I Quattro Giusti, Edgar Wallace, 1905

In un caffè di Cadice, in Andalusia, avviene il primo incontro: Leon Gonsalez, Poiccart e George Manfred hanno dato appuntamento a Thery (altrimenti noto come Saimont). I primi tre si conoscono da anni e condividono questa missione: uccidere “per amore della giustizia”. Al quarto uomo dicono che “è questo che ci distingue e ci eleva al di sopra della marmaglia degli assassini di mestiere”. Intervengono quando un malfattore riesce a sottrarsi alle sanzioni della giustizia terrena: adesso, hanno bisogno del diffidente Thery, nel loro mirino è finito il ministro degli Esteri inglese, Sir Philip Ramon.

Quel ministro ha proposto una legge sull’estradizione “concepita al solo scopo di consegnare nelle mani di un governo corrotto e vendicativo uomini che oggi trovano in Inghilterra asilo dalla persecuzione dei despoti e dei tiranni”. L’immediata conseguenza sarebbe l’espulsione dei rifugiati politici. È quanto scrivono al ministro, chiedendogli di recedere dal suo proposito, pena la morte. Si firmano “I Quattro Giusti”.

Un giornale londinese pubblica la lettera anonima e ricostruisce gli episodi (almeno sedici, in varie parti del mondo) in cui i Quattro Giusti avrebbero già imposto la loro singolare idea di giustizia. Pare che uno dei Quattro sia morto a Parigi… Forse il reclutamento del recalcitrante Thery è in sostituzione del quarto complice, che si chiamava Clarice.

Mostrando di poter piazzare una bomba nella sala per fumatori della Camera dei Comuni, i Quattro Giusti si rivelano abilissimi nei travestimenti. Scotland Yard si muove alla cieca, nessuno ha idea dell’identità dei giustizieri, della loro nazionalità, dove si nascondano, come intendano colpire il ministro. Il lettore è appena un passo avanti, sa che i Quattro hanno acquistato una ditta che produceva lastre zincografiche… Dai loro dialoghi, si viene a sapere che Manfred, Poiccart e Gonsalez sono molto ricchi, mentre Thery è stato coinvolto contro la sua volontà.

Il fascino di questi giustizieri sta nell’essere uomini “d’onore”, le loro azioni sono preannunciate da avvertimenti, cerimoniose lettere di rivendicazione. Colpo di scena: Miguel Thery si presenta alla redazione del giornale che sta battendo la concorrenza con le più accurate notizie sui Quattro. È fuggito, sa della ricompensa e della promessa di incolumità per chi farà arrestare la banda… Ma i Quattro sono audaci, ingegnosi, furbi, con un formidabile sangue freddo. E così riescono a riprendere Thery, dentro la redazione del giornale.

A Scotland Yard pensano che “l’onestà dei Quattro costituiva la loro più tremenda caratteristica”. Facevano esattamente quel che annunciavano. Dalla Spagna e dagli Stati Uniti stanno arrivando altri poliziotti. Sir Philip Ramon viene descritto come un personaggio algido e tutto d’un pezzo, orgoglioso, crede in ciò che fa, ma pare inconsapevole delle conseguenze nefaste della legge che intende far approvare.

È un giallo in cui fin dall’inizio sono assegnati i ruoli di colpevole e vittima. La tensione è dirottata altrove, su come il delitto potrà compiersi o sarà evitato. La principale qualità di Wallace è il ritmo, la gestione dei colpi di scena.

La sera prima del giorno fatidico, Poiccart viene derubato mentre sta passeggiando con Manfred: oltre all’orologio, gli hanno sottratto un taccuino con le ultime disposizioni per Thery. Il ladruncolo viene arrestato poco dopo, un agente di polizia intuisce il significato di quegli appunti e li consegna al capo di Scotland Yard.

Ecco l’imprevisto, che getta il lettore nella piena confusione morale. Cosa sperare? Che il piano dei Quattro fallisca o che i giustizieri riescano a concludere la loro missione? Nessun dubbio: è senz’altro più divertente scoprire come realizzeranno il piano, nonostante l’imprevisto. Dotati di “una diabolica ingegnosità” contrapposta alla “più efficiente organizzazione poliziesca del mondo”,

12 Responses to I Quattro Giusti, Edgar Wallace, 1905

  1. Rob Seve says:

    come hai capito che ci sarebbe stata la mia anima psichiatrica a darci un mano? hai delle conoscenze che io non conosco… e così sarebbe a 8 mani…., ma le storie vere e a lieto fine (il mio fisico no) tirano sempre

  2. Rob Seve says:

    sto ridendo come un pazzo strafatto lucido, vedi un pò tu…. e trollo anime malate in attesa di quiete proposta, qua e là…. e il presidente della mia chat non capisce niente, neanche di fronte alle evidenze di quiete e atmosfere inglesi proposte nel suo salotto burino, sarò magnanimo?… certo

  3. Rob Seve says:

    la chat interista… del Montesilvano golf and kriket club, ja…?

  4. Rob Seve says:

    4 penne, uno per ogni arto, potrei fare da solo……… ;;;;;—-))))))))

  5. Rob Seve says:

    seriamente, è bellissimo unire persone speciali

  6. Rob Seve says:

    è una rottura sto WordPress, mo gli scrivo, ecchecavolo, non si può correggere o aggiungere…

  7. Rob Seve says:

    come al solito ho letto di fretta. confondo sempre il punto di vista— per stanchezza, ho riletto e compreso un passaggio che sull’originale mi è sfuggito. altro che spie ussare

  8. Rob Seve says:

    sono veramente stanco, vicino al tracollo…..

  9. Rob Seve says:

    Qualche indizio mi sta preavvertendo che vorresti ricreare in questi spazi angusti l’ambiente zio e scenica posta in altri lidi. Veramente vorresti essere tacciato di travaglismo e malmenato per censure inique, infiammando lettori addormentati?
    Dovresti essere molto chiaro a tal proposito senza usare le tecniche anni 60.
    Sempre che i miei ormoni resistano.
    Mo devo scrivere la lettera di domani, stavolta prima degli editoriali

  10. Pingback: La legge dei Quattro, Edgar Wallace, 1921 | RUDI

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