5 è il numero perfetto, Igort, il fumetto

Concepito durante un soggiorno a Tokyo, il graphic novel – 180 tavole in bicromia – è stato completato fra il 1994 e il 2002; i primi capitoli vennero pubblicati dalla Phoenix nel ’98.

Evocati dal segno di Igort, piccoli individui fuoriescono da macchie azzurrate o nere, invadono gli spazi, dominano gli sfondi o si lasciano sovrastare da Napoli, fotografata con l’abito più notturno e piovoso. Sono disegni che bagnano il foglio di acquerello quando piove, e lo graffiano con un tratto sottile e spigoloso nei momenti di maggior tensione. Talvolta la luce è accecante, il nero scompare e svaniscono anche i sottili contorni di pennino; la forma è data solo dall’ombra del grigio. Quando invece è notte, il nero colma le tavole, lasciando qualche spazio al grigio.

È un noir sceneggiato con ritmo e inquadrature cinematografiche, rende omaggio alle pellicole di Leone e Kitano, la dedica va a Simenon e Herriman, e a me ha ricordato certe atmosfere di David Mazzucchelli.

Finalmente Igor Tuveri – cagliaritano, classe 1958 – lo porta al cinema, con un esordio alla regia che si avvale di Toni Servillo a indossare il profilo inconfondibile di Peppino Lo Cicero, il guappo riemerso dalla pensione per regolare i conti.

Napoli, 1972. Peppino Lo Cicero era un killer. Vedovo di Immacolata, conosciuta nel 1949 – lei era la vittima predestinata di uno dei suoi “incarichi”, ma lui se ne innamorò a prima vista – con la passione per la pesca e un fortissimo attaccamento al figlio Nino, che ha seguito le sue orme come sicario, all’interno di una delle famiglie camorristiche. Peppino gli ha insegnato il galateo del crimine vecchio stampo, quello del 1949: “Erano bei tempi… si uccideva secondo le regole, allora”.
C’è quasi un presentimento nell’ultimo regalo del padre al figlio: una pistola. Quella notte, Nino viene sorpreso e assassinato dall’uomo che doveva sopprimere.

Nino ha commesso l’errore fatale, si è fermato a parlare con quella che doveva essere la sua vittima, cadendo nella stessa ingenuità che caratterizza tanti supercriminali dei comics, che dialogano con i propri prigionieri invece di ucciderli, lasciando loro il tempo di sciogliere le corde e liberarsi.
Ignaro di quanto è successo, mentre sta pescando, nell’alba che segue l’omicidio del figlio, Peppino ha una visione: gli appare la Madonna. È quella luce a salvargli la vita: scopre i sicari che gli stavano tendendo un agguato. Coinvolge, anzi trascina, il vecchio compagno d’armi Salvatore (Totò) e trova rifugio da Rita, la maestrina, che lo ha sempre aspettato.

Gli viene consigliato di non fare pazzie: “Tu non può ferma’ ‘o tiempo o farlo turna’ arreto”. Fra tradimenti ed esplosioni di violenza, pensieri malinconici e sogni inquietanti, riecheggiano situazioni del miglior romanzo di Don Winslow, L’inverno di Frankie Machine.

Due braccia, due gambe e una faccia, nient’altro: perciò 5 è il numero perfetto, il numero che identifica chi è indipendente e non deve rendere conto a nessuno.

2 Responses to 5 è il numero perfetto, Igort, il fumetto

  1. Danilo Santoni says:

    Ciao Rudi, se l’hai letto dimmi che ne pensi dell’Alligatore di Igort (Dimmi che non vuoi morire)

  2. Pingback: 5 è il numero perfetto [id.], Igort, 2019 – [filmTv68] – 7 | RUDI

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