La strage degli stadi: cancellate i Mondiali del Qatar!

Il torneo dovrebbe cominciare lunedì 21 novembre 2022 alle 11.00 italiane… Sto parlando dei Mondiali di calcio in Qatar. . Il post che segue sarà di inusuale lunghezza – 8-9 minuti di lettura -, perché in larga parte riprende quanto avevo scritto su Rivincite, quasi tre anni fa.

L’attualità sta nell’inchiesta appena pubblicata dal Guardian e rimbalzata su alcuni quotidiani italiani, secondo la quale per costruire gli stadi e le infrastrutture in Qatar sarebbero già morte 6.750 persone, nel novantanove per cento dei casi migranti schiavizzati, venuti dall’Asia.

Il calcio non era mai stato così disumano. Notizie come questa vengono digerite senza colpo ferire. È la più diffusa e subdola forma di razzismo, si tratta del doppio delle vittime delle Twin Towers, e non avranno celebrazioni o monumenti, anzi resteranno anonime, in vista di un grande spettacolo planetario di cui dovremmo vergognarci.

La politica, in Occidente, è ormai pura forma, senza valori. Nemmeno il socialismo europeo è più capace di indignazione. Quanto vorrei potermi riconoscere in un partito o un movimento che cominciasse a dirlo oggi, e ripeterlo in ogni sede: i Mondiali in Qatar sono stati uno scandalo fin da prima che venissero assegnati, ora vanno annullati e trasferiti altrove!

E se ciò non avvenisse, qualcuno dovrebbe organizzare un boicottaggio delle trasmissioni tv, per togliere ogni legittimazione a un regime medievale e a quegli ignobili sponsor che sanciscono il primato dei profitti sui più elementari diritti umani.

Ecco cosa avevo scritto su Rivincite.

Le condizioni ambientali in cui gli atleti devono esprimersi sono l’ultima preoccupazione di chi stabilisce la sede delle grandi competizioni internazionali. A Los Angeles e Seul, Atlanta e Pechino, si disputano gare con un inquinamento dell’aria e un contesto meteorologico palesemente pessimi. Ricordando l’umidità rovente di Pasadena ’94, quando il Brasile di Romário beffa l’Italia di Baggio, appare surreale che i Mondiali di calcio del 2022 si debbano giocare nel deserto del Qatar.

Persino il «Wall Street Journal» esprime un moto di indignazione: denuncia che lo sceicco Hamad ben Khalifa, della casa reale Al-Thani, avrebbe investito enormi somme di denaro per convincere i rappresentanti di Nigeria, Thailandia e Senegal, i cui voti si rivelano decisivi. L’emirato si è anche assicurato alcuni testimonial, fra cui il più famoso francese d’origine magrebina, Zinédine Zidane, pagato tre milioni di euro (o dollari: sulla valuta, le fonti divergono).

Nel febbraio 2013, la copertina di «France Football» strilla a caratteri cubitali: Qatargate!. All’interno, una lunga inchiesta su come gli emiri qatarioti siano riusciti ad aggiudicarsi l’evento del 2022; si parla di favori, regali, sponsorizzazioni, eufemismi per declinare la parola “tangenti”. Non solo i Paesi poveri sono stati sedotti dai petrodollari: per un’amichevole giocata a Doha, Argentina e Brasile incassano sette milioni di dollari.

La casa reale del Qatar finanzia, nel 1996, la nascita dell’emittente televisiva «al-Jazeera», che presto si impone come il principale canale di informazione in lingua araba. Si narra di una cena all’Eliseo, il 23 novembre 2010, tra il presidente Sarkozy, l’emiro del Qatar e Michel Platini, capo dell’UEFA; una cena segreta, dopo la quale i Mondiali del 2022 arrivano al Qatar, «al-Jazeera» investe una cifra colossale per acquisire i diritti televisivi della Ligue 1, il massimo campionato francese, e un fondo sovrano (Qatar Sport Investments) acquista la squadra del Paris Saint-Germain.

La Nazionale qatariota non è mai riuscita a prendere parte a una fase finale della Coppa del mondo. A giugno, la temperatura media è stabilmente sopra i 40 gradi. I nuovi stadi – la cui capienza complessiva supera il numero di abitanti dell’emirato – sono chiusi e climatizzati. Pubblico e calciatori resteranno in un ambiente artificiale, con temperature inferiori ai 26 gradi. Anche Blatter, nel maggio 2014, arriva ad ammettere che sia stato un errore scegliere il Qatar e avanza l’ipotesi di giocare in inverno, nel pieno dei campionati nazionali, rompendo una tradizione stabilmente confermata dal 1930.

Poi, il primo giugno 2014 esplode un altro scandalo: il «Sunday Times» scrive di essere in possesso di documenti che dimostrano come l’ex presidente della Asian Football Confederation, nonché membro della FIFA, Mohamed Bin Hammam abbia consegnato 5 milioni di dollari a delegati africani per far prevalere la candidatura del Qatar. Molti, fra cui il nuovo vicepresidente della federazione internazionale, Jim Boyce, chiedono di riassegnare i Mondiali 2022 .

A questo quadro, si aggiunge la denuncia di Amnesty International sulle condizioni di vita dei lavoratori che costruiscono stadi e opere pubbliche: costretti a “condizioni di semi-schiavitù”, provengono in gran parte da Bangladesh, India e Nepal. Nel suo rapporto, Amnesty afferma che questi operai subiscono “trattamenti spaventosi”, costretti a vivere ammassati in pochi metri quadrati dentro strutture fatiscenti, percependo salari molto bassi e senza nemmeno poter lasciare il Qatar perché i loro passaporti sono stati confiscati dai datori di lavoro. Secondo alcune ONG, nei lavori preparatori ai Mondiali 2022 sarebbero morti centinaia di operai.

Unico Stato mediorientale a impegnare la propria flotta aerea nella guerra in Libia, nel 2015 il Qatar ospita i Mondiali di Pallamano (argento, sconfitta in finale dalla Francia, la squadra qatariota è interamente composta da naturalizzati), il Mondiale di ciclismo 2016, i Mondiali di ginnastica 2018 e quelli di atletica 2019. Con poco più di due milioni di abitanti, solo un quinto dei quali nato sul territorio nazionale, il Qatar non ha alternative al reclutamento di stranieri, per raggiungere l’obiettivo di diventare una potenza sportiva. Ai Giochi del 2016 la delegazione qatariota si compone di 38 atleti, 23 dei quali nati all’estero. Il talento più puro è il saltatore in alto Mutaz Essa Barshim, bronzo a Londra 2012, argento a Rio 2016, campione del mondo a Londra 2017. Uno dei primi e più discussi casi di naturalizzazione risale al 2002 e riguarda Stephen Cherono, mezzofondista keniano, sottoposto anche all’arabizzazione del nome: da cittadino del Qatar, diventa Saif Saaeed Shaheen e ripaga l’emirato con due ori mondiali nei 3.000 siepi (Parigi 2003 e Helsinki 2005).

Entrato prepotentemente nell’economia occidentale, l’emirato acquisisce quote rilevanti di Deutsche Bank e Volkswagen, lo shopping in Italia passa da grandi alberghi (il Gallia di Milano e il Baglioni di Firenze) a una compagnia aerea (Meridiana) fino a uno storico marchio della moda (Valentino). In campo sportivo, i qatarioti espugnano un altro fortino: la maglia blaugrana del Barcellona. Dal 2011, la scritta Qatar Foundation (poi Qatar Airways) compare sulle divise di una società che sacrifica la sua eccezione per ricavare la cifra più alta nella storia delle sponsorizzazioni calcistiche.

Sono i petrodollari qatarioti a sottrarre al Barcellona una delle stelle più celebrate, il brasiliano Neymar: ai primi di agosto del 2017, “O’Ney” si trasferisce al Paris Saint Germain, che versa la clausola rescissoria di 222 milioni di euro, il prezzo più alto pagato per acquisire le prestazioni di un calciatore.

Non si tratta solo di un affare finalizzato a rafforzare la squadra parigina, che insegue la prima Champions League: l’emirato effettua un gigantesco investimento su Neymar da Silva Santos Júnior come testimonial per la coppa del mondo 2022, tornata in bilico dopo la rottura delle relazioni diplomatiche con Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, Bahrein e Yemen, e le accuse, fatte proprie dall’amministrazione Trump, di sostenere il terrorismo internazionale. Quanto al Financial Fair Play, la vicenda Neymar mostra tutte le sue contraddizioni, e la facilità con cui può essere aggirato.

Ed eccoci all’inchiesta del Guardian.

L’assegnazione del torneo venne stabilita il 2 dicembre 2010 dalla Fifa guidata da Blatter e Platini. Si giocherà in inverno, in stadi futuristici, arene refrigerate e tenute a temperatura costante.

Nuovi stadi, nuovo aeroporto, nuove strade, nuovi hotel… È stato sfondato il muro dei 150 miliardi di dollari di spesa. I lavoratori morti nella costruzione delle infrastrutture per la Coppa del mondo non sono poche decine – 37 sostengono le autorità locali -, ma almeno 6.751, una dozzina ogni settimana, tutte le settimane, secondo i censimenti effettuati dai governi dei Paesi d’origine: 2.711 lavoratori indiani, 1.641 nepalesi, 1.018 dal Bangladesh, 824 pakistani, 557 dallo Sri Lanka.

Questo dato sconvolgente non considera i lavoratori di Kenya e Filippine, che forniscono una notevole quantità di manodopera al Qatar.

Cause delle morti: infarto, eccesso di stress fisico, asfissia e patologie derivanti dal lavoro estenuante nei cantieri. E poi suicidi… Nell’estate del 2019, il caldo torrido fu causa di numerosi decessi tra i lavoratori, come venne registrato anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro alle Nazioni Unite. Già nel 2013, era stata denunciata la pratica, da parte dei datori di lavoro, di sequestrare i documenti dei lavoratori, rendendoli dei clandestini e costringendoli ad accettare qualunque sopruso. All’origine di questo trattamento disumano risiede il sistema della “kafala”, denunciato da molte organizzazioni a sostegno dei diritti umani come una forma di moderna schiavitù. Questa regolamentazione prevede che il datore di lavoro abbia forti tutele legali per poter controllare i lavoratori migranti che fa entrare nel proprio paese. Solo nel settembre 2020, a seguito delle pressioni internazionali, il Qatar ha finalmente abolito la kafala.

Grande come l’Abruzzo, ma con la terza riserva di gas naturale del mondo, il Qatar è una monarchia assoluta di tipo feudale, al vertice la famiglia regnante di Al Thani, dove i cittadini locali godono di uno dei redditi pro capite più alti al mondo, ma i lavoratori immigrati sono vittime di abusi e maltrattamenti: i migranti rappresentano circa il 70% della popolazione del Qatar e il 94% della sua forza lavoro.

Amnesty International ha contattato decine di immigrati e trovato conferma di quanto era già trapelato: a questi lavoratori viene sequestrato il passaporto, non sono liberi di andarsene. Sono stati denunciati centinaia di casi in cui i cadaveri non sono stati nemmeno restituiti ai familiari, nei Paesi di origine.

4 Responses to La strage degli stadi: cancellate i Mondiali del Qatar!

  1. Giovanni Eresia Cuppini says:

    sarebbe molto bello che gli attori principali di quella recita, i calciatori, prendessero posizione e si rifiutassero di giocare lì. in realtà sarebbe utile anche una forte presa di posizione che, ad esempio, contribuisse a far cambiare le condizioni di vita e di lavoro di coloro che in qatar ci devono vivere. non accadrà, per mille motivi. del resto, le parole di ibra su lebron james sono esemplificative.

  2. Monsieur Platini. Che bella persona, davvero…

  3. Pingback: Suning, almeno risparmiaci il Qatar… | RUDI

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