe dovuto sacrificarsi: “Tu non sai che in Brasile chiunque è felice di cedere la sua maglia a Zico, un grandissimo senza fortuna, uno al quale tutti noi dobbiamo qualcosa”.
Pelè, quando gli capitò di intervistarlo, “
gli guardai a lungo i piedi, erano normalissimi piedi… il colloquio nostro finì quando l’albergo venne autenticamente attaccato e invaso da un gruppo di bello hostess dell’Air France. Videro Pelè, gli si avventarono addosso, lui patteggiò tante foto con loro, ma che poi andassero a farsi fotografare anche con i suoi compagni. I Pelè di oggi chiedono probabilmente in cambio un’orgia, e probabilissimamente la ottengono”.

Enzo Bearzot: il Torino sta per rivincere lo scudetto 36 anni dopo Superga, Ormezzano lascia lo stadio cinque minuti prima della fine della partita e incrocia per caso Bearzot, “un amico, otto anni di maglia granata, cuore Toro. Banalissimamente gli dico: «Enzo, siamo quasi campioni d’Italia». Piango. Lui mi guarda, lui è il commissario tecnico della Nazionale, deve essere imparziale, distaccato, superiore a certe emozioni: «Beato tu che puoi piangere», mi fa. E piange”.

Negli anni della direzione di Tuttosport, arriva l’unico scudetto granata del dopoguerra, in mezzo a tanti trionfi juventini. Ormezzano titola in prima pagina: “Lassù qualcuno vi ama”.

5 Responses to Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (mi crede scippatore di vecchiette)

  1. gigidibiagio says:

    Me lo sono segnato, ma resto sempre sconvolto quando leggo quasi 20€ per nemmeno 180 pagine

  2. Luigi Baragiola says:

    Ebbi l’onore di scambiare qualche battuta con Lui
    in una bellissima serata a Pavia per il 40esimo di Italia-Germania 4a3.
    C’erano P. Ormezzano, N. Dalla Chiesa , G.F.Facchetti e “Carletto” Schnellinger.
    Per la parte culinaria della serata il panino Micca-coppa nostrana sconfisse nettamente il wurstel e crauti ; la birra battè di stretta misura la bonarda mossa e ferma.

  3. Danilo Santoni says:

    Mio padre camionista interista comprava Tuttosport, nel periodo di GPO direttore

  4. metalupo says:

    Grande parolaio, soprattutto grande granata.
    Valore aggiunto.

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