L’Amaro del Capo

Da tempo ho smesso di credermi un genio, nell’analisi politica. Ho commesso tanti errori, valutato male, previsto erroneamente, immaginato soluzioni che non si sono verificate e sono rimasto sbalordito di fronte a soluzioni che si sono imposte: da ultimo, Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Con un certo profitto, ho studiato Scienze Politiche, ma era fra la fine dei Settanta e i primi Ottanta, c’erano i partiti di massa, io stesso militavo in uno di quelli, ci ho persino lavorato (per sette anni) e mi sono trovato eletto – grazie alle preferenze organizzate – in un’importante assemblea elettiva (per otto anni).

Scrivere di politica, non vuol certo dire capirla: la prova sta nel tracollo della stampa, sempre meno credibile, sempre meno autorevole, sempre meno libera. E se mi paragono a certi illustri commentatori, la tentazione di credermi un genio ogni tanto riemerge.

Detto questo, almeno un errore non l’ho mai commesso: credere nel Pd.

Non ho mai votato quel partito, la cui fotografia più acuta resta il celebre, sconsolato «amalgama mal riuscito» di dalemiana memoria. Ma anche quella formula, ai miei occhi, mascherava un errore: puoi amalgamarli male, ma se gli ingredienti sono buoni, non arriverai al risultato desiderato ma avrai un risultato decente. Il problema del Pd è che molti ingredienti erano già pessimi, ma ognuno legittimava l’altro con le sconsiderate teorie delle “primarie aperte”, del “voto utile” e della “vocazione maggioritaria”. Fino a ritrovarsi al 14% nei sondaggi… Se scorrete i nomi dei 45 promotori del Pd, capirete che non c’è rimedio.

Non sono mai stato veltroniano, franceschiniano, bersaniano, renziano o zingarettiano, e davanti alle dimissioni di Nicola Zingaretti credo giusto mantenere il pudore di chi non giudica i problemi altrui.

Mi limito a credere che se scrivi di vergognarti del partito che dirigi e denunci le «vergognose polemiche sulle poltrone», non potrai cavartela con una brusca retromarcia, assecondando le grottesche richieste di ripensamento dei capicorrente.

Mi limito a constatare che la nascita del Governo Draghi ha prodotto finora la deflagrazione di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, facendo rientrare in gioco Berlusconi e riaffidando un ruolo decisivo a Salvini (senza dimenticare le praterie dell’opposizione lasciate ai “patrioti”).

Molto mi divide da Di Battista, ma stavolta la battuta giusta l’ha pronunciata lui: «Ne valeva la pena?».

23 Responses to L’Amaro del Capo

  1. metalupo says:

    Titolo meraviglioso, come spesso accade.
    Francamente l’equivoco, secondo me, nasce dal partito di sinistra al governo, in un paese che di sinistra non è.
    E non lo sarà mai.
    Da qui le alleanze, Draghi e tutto il resto.
    L’identità politica è una cosa seria, se ci giochi alla lunga la paghi.

    • luigi says:

      No, l’equivoco è di ritenere che il PD sia un partito di sinistra. E il fatto che viaggi adesso intorno al 15% dei sondaggi dimostra che la gran parte dell’elettorato popolare che sosteneva il PCI l’ha ormai capito e se ne tiene alla larga.
      Che poi, in assenza di un partito di sinistra, il popolo si butti a destra, non è certo una novità. Ma per piacere, non scherziamo con le categorie politiche: rispetto al PD perfino la DC di Scelba e Segni sarebbe da considerarsi di sinistra, per non parlare di quella di Moro e Fanfani.
      La verità è che la sinistra che abbiamo conosciuto nel Novecento è morta, punto e basta. Il PD può essere considerato di sinistra più o meno come lo era la “Sinistra storica” di fine Ottocento, di cui abbiamo studiato sui banchi di scuola: che era detta “Sinistra” solo perché occupava la parte sinistra dell’emiciclo di Montecitorio.

  2. francesco says:

    io il PD l’ho votato, ma non sempre. Non credo di averlo votato nel 2008 ad esempio, di sicuro non l’ho votato nel 2018. Il problema del PD non risiede però nelle ragioni o nelle origini della sua nascita. Ho sempre detto che il progetto inclusivo che lo incardina già da solo vale il prezzo del biglietto. il problema sono gli interpreti.

  3. wwayne says:

    Nell’Estate del 2019 Zingaretti aveva dichiarato che non si sarebbe mai alleato con il Movimento 5 Stelle. Pochi giorni dopo si rimangiò la parola e fece l’inciucio con i grillini. Una persona così si commenta da sola, ed è solo un bene che abbia smesso di recitare un ruolo di primo piano nella politica italiana (sempre che l’abbia mai recitato).

  4. Per me il problema più grande del PD è che quasi tutti sono in buona fede. Ognuno crede profondamente alla propria corrente riformusta, rottamatrice, vagamente socialista, ex ds, ex margherita…e ognuno crede veramente alla retorica del seppellire l’ascia, di stare insieme come ultimo argine a Berlusconi/grillini/Salvini/Meloni/TopoGigio/eccetera. Si dividono e si riuniscono, si perdonano e si rinnegano, dimenticano e rinfacciano (si veda la parabola di Renzi: da ducetto di Rignano a nuovo leader per il quale gettarsi nelle fiamme fino a rinnegarlo)

    • wwayne says:

      In realtà la mentalità dello stare uniti ad ogni costo è molto più presente a destra. A sinistra invece non ha mai attecchito: Prodi ne sa qualcosa, e anche dopo la sua morte politica gli uomini di sinistra non hanno mai smesso di farsi i dispetti a vicenda e di farsi male da soli (vedi la scelta autolesionistica di presentarsi alle elezioni del 2018 spaccati in 2 partiti, PD e Liberi e uguali).

  5. Francesca70 says:

    Concordo su tutto. Senza credibilità e senza un progetto adeguato alla terribile situazione economica e sociale del Paese, l’ennesima prova di forza su chi comanda non servirà alle sorti di questo partito…e tra qualche mese ci sono le amministrative….

  6. «È comunque uno spettacolo avvilente per il povero elettore del Pd già ridotto nei confini della Ztl, quella zona ristretta, a traffico limitato, delle grandi città». Amen.

  7. antonior66 says:

    Io continuerò a votare PD fin quando non mi verrà offerta un’alternativa migliore. E non abito in zona ZTL.

    • Rudi says:

      Non sarai un poveraccio… Ma l’immagine della ZTL è davvero azzeccata, a Bologna, a Roma, a Milano, a Torino: non è una colpa starci. Io, per esempio, sto in ZTL.

  8. Rob Seve says:

    Sarò diretto e schietto. I primi tre capoversi mi fanno capire che il problema siano gli ideali traditi. Il quarto ammetti l’amore per il pd. Il quinto mi entra in contraddizione con il quarto: non votare il partito che si ama e come non fare un figlio con la moglie che hai sposato. Perché con ti sei sposato al pd con il lavoro e con il dividerne il potere politico amministrativo. Il quinto e il sesto dici che ami il pd ma non gli uomini che lo amministrano, condivisibile per me. Sul settimo mai porre limiti ad un uomo politico, non ne ha, nel bene e nel male. Nell’ottavo fai una foto di un avvenimento; vedi l’adesso. E se il Covid avesse messo in moto una evoluzione di questi due partiti? Perché solo loro sono entrati in crisi? Esiste una speranza di rinnovamento? Se ne vedono i prodromi? Sul nono e ultimo capoverso risponderei a Di Battista con un “in che senso”. Dare un giudizio su una posizione che spacca a metà un movimento vuol dire avere ragione a metà, ma soprattutto non ne coglie il senso politico. Mi spiego, una decisione va presa e ognuna divide il movimento a metà. Che fai? Non è importante la decisione, ma come vuoi camminare dopo che hai scelta la via. Il resto è polemica o un insulto alla intelligenza.

    • Rudi says:

      Temo di non essermi spiegato sul “quarto capoverso”: mai amati il Pd. A differenza di altri, non l’ho mai l’ho considerato l’erede del Pci.

  9. Rob Seve says:

    Ho scritto le mie considerazioni stanotte e non trovandole stamattina pensavo ad un errore mio di trasmissione. Forse ho peccato di averti pungolato troppo, e me ne scuso Rudi. Il fatto è che ti stimo molto e qualche volta sono veramente curioso di conoscere il tuo modo di vedere le cose che escono necessariamente da un confronto. La mia vita è un confronto continuo e questo mi rende vivo. La mia ansia e la sparizione del commento mi hanno fatto capire di aver esagerato. Mi dispiace veramente.

  10. willerneroblu says:

    I pochi operai rimasti,le partite iva ,i titolari di azienda, i dipendenti privati,i precari votano a destra è questa la grande differenza!
    I dipendenti pubblici alias gli imboscati,soprattutto quelli della scuola,votano i 5 stelle,i pensionati e il centro di Milano votano il PD ed è per questo che vaccinano prima gli ottantenni,,,,,,

    • antoniodaroma says:

      Willer, anche se non ci credi, con la massima simpatia e fratellanza di tifo, prova ad accettare un consiglio gratuito anche se proviene da un perdente storico (non rappresentato in parlamento o meglio come mi appella l’amico Francesco “giacobino”): togli le ultime tre lettere dal tuo nickname. Avrebbero ancora più senso e forza le tue considerazioni “politiche”. Forza Inter, anche da un mondo opposto

      • willerneroblu says:

        Perchè pensi non sia verosimile? Ho omesso che chiaramente i 5 stelle contano da Napoli in giù nel nord valgono il PSDI di Saragat!

  11. antoniodaroma says:

    Willer, non ho fatto rappresentazioni di chi ha votato 5stelle o di altro (partiti che detesto). A mio modesto parere, noi italiani (mi ci metto in mezzo anche se non l’ho mai fatto) siamo un popolo da sempre orientato a destra, o meglio qualunquista con pulsioni destrorse. Si stava al “centro” con le vacche grasse (nell’attesa di una briciola che poteva arrivare), finite quelle, si torna agli istinti primari: innanzitutto “IO”, poi “forse” gli altri purchè IO non ci rimetta. Se butta male, disposti a digerire nuovamente l’olio di ricino. Che ne pensi?
    PS: per ridere eh! Le tre lettere finali le togli dal nick?

    • willerneroblu says:

      Mai !!! Cosa avrei scritto di cosi talmente strano forse la parola imboscati?? una volta il PCI lo votavano i lavoratori,i 5 stelle secondo me i non lavoratori e il PD quelli che stanno bene!!

  12. antoniodaroma says:

    Assolutamente non ti imputo la parola imboscati! E altrettanto assolutamente voglio fare analisi su chi ha votato 5S e e PD (e ne avrei da fare, ma mi taccio per non passare per l’ennesima volta da settario). Non mi riguarda. Ma sappi che dalle tue parole (legittime come qualsiasi altra opinione, sia chiaro) la sostanza che emerge penso sia abbastanza chiara. Non ti arrabbiare, Mantieni le ultime tre lettere. In fondo a quel nick sono comunque affezionato da anni. Abbi pazienza sono vecchio. Concedimi ogni tanto il confronto su questo stupendo blog che ci fa parlare di Inter e non solo

    • willerneroblu says:

      Dai per farti perdonare invitami da Carlone a Trastevere e siamo a posto !😂😂😂

      • francesco says:

        Comunque un partito che si fa perculare da Beppe grillo non è un partito

        La dignità l’aveva solo quando a guidarlo era Renzi

        Prima con bersani, poi con Zingaretti non l’ha certo avuta

        Comunque con l’affair McKinsey scoperto Draghi ha perso buona parte della credibilità che aveva nel mio giudizio..

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