Sostiene Sankara, Becco Giallo, 2014

“La terra degli uomini integri”, questo il significato di Burkina Faso, il paese africano prima denominato Alto Volta. Per lunghi secoli, il Burkina Faso è stato dominato e derubato dai francesi. Finché il 4 agosto 1983 il capitano dell’esercito Thomas Sankara ha preso il potere, dichiarando l’indipendenza del paese, la sua autodeterminazione e libertà.

Liberté – la parola che apre il trittico rivoluzionario dell’Ottantanove, proclamata insieme a Égalité e Fraternité – , nella successiva storia francese si è spesso capovolta nel contrario. Prima a Haiti, poi in Algeria e nell’ex Alto Volta, gli ideali rivoluzionari sono serviti solo a mascherare gli interessi (e il razzismo) dei peggiori colonialisti. La rivoluzione di Sankara è stata presto abbattuta, il suo leader deposto e assassinato in un agguato, il 15 ottobre 1987, preparato e finanziato dai servizi segreti francese e statunitense (ancora oggi, danno lezioni sulle “ingerenze”).

La figura di Sankara resta incredibilmente attuale. Quella rivoluzione esercitò il potere per combattere l’analfabetismo, emancipare la donna e proibire le mutilazioni genitali, promuovere l’educazione sessuale ed evitare le gravidanze indesiderate, vaccinare per cancellare la malaria e la diarrea, abbattere la mortalità infantile, stabilire scelte produttive improntate alla sostenibilità ambientale.

In questo volume sono riportati alcuni brani del discorso che Sankara tenne all’ONU il 4 ottobre 1984, a nome di “sette milioni di bambini, donne e uomini che si rifiutano di morire di ignoranza, di fame e di sete”. Sankara affermò di sentirsi parte “del grande popolo dei diseredati, di coloro che appartengono a quel mondo che viene sprezzantemente chiamato Terzo mondo”. Citò Josè Martì (la frase è solitamente attribuita al “Che”): “sentiamo sulla nostra guancia ogni schiaffo inflitto contro ciascun essere umano ovunque nel mondo… I nostri occhi si sono aperti alla lotta di classe, non riceveremo più schiaffi”.

Il volume contiene anche estratti da altri discorsi: quello sul debito (Addis Adeba, 29 luglio 1987), davanti all’Organizzazione per l’Unità Africana; quello alle donne del popolo burkinabé dell’8 marzo 1987; quello alla prima conferenza internazionale sull’albero e la foresta (Parigi, 5 febbraio 1986); quello tenuto ad Harlem il 3 ottobre 1984 all’incontro organizzato dalla Coalizione Patrice Lumumba.

Per la parte grafica, segnalo Mauro Biani, David Romero e Daniele Serra con le loro tavole singole; Akab, Marina Girardi, Toni Bruno (sua la copertina) e la coppia formata da Assia Petricelli e Sergio Riccardi per le storie brevi.

Thomas Sankara era nato il 21 dicembre 1949, terzo di dieci figli, in una famiglia cattolica; unica possibilità per studiare, la frequentazione nelle missioni religiose, a cui seguì la carriera militare. Formalmente, l’Haute-Volta divenne indipendente nel 1960, ma a guidarlo era una dittatura militare.

Quando matura la rivoluzione di Sankara, l’Alto Volta risulta in cima alle peggiori classifiche mondiali, quelle della povertà, della minore aspettativa di vita e dell’apparato statale più corrotto. Da presidente in carica, sposato e con due figli, Sankara si muoveva in bicicletta o su una vecchia Renault 5; quando gli era necessario volare all’estero, chiedeva aiuto ad altri capi di stato.

Al centro del suo programma di governo, impose lo sviluppo delle attività produttive locali, per interrompere il flusso degli “aiuti” internazionali, denaro che finiva regolarmente nelle tasche di pochi. Fu istituita una giornata settimanale obbligatoria di lavoro nei campi. Furono ridotti gli stipendi di chi lavorava nell’amministrazione pubblica. Il giovane presidente sosteneva l’idea di uno stato laico, con ampia libertà religiosa “La Bibbia e il Corano non possono servire allo stesso modo chi sfrutta e chi è sfruttato”. La politica estera era fondata sul pacifismo e sul “non allineamento”, allargando la rete di alleanze con paesi africani che condividevano quei fini (“Ogni volta che un paese africano compra un’arma è contro un africano”). Da una sua idea, è nato il più grande festival del cinema africano, che si tiene ogni anno a Ouagadougou. Diceva: “Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità”.

Ogni anno, il deserto del Sahel avanzava di circa 7 chilometri; venne organizzata una gigantesca campagna per piantare alberi resistenti, ma Sankara disse: “Non abbiamo fondi per scavare pozzi di acqua potabile profondi cento metri, mentre c’è tutto il denaro necessario a scavare pozzi di petrolio profondi tremila metri”.

Il Burkina Faso boicottò i Giochi Olimpici di Los Angeles del 1984 a causa del sostegno degli Stati Uniti e della Gran Bretagna al regime dell’apartheid del Sudafrica. Lo sport costituì una componente fondamentale della strategia di governo, le attività fisiche erano viste come strumento per la socializzazione politica: nell’ottobre 1984 venne lanciata la campagna “7000 villaggi, 7000 campi sportivi”. Proprio nella giornata nazionale dedicata allo sport di massa, il 15 ottobre 1987, Sankara vestiva una tuta da ginnastica quando fu colpito da una scarica di mitragliatrice. Con lui vennero uccise altre dodici persone, i cadaveri sepolti in tutta fretta. Assunse il potere Blaise Compaoré, compagno di Sankara fin dal 1973, e lo ha mantenuto fino al novembre 2014.

Ho detto a me stesso che trascorrerò la vecchiaia in qualche libreria a leggere. Sempre che prima, visto che abbiamo molti nemici, non abbia incontrato una fine violenta”.

One Response to Sostiene Sankara, Becco Giallo, 2014

  1. Danilo Santoni says:

    Ammetto la mia ignoranza, non conoscevo questa storia, anche se contemporanea.
    Vista l’indisponibilità del libro (non reperibile sui siti che normalmente utilizzo) mi rifarò con la visione del documentario da te segnalato, grazie Rudi.

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