Alligatore. Dimmi che non vuoi morire, Igort e Carlotto

Traghetto per Cagliari, Marco Buratti, detto l’Alligatore, sta per sbarcare in Sardegna “insieme ai miei soci, Max la Memoria e il vecchio Rossini”, che di nome fa Beniamino.

Sono investigatori senza licenza, chi si rivolge a loro, preferisce non avere a che fare con la polizia. In questo caso, il cliente non ha battuto ciglio sul “prezzo del nostro disturbo” e gli fa trovare nella camera d’albergo una bottiglia di Calvados “Roger Groult, invecchiato 15 anni, la mia marca preferita”. Dunque, quel cliente sa tutto di lui, brutto segno per l’Alligatore, quel gesto “puzzava di potere e di arroganza”. E lui, che si è fatto sette anni di galera per un’ingiusta accusa di terrorismo, l’arroganza dei potenti non riuscirà mai a digerirla.

Il “potente” è il cinquantenne proprietario di un grande ristorante. Vuole ritrovare Joanna, nome d’arte di Martina Ortu, quarant’anni compiuti da poco, professione cantante. Scomparsa da un mese, si esibiva nei locali di Cagliari, proponendo il repertorio di Patty Pravo, di cui imitava l’estetica e lo stile. Era la sua amante, la sua mantenuta. “Una volta trovata tornerà senza discutere. Quella donna mi appartiene”. Replica idealista dell’Alligatore: “Noi non riportiamo a casa persone contro la loro volontà. Se Joanna non vuole, rimane dov’è”.

Chi paga è ricco e ha amicizie potenti, ma tiene famiglia e non ha mai preso in considerazione di legarsi a Joanna. Seguendo le tracce della cantante, Buratti, Max e Rossini arrivano a Parigi: per un attimo, gli anni Settanta e il passato politico di Marco e di Max tornano a riecheggiare…

Ritrovata, Joanna non ha intenzione di far ritorno in Sardegna. Però vuole far sapere all’uomo che la cerca che manterrà il segreto (non dice quale). Buratti fa una telefonata, Joanna parla con l’ex amante, e cambia tutto: sconvolta, accetta di tornare.

“Forse abbiamo accettato il caso sbagliato”, dice l’Alligatore ai soci. Joanna si concede una piccola vendetta, fa sesso con l’Alligatore, e intende dirlo all’uomo che la tiene in pugno. A Cagliari, riportata la donna al cliente, la storia sembra conclusa…

Non si tratta di un romanzo adattato a fumetti, è stato concepito e scritto direttamente per realizzare un graphic novel noir.

L’affiatamento è evidente, la sceneggiatura ottima (dialoghi, didascalie, lunghe scene mute), apprezzabili le scelte grafiche di Igort, che fa leva su un’efficace bicromia (nero e azzurro-lilla) e una ritmica alternanza di paesaggi e personaggi. Magnifiche le scene in esterni, gli scorci di due città – Cagliari e Parigi – conosciute e amate da entrambi gli autori. Mi resta qualche dubbio sulla caratterizzazione fisica dei tre “eroi”, un po’ troppo simili l’uno all’altro (vero è che nei cinque romanzi precedenti non c’erano fisionomie precise).

Scritta nel 1997 da Vasco Rossi e Gaetano Curreri, E dimmi che non vuoi morire venne portata a Sanremo da Patty Pravo. Il graphic novel fu pubblicato nel 2007 per Mondadori; di questa riedizione Coconino/Fandango, fanno parte una postfazione di Carlotto e una serie di disegni muti (Ghost) di Igor Tuveri.

2 Responses to Alligatore. Dimmi che non vuoi morire, Igort e Carlotto

  1. piero72 says:

    Citando Totò “Lei m’ha toccato sul debole” Carlotto è uno dei miei autori noir preferiti. Questa non la conosco: rimedierò

  2. Danilo Santoni says:

    Scusa la curiosità, Rudi: quindi quando hai parlato di “5 è il numero perfetto” e ti ho chiesto che ne pensavi dell’Alligatore di Igort, avevi già il colpo in canna?

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