Torna Zhang, anzi sta per tornare

Più che sul mercato o in sedi politiche (Lega e affini), la “potenza di Suning” l’abbiamo vista nel trattamento riservato dalla grande stampa. “Servo encomio”, si definiva una volta.

Vi sottoposi questo sondaggio ai primi di febbraio, la maggioranza dei 250 votanti parrebbe apprezzare anche il Cartello di Medellin, se garantisse l’ingaggio di Mbappé, ma tutti noi siamo solo spettatori…

Persino quando è diventato chiaro che la società era in vendita, se si escludono i nemici giurati, che lavorano H24 per destabilizzare l’Inter, sugli Zhang si è preferito stendere una coltre protettiva. Tutta colpa di quei cattivoni dei comunisti cinesi (come se il patriarca di Suning non fosse ormai fra i massimi dirigenti), e persino l’incredibile scomparsa dei neocampioni del campionato cinese è stata rapidamente accantonata.

Sulla questione stipendi, la proprietà è riuscita a raggiungere un accordo con i calciatori e lo staff per la dilazione dei pagamenti. Il 31 marzo scadevano vari pagamenti – la rata di Hakimi, per esempio – e siccome mi fido di Bellinazzo (Sole 24 ore), ecco un altro sospiro di sollievo. Ma le incognite sono ancora troppe.

Da sei mesi si parla del nuovo main-sponsor, destinato a sostituire Pirelli.

Si parla dei crediti che Suning avrebbe con aziende cinesi, e i potenziali compratori pare li considerino inesigibili; è uno dei motivi per cui certe trattative si sono interrotte, mancando l’accordo tra le parti sulla valutazione complessiva della società.

Sulla questione stadio, il sindaco Sala (noto interista) ha sbagliato modi e tempi, ma la sostanza è che nessuno sa dire con certezza chi rappresenterà l’Inter davanti al Comune dopo le elezioni di ottobre.

Da tempo immemorabile si annuncia il ritorno a Milano di Steven Zhang per “la volata scudetto”: a questo punto, il giovane presidente seguirà solo le ultime 7-8 partite di un campionato che sta andando oltre le più rosee previsioni.

Al netto di tante retoriche, la sensazione è nitida: l’Inter sarà ceduta, ma Suning spera di farlo con lo scudetto sulle maglie.

Ai motivi di prestigio, si aggiunge la speranza che il valore della società possa crescere, coinvolgendo altri investitori, oltre a quelli che finora hanno inutilmente studiato i libri contabili.

Nel frattempo, Suning spera di trovare un accordo per la cessione di quote di minoranza, e chiunque sa che nessun socio di minoranza è disposto a pagare senza avere garanzie. Dunque, potrebbe trattarsi di una cessione a puntate, di una smobilitazione a scalare.

Quanto al nuovo marchio, la mia speranza è sia provvisorio e debba essere cambiato presto, per la necessità di arricchirlo con una doppia stella.

13 Responses to Torna Zhang, anzi sta per tornare

  1. Francesca70 says:

    Il nuovo marchio “in una veste più leggera e minimale, in continuità con la versione originaria ma più adatto ad integrarsi nell’era dell’intrattenimento”? Non ne capisco il motivo, e non mi piace.

  2. Bruno Sala says:

    Buongiorno Rudi,

    non ti riconosco piu’ :-)! Addirittura parlare di doppia stella!

    Comunque sono d’accordo anche io, a meno di disastri societari; la squadra, che quasi tutti gli addetti ai lavori fanno passare per vecchia, in realta’ ha bisogno di poche sostituzioni mirate (penso andranno via Kolarov, Young, Vecino (?), Ranocchia, forse anche Handanovic, non credo Vidal) per rimanere ai vertici per qualche anno.

    • wwayne says:

      Hai fatto bene a mettere il punto interrogativo su Vecino: è fermo da Luglio 2020 e ha giocato l’ultima partita intera addirittura prima della pandemia, quindi temo proprio che non lo prenderebbe neanche il Cosenza. Vi toccherà regalargli un ultimo anno di stipendio, al termine del quale sarà fortunato se trova un posto come addetto alle patatine fritte al McDonald’s.

    • Rudi says:

      Questa Inter vale quella del Mancio che conquistò lo scudetto “di cartone” – uno dei più belli della nostra storia.
      Nei tre anni successivi, arrivarono campioni, e ogni anno la squadra diventò più forte.
      Se hai Lukaku e Lautaro, sarebbe un delitto non puntare alla semifinale di Champions, l’anno prossimo.

  3. Paolo Sproviero says:

    Non vedo in giro tutto questo amore per gli Zhang e non ho visto amici dell’Inter, escludendo i nemici più evidenti, a parte qualche interista, appunto non certo Sala. Sarà.

  4. wwayne says:

    Il guaio è che sta per tornare anche Ranocchia: ho appena letto su tuttomercatoweb che, stante la positività di D’Ambrosio e De Vrij, sarà necessario toglierlo dalla naftalina per completare la difesa da schierare contro il Bologna. Se riuscirete a batterlo anche con Ranocchia in campo per 90 minuti, questo sarà un segnale inequivocabile che è davvero il vostro anno.

  5. rugherlo says:

    Nuovo Logo: apprezzo il disegno, meno i toni di colore blu e bianco (avrei tenuto l’oro).
    Sempre difficile prevedere le mosse cinesi ma di una cosa sono certo: con qualche ritocco (esterno sx, uno in mezzo al campo, una quarta punta oltre al portiere), ci permetterebbero di stare ancora ai vertici.

  6. Mario Rullo says:

    Gli elementi più nefasti del neo-calcio si stanno materializzando e addensando anche sulla nostra Beneamata: proprietà in mano ai fondi di investimento, strategie comunicative che sradicano le squadre dalla tradizione per darle in pasto ai mercati globali, campionati europei che prescindono dal risultato sportivo e permettono alle grandi squadre di giocare in tornei chiusi.
    Io ho votato per l’opzione irrealizzabile e “nostalgica”, perchè tra pochi anni rimarrà ben poco della FC Internazionale con cui sono cresciuto.

  7. francesco says:

    a me il nuovo logo non dispiace a dire il vero

    • pgkappa says:

      Ma manco a me ! Comunque c’è un livello di rosicamento che nemmeno ai tempi di mourinho….e il fatto che i cinesi siano un muro di gomma li fa impazzire..

    • taapiiza says:

      Io lo preferisco a quello precedente, veramente..

      • luigi says:

        Disegnato da Giorgio Muggiani, per la cronaca e la storia: quella storia che i creativi prezzolati d’oggidì nemmeno conoscono e che li porta inconsapevolmente a replicare simboli del Ventennio.

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