Che da un male possa venire un bene…

È una di quelle frasi edificanti, consolatorie quanto fataliste, che ti senti rivolgere da bambino o da adolescente: ti dicono che anche da un grande male può derivare qualcosa di buono. Può darsi che qualcosa del genere torni a emergere quando un amore finisce male, le frasi edificanti agiscono quanto sei più debole…

Da quasi vent’anni abito appena dentro i viali di circonvallazione, a Bologna, nei pressi di piazza dei Martiri. Per chi non la conosce, è una grande piazza quasi circolare con una grande fontana al centro. Intitolata a Umberto I, venne realizzata nel 1889; il nome attuale le è stato attribuito nel 1945 in memoria dei caduti per la liberazione dal nazifascismo. 

Su questa piazza si affacciavano due grandi sale giochi, una dozzina di vetrine e quasi mille metri quadrati complessivi. Entrambe non sono sopravvissute al Covid. È l’effetto collaterale più positivo di cui posso portare testimonianza.

Le sale giochi sono rimaste aperte 5-6 anni. La crisi era cominciata prima della pandemia, manifestandosi con una progressiva riduzione dell’orario di apertura (nel momento di massimo fulgore, restavano aperte 18 ore al giorno). Ora dietro le vetrine sono in corso lavori, le slot machine sono state rimosse, hanno appeso cartelli di “affittasi”.

Nello stesso palazzo, per un appartamento di 100 metri quadrati alcuni studenti fuorisede pagavano 1.500 euro al mese. Facile dedurne che ognuna delle sale giochi pagasse almeno 4.000 euro al mese. Mi chiedo quale attività economica – a parte lo spaccio di cocaina – possa permettersi di spendere 50.000 euro all’anno (più le utenze) per avere una sede in piazza dei Martiri. Vi farò sapere.

13 Responses to Che da un male possa venire un bene…

  1. Conosco quella piazza. Ci sono stato due o tre volte, negli anni ’90 perché c’era la filiale bolognese dell’istituto per il quale lavoravo. Mi ricordo anche un ristorante dove ho mangiato i tortellini, anche se preferivo il Diana.

  2. francesco says:

    beh, mi verrebbe da dire che dubito che la ludopatia sia scomparsa col covid. è più verosimile che sia rimasta da un lato nei canali consentiti (che so, il superenalotto) dall’altro si sia spostata verso canali dove lo stato non incamera tasse. e in ogni caso se oggi abbiamo meno gioco d’azzardo abbiamo anche meno gettito fiscale. da un male forse può venire un bene, ma ricordiamoci sempre che non è un gioco a somma zero

    • Rudi says:

      Hanno fatto leggi, nazionali e regionali, per impedire che le sale giochi aprano a meno di 500 metri da una scuola… Le hanno fatte quando non ne nascevano più, c’erano già…

  3. piero72 says:

    Appena possibile le ho tolte dal locale. Mio Padre le aveva messe quando erano davvero ancora un gioco (pagamento in consumazioni). Poi da un anno all’altro l’esplosione di vincite e soprattutto giocate. Tre mesi di affitto del bar me le pagavo, ma a scapito della mia etica. A una persona posso rifiutarmi di dare da bere se lo ritengo alterato, a una che come ipnotizzata continua a inserire monete per legge non potevo spegnere la slot.

    • Danilo Santoni says:

      Non è da tutti un simile comportamento, davvero apprezzabile.

    • wwayne says:

      In Liguria (dove ho vissuto per un anno) la ludopatia è una vera e propria emergenza sociale. L’ho girata in lungo e in largo, e posso assicurarti che non esiste un solo bar in cui non ci siano 3 o 4 slot machines: ce le hanno anche i locali più chic. Peraltro, raramente le troverai libere: sono quasi sempre tutte occupate, a tutte le ore del giorno.
      Mi associo ai complimenti di Danilo Santoni.

  4. Sara says:

    Consultando della documentazione del XVIII secolo la scorsa settimana, mi sono imbattuta in una filza di una nobildonna il cui marito aveva lasciato tanti di quei debiti di gioco, da mettere a repentaglio la sua stessa dote. Forse all’epoca non si parlava di ludopatia, ma di dabbenaggine, termine che mi risentirei in tutta sincerità di rivalutare.

  5. libra63clan says:

    Abito a 300 metri da Piazza dei Martiri e ho fatto la tua stessa osservazione… fino a un anno fa al posto delle sale scommesse avrei pronosticato la nascita dell’ennesimo ristorante, adesso davvero non so

    • Rudi says:

      Visto che abiti qui vicino, teniamoci informati. Dovessi scommettere, almeno una delle sedi diventerà una finanziaria. L’altra, forse, un marchio dell’abbigliamento.

  6. La ludopatia, rispetto ad altre dipendenze, è enormemente sottovalutata. E purtroppo a livello familiare ne so qualcosa.
    Quello delle sale da gioco, come ogni altro settore, temo sia semplicemente emigrato sul web, tra poker online, sisal, snai e compagnia che ti fanno puntare con un clic e account ricaricabili.
    Oltre al fatto che moltissimi giocatori occasionali non possono più permetterselo.

    Quello dei fondi commerciali vuoti sarà un tema che ci accompagnerà per molto tempo. Domenica facendo un giro nel mio isolato, prima periferia di Firenze, ne ho contati sette. Un cartello affittasi aveva ancora la dicitura “Libero da settembre”, per capire da quanto fosse lì.

    • Rudi says:

      A fine pandemia, conteremo quanti negozi di vicinato hanno chiuso. Ipotizzo il 25-30 per cento. Dunque, ci sarà una disponibilità di spazi mai vista prima, e spero che almeno questo freni i Comuni dall’autorizzare nuove costruzioni.
      Di negozi e uffici non ce ne sarà bisogno per vent’anni.

      A meno che non ci pensi il Ministro alla Transizione Ecologica…

      • francesco says:

        anche qui il rovescio della medaglia.

        quei negozi di vicinato non sono in mano a perfidi fondi di investimento a forte connotazione speculativa, ma a soggetti che con l’affitto arrivano a fine mese.

      • Accanto al mio ufficio un fondo vuoto è stato preso da un famoso marchio di alta moda. Per qualche settimana c’è stato un gran via vai di persone, poi sono spariti.
        Lo avevano affittato per poche settimane, solamente per fare centinaia di colloqui relativi al nuovo impianto di produzione “delocalizzato” nella provincia più remota.

        L’affitto lampo, ci scommetto, sarà un nuovo frutto bacato della precarietà sempre crescenti. Fondi affitati solo per un mese o due. Instant store per lancio prodotti, fuori tutto, campagne stagionali, colloqui.
        Un giorno sottocasa avremo la fila per l’ultimo smartphone, il giorno dopo uno store di costumi da bagno firmati perché sta iniziando la stagione balneare.

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