Signorina Cuorinfranti, Nathanael West, 1933

Miss Lonelyhearts è un romanzo breve che riprende il titolo di una rubrica per un quotidiano newyorkese. Raramente ho letto pagine così intrise di squallore, attraversate da un’umanità dolente, ignorante, sgrammaticata, costretta a convivere con un’infelicità insopportabile.

Lettori e, soprattutto, lettrici raccontano le proprie disgrazie e le proprie sofferenze. La rubrica è tenuta da un uomo, di cui non sapremo il nome. La narrazione è in terza persona, il protagonista – Miss Lonelyhearts – deve rispondere a richieste d’aiuto o di consolazione. Riceve una trentina di lettere al giorno, “e si somigliavano tutte, biscotti di sofferenza ritagliati con uno stampino a forma di cuore”. In larga maggioranza sono donne, quasi tutti si firmano con uno pseudonimo, per esempio “Desolata” oppure “Stufa-marcia-di-tutto”.

“Espressioni inarticolate di autentica sofferenza” debordano da quelle lettere: la moglie in attesa dell’ottavo figlio, la sedicenne troppo brutta per avere un fidanzato, il ragazzino che sospetta che la sorella sordomuta sia stata violentata, la donna che vive con uno storpio con cui non riesce ad avere rapporti sessuali… Sono gli anni della Depressione e del Proibizionismo. Figlio di un pastore battista del New England, Miss Lonelyhearts vive solo, in una camera desolantemente spoglia, va spesso a ubriacarsi in uno speakeasy (spaccio clandestino). Due mesi prima, aveva chiesto a Betty di sposarlo, ma forse non è stata una buona idea. Non hanno ancora fatto sesso.

Frustrato dalla propria incapacità di offrire un aiuto reale, il protagonista non riesce a smettere di pensare a quelle dannate lettere. Crolla. La Grande Depressione si amplifica nella sua personale depressione. Entra in una spirale autodistruttiva, non trova sollievo nell’alcol, nel sesso occasionale, nella religione. La trama si concentra in alcuni mesi, fra la fine di un inverno e l’inizio della primavera.

“Una volta ci aveva provato, a farsi licenziare, raccomandando il suicidio dalle colonne della sua rubrica”. Ma il direttore, Willie Shrike, suo compagno di bevute, si era limitato a dirgli che il suicidio non avrebbe aumentato la diffusione del suo giornale.

Il protagonista ha una strana relazione con Mary Shrike, la moglie del direttore. Lei accetta i baci e i palpeggiamenti, perché odia il marito, ma si rifiuta di andare a letto con lui. Anzi, pare plausibile che Willie sia a conoscenza di tutto, e faccia sesso con la moglie quando rientra dalle sue scappatelle.

Un giorno arriva a Miss Lonelyhearts la lettera di una donna che vorrebbe incontrarlo. Sa che dietro quella firma c’è un uomo, dice di avere trentadue anni, di avere una figlia dodicenne e di essere sposata con uno storpio. Lui le telefona, “gli pareva di sentire il suo respiro caldo e umido attraverso la cornetta”. Si danno appuntamento. Fay Doyle non è certo attraente, ma ha qualcosa di voluttuoso e lui la conduce nel suo appartamento: fanno sesso, lei “emetteva suoni marini”. Poi, gli confida che il marito sa che la figlia non è sua: mentre era incinta, aveva chiesto il suo aiuto per abortire, ma lui non aveva soldi e le aveva proposto di sposarla. In seguito, Miss Lonelyhearts verrà avvicinato dallo storpio, il signor Doyle, e invitato a casa sua, a ubriacarsi insieme.

Dopo quella che appare come una malattia psicosomatica, Miss Lonelyhearts accetta il suggerimento di Betty e va a completare la convalescenza in campagna, nella casa disabitata che era stata della famiglia della fidanzata. Stanno spesso nudi, ma non fanno sesso. Appena rientrato dal Connecticut, il protagonista torna a contatto con le sofferenze scaricate sulla sua rubrica. Si sente sopraffare dalla nausea. Legge una lunga lettera, “per lo stesso motivo per cui un animale si morde la zampa ferita: per far male al dolore”. Quella donna è stata ripetutamente picchiata dal marito, che ora se n’è andato, e lei non sa come mantenere i figli; anche lei era scappata di casa, quattro volte, ma il dolore per l’abbandono dei figli l’aveva sempre spinta a tornare. Forse dovrà prostituirsi, si firma “Spalle-larghe”.

Nathan Wallenstein Weinstein nasce il 17 ottobre 1903 e muore, in un incidente automobilistico insieme alla moglie, il 22 dicembre 1940. Il 21 dicembre era morto l’amico Francis Scott Fitzgerald. Scrittore e sceneggiatore, la sfortunata esperienza a Hollywood divenne il suo testamento (Il giorno della locusta, nel ’39). Miss Lonelyhearts è il secondo dei suoi quattro romanzi; Signorina Cuorinfranti fu l’espressione scelta da Bompiani nel 1948, nella traduzione di Bruno Maffi.

Nel 1975, Il giorno della locusta divenne un film con Donald Sutherland; nel 1976 uscì nelle sale cinematografiche Gli ultimi fuochi, dal romanzo incompiuto di Fitzgerald, interpretato da Robert De Niro. Già nel 1958, Miss Lonelyhearts fu trasformato in film, intitolato Non desiderare la donna d’altri, con Montgomery Clift e Myrna Loy.

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