En plein air. #Monet a Bologna

Nel 1916, mentre nelle trincee morivano a migliaia per conquistare poche decine di metri, immancabilmente persi qualche giorno dopo, a Giverny, Claude Monet dipingeva en plein air ninfee, rose, glicini, laghetti e ponti giapponesi.

Ormai anziano, vicino agli ottanta, Monet portava una lunga barba bianca. Mi spaventa il pensiero (altri forse lo troveranno consolante), che fra Giverny e l’apocalisse della Somme, fra i glicini e il filo spinato, vi fossero meno di centosettanta chilometri.

Viene da chiedersi se qualche flebile eco della strage – più di un milione di morti nelle trincee – sia mai penetrata in quel pacifico, idilliaco, luminosissimo paradiso terrestre.

Ultimi giorni della mostra curata da Arthemisia a Palazzo Albergati, via Saragozza, a Bologna.

L’esposizione comprende 57 opere di Claude Monet e di altri interpreti dell’Impressionismo francese: Manet, Renoir, Degas, Corot, Boudin, Pissarro, Sisley e Signac. Alcune di queste opere non avevano mai lasciato il museo parigino, dalla sua fondazione nel 1934.

La maggiore sorpresa, per me, è stata Berthe Morisot (1841-1895), della quale sono esposti sette dipinti. Ecco le 7 opere più suggestive:

  • Ninfee (Claude Monet, 1916-19)
  • Le Pont de l’Europe, gare Saint-Lazare (Claude Monet, 1877)
  • Portrait de Berthe Morisot étendue (Edouard Manet, 1873)
  • Portrait de Madame Ducros (Edgar Degas, 1858)
  • Donna con ventaglio (Berthe Morisot, 1875)
  • Jeune fille assise au chapeau blanc (Pierre Auguste Renoir, 1884)
  • Passeggiata ad Argenteuil (Claude Monet, 1875)

Mi accorgo di aver scelto tre ritratti: strano, l’estetica Impressionista prediligeva il dipingere all’aria aperta, magari sempre lo stesso soggetto, catturando gli effetti atmosferici, la luce che cambia. Era il 1883, quando Monet si trasferì a Giverny, vi rimase fino alla fine, nel 1926.

3 Responses to En plein air. #Monet a Bologna

  1. luigi says:

    Zdanovianamente, magari, ma ho sempre pensato che l’impressionismo in genere (e Monet, naturalmente, in primis) altro non faccia, in realtà, che raccontare di un mondo che si dissolve: quello appunto della Francia e dell’Europa borghese, che vede prima incrinarsi le proprie certezze egemoniche con la Commune e poi precipita nel macello spaventoso della Grande guerra imperialista.
    Monet, Manet, Pissarro, Toulouse-Lautrec non lo dicono, appunto, ma la loro pittura tremolante lo lascia capire: tutto quel mondo si sta sfaldando e non c’è più nulla da fare.

  2. Pingback: La dama con il parasole, Claude Monet, 1886 | RUDI

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