More – Di più, ancora di più [More], Barbet Schroeder, 1969 – [filmTv30] – 6

Lisergica, può essere l’esperienza di chi abbia ascoltato innumerevoli volte Cymbaline e Green Is the Colour e tutto il resto di More, il terzo album inciso dai Pink Floyd, e sia riuscito a collegare la musica e le immagini del film molti decenni dopo.

Davanti allo schermo, ho spesso pensato a Zabriskie Point (1970), e non solo per le affinità nella colonna sonora. Forse, sia Schroeder che Antonioni hanno accarezzato l’idea di un cinema che poteva fare a meno degli attori e della sceneggiatura. Bastavano volti e corpi plasmati dall’occhio del regista – per Antonioni, Mark Frechette e Daria Halprin, per Schroeder, Klaus Grünberg e Mimsy Farmer – spazi dilatati (oceani e deserti) e un po’ di filosofia new age sullo spalancare le porte della percezione, per confezionare film belli da vedere quanto vuoti di psicologie. Trame riassumibili in un tweet.

Stefan è un giovane tedesco, che attraversa l’Europa senza soldi, vive di espedienti e a Parigi incontra Estelle. Lo mettono in guardia dalle tendenze distruttive della disinibita biondina, ma Stefan la segue a Ibiza, dove sperimenta l’amore libero e ogni tipo di droga. Estelle sta sempre un passo avanti, mente spudoratamente o confessa il peggio; Stefan la asseconda e la imita, prova ogni sostanza e si presta a un ménage a trois. Sentendosi invulnerabile, cerca di oltrepassare i propri limiti e cade sempre più in basso…

Prodotto da Les Films du Losange, la casa fondata da Schroeder ed Éric Rohmer, il film può contare sulla sfolgorante fotografia di Néstor Almendros, fra i preferiti di Truffaut e di Malick, che alterna lo splendore della natura agli stati di allucinazione. Ma il movente di Stefan presto sbiadisce, e non giovano le allusioni al passato nazista di colui che comanda il traffico di droga a Ibiza, e si fa pagare in natura da Estelle. Anche Stefan, come gli Adoratori del Sole, la setta di Calcutta che ha descritto a Estelle, sembra desiderare di diventare cieco e avvizzire.

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