Il Trump di Trudeau

L’autore di «Doonesbury» cominciò a prendere di mira Donald Trump il 14 settembre 1987, ventinove anni prima che divenisse, contro ogni pronostico, il 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Non perché potesse prevederlo, ma perché già negli anni Ottanta Donald Trump faceva parlare di sé e occupava grossolanamente la scena mediatica – “Un uomo che non ha mai avuto il senso dello Stato né quello del ridicolo” -, imponendosi come un modello per tanti americani wasp, frutto superbo del reaganismo più volgare, che rivendicava le agevolazioni fiscali garantite ai più ricchi.

Già alla fine degli anni Ottanta – scrive Trudeau nell’introduzione – Trump era diventato “l’emblema dell’arroganza sguaiata, e ignorarlo sarebbe stata una grave negligenza per un comico”. Oltretutto, Trump si è candidato alla Presidenza (o ha finto di farlo), almeno due volte prima di quella fatale.

L’esibizione pacchiana del lusso (e delle donne) è sempre stata una caratteristica di “The Donald”: la Trump Tower a Manhattan, la Trump Princess negli oceani, i Trump Casinò, la Air Trump, la Trump Plaza, la Trump University (solo online)… Del faraonico yacht, il cinico Duke diventa il capitano, e vi ritroverà la zelante “Zolletta” Huan. Nel suo costante elogio dell’ignoranza, il Trump di Trudeau crede alla ricomparsa del “Re”, Elvis, anche se canta solo il repertorio di John Denver.

Nei primi anni Novanta, dopo il divorzio da Ivana (sua moglie per dodici anni), Trudeau fa dire a Trump: “Mi spiace davvero che le cose non si siano risolte per il meglio. Insomma, a questo matrimonio ci abbiamo lavorato… Ci siamo consultati coi migliori chirurghi plastici del paese. Ma le persone cambiano”.

È l’avidità dell’uomo a produrre il progresso: sta tutta qui l’American Way of Life di Donald Trump, un Briatore all’ennesima potenza, di cui tanti nordamericani “liberal” si vergognano, salvo rimuovere le ragioni profonde per cui costui sia stato preferito agli altri candidati.

Nelle strisce compaiono anche J.J. (pittura i bagni dello yacht con scene “riviste” del Giudizio Universale) e Boopsie, che si candida a fare la presentatrice del suo gioco a premi televisivo e insieme a B.D. (sempre con il suo casco da football americano) si fa ospitare da Mike Doonesbury; ma nel ruolo di presentatrice di quiz, Trump preferirebbe Meryl Streep. Sempre che risulti sexy nel costume di scena.

Garry B. Trudeau, Trump!, Rizzoli/Lizard, 2016 (2017)

Le traduzioni sono di Enzo Baldoni, della moglie Giusi Bonsignore e del figlio Guido (che scrive un breve intervento, che parte dai problemi derivanti dall’evoluzione dello slang e descrive l’evoluzione grafica della figura di Trump nelle strisce di Trudeau). In un centinaio di tavole a colori sono riprese circa 300 strisce.

One Response to Il Trump di Trudeau

  1. metalupo says:

    Tremendo, la presidenza Trump è stata un esperimento sociologico devastante.
    Molte conferme, pochissime certezze.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.